Risposta dello stress non allo stress

il-disagio-del-post-traumaUno studio recente, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry ha dimostrato che un solo evento stressante può causare effetti a lungo termine nella corteccia cerebrale.

La ricerca è stata coordinata da Laura Musazzi e Maurizio Popoli, del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano. L’équipe scientifica comprende inoltre i ricercatori Nathalie Sala e P. Tornese.

In studi precedenti gli autori avevano dimostrato che un singolo evento stressante attiva rapidamente il rilascio del neurotrasmettitore glutammato nelle sinapsi della corteccia.

Si era osservato che lo stress fa aumentare rapidamente (in alcuni minuti) il numero di sinapsi eccitatorie, e provoca invece un’atrofia dei dendriti (la parte ricevente dei neuroni che contiene i recettori per il glutammato) a partire da 24 ore dopo.

L’atrofia dei dendriti era stata osservata precedentemente solo dopo stress ripetuto per numerosi giorni, con protocolli sperimentali che provocano comportamenti di tipo ansioso o depresso.

In questo studio gli autori hanno osservato che l’aumento di rilascio di glutammato che si osserva dopo un singolo evento stressante è prolungato per almeno 24 ore, ed è dovuto principalmente ad un aumento del numero di vescicole sinaptiche contenenti glutammato che sono disponibili per il rilascio.

Questo risultato modifica radicalmente la tradizionale distinzione che viene fatta tra stress acuto e stress ripetuto (cronico). Infatti generalmente i protocolli sperimentali di stress che rappresentano modelli di malattie psichiatriche sono basati sulla somministrazione ripetuta di eventi stressanti per periodi più o meno lunghi (giorni o settimane). Questo anche se nella vita reale basta un singolo evento (traumi, aggressioni, un evento naturale catastrofico come una scossa di terremoto o un atto di terrorismo) per scatenare il Disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD), una grave malattia neuropsichiatrica.

Ne parliamo con il prof. Maurizio Popoli.

Lo studio appena realizzato fa parte di una ricerca più ampia sullo studio degli effetti di eventi traumatici a livello neurologico?

Si, si tratta di una ricerca in corso da alcuni anni. Lo scopo è contribuire a capire come la risposta dello stress, che è un meccanismo fisiologico con la funzione di adattare il ns. comportamento all’ambiente, può’ in alcuni casi seguire un percorso maladattativo e innescare eventi patologici.

Tenga presente che in molti casi lo stress migliora la ns. performance. Proprio per questo parliamo di risposta ‘dello’ stress, non ‘allo’ stress, perché’ lo stress è un nostro meccanismo adattativo (che può andare bene o male). Solo l’evento stressante è esterno all’organismo. Se qualcosa va male dipende principalmente da noi, non dall’evento stressante.

Potrebbe spiegarci in breve l’essenza della scoperta, da quali presupposti è partita e con quali obiettivi?

In questo particolare studio abbiamo trovato che un singolo evento stressante induce un aumento nel rilascio evocato di glutammato protratto per almeno 24 ore. Ci aspettavamo che l’aumento fosse transiente, limitato alla fase acuta della risposta dello stress. Però l’altra scoperta che abbiamo fatto di recente, che l’atrofia dendritica si vede già’ 24 ore dopo lo stress acuto, ci ha spinto a verificare la tempistica del rilascio dopo stress.

Ad oggi, l’atrofia dei dendriti si era riscontrata solo dopo stress ripetuto e non acuto?

Si, esatto. L’atrofia dendritica è stata osservata in moltissimi modelli cronici di stress (diversi giorni, spesso settimane di stress ripetuti). Solo in qualche caso era stato notato che l’atrofia si può vedere dopo soli 3 giorni. In pratica tutti i modelli animali di patologie psichiatriche basati su protocolli di stress utilizzano stress cronici. Però è ben noto che il PTSD può’ insorgere nell’uomo anche dopo un solo evento traumatico e stressante. Dunque gli effetti protratti di un singolo evento di stress (che noi abbiamo osservato) potrebbero essere correlati proprio alla fisiopatologia del PTSD.

Il rilascio di gluttamato provoca l’atrofia dei dendriti o sono due fenomeni distinti?

La ns. ipotesi (condivisa da altri autori) è proprio che il rilascio prolungato di glutammato provochi l’atrofia dei dendriti. è probabile che all’inizio questo sia solo un fenomeno adattativo. A seconda dell’intensità’ del fenomeno e della maggiore o minore vulnerabilità’ dell’individuo questo può’ diventare un fenomeno maladattativo. Stiamo attualmente cercando di verificare l’ipotesi.

Quali sono e/o saranno le conseguenze principali nell’avere constato che non c’è distinzione tra stress acuto e stress ripetuto rispetto all’insorgenza del Disturbo post traumatico da Stress?

La domanda non è corretta: non abbiamo mai detto che non c’è distinzione tra stress acuto e stress ripetuto. È ovvio che c’è molta differenza, il punto qui è che anche uno stress acuto può’ indurre conseguenze a lungo termine (come lo stress ripetuto).

In quali altre patologie neuropsichiatriche potrebbe rivelarsi importante questa scoperta?

Sicuramente, depressione e ansia

Come proseguirà la ricerca sugli effetti dello stress?

Come scrivevo prima, il fatto che un singolo evento stressante possa indurre un rilascio protratto di glutammato potrebbe contribuire a spiegare come un singolo trauma può’ essere alla base del PTSD (in soggetti predisposti). Da qui a capire come si sviluppa il PTSD il passo è ancora molto lungo. Però questo modello ci può aiutare a capire (sperimentare) come si possono attenuare questi effetti sulla trasmissione sinaptica. Stiamo testando composti che possono attenuare o bloccare questo aumento di rilascio di glutammato. Anche qui il percorso è ancora lungo.

Pubblicazione su Molecular Psychiatry

Lettura integrale della ricerca

Università di Milano

 

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