Our Ocean. 6 miliardi di euro per salvare i mari del pianeta

Our Ocean Conference 2

Sei miliardi di euro. Questo è l’ammontare d’investimenti per salvare e proteggere gli oceani, decisi e annunciati alla conclusione della Conferenza Internazionale Our Ocean, che si è svolta a Malta il 5 e 6 ottobre 2017.

La quarta edizione della Conferenza – ma la prima organizzata dall’Unione Europea – chiude i battenti con risultati superiori a ogni aspettativa.  Ai 560 milioni di euro dell’UE per sostenere  36 progetti – annunciati da Federica Mogherini, commissario per gli Affari esteri e Karmenu Vella, maltese di nascita e commissario per l’Ambiente – si aggiungono i 400 impegni provenienti dagli imprenditori, dalle ong, dagli istituti di ricerca e organizzazione internazionali di 112 Paesi del mondo, raggiungendo la ragguardevole cifra dei 6 miliardi di euro citati.

Le aree d’intervento

E 6 sono stati i temi affrontati nel corso dei 2 giorni a Malta corrispondenti alle aree d’intervento per la salvaguardia delle nostre acque:

– inquinamento marino: ogni anno, 10 milioni di tonnellate di rifiuti finiscono nei mari, la maggior parte costituiti dalla plastica, con ricadute sulla salute dell’uomo e sull’economia: si è stimata una perdita di circa 170 miliardi l’anno.  L’intervento migliore è la prevenzione. L’Unione Europea si è posta un traguardo: ridurre la spazzatura marina del 30% entro il 2020. Al momento riesce raggiunge una percentuale significativa di riciclo dei rifiuti marini in plastica;
– cambiamento climatico: le acque marine hanno assorbito più del 93% del calore prodotto dal riscaldamento globale conseguente alle attività umane, dagli anni ’50 del Novecento in poi. Il risultato è disastroso: le acque stanno diventando più calde e acide e molte specie non sopravvivono, come ad esempio i coralli, morti in diverse aree del mondo. Il surriscaldamento produce lo scioglimento dei ghiacciai che, com’è noto, alza il livello del mare con inondazioni nelle zone abitate, e conseguente immigrazione delle popolazioni.   Obiettivo fissato: ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno dell’80%, rispetto ai livelli del 1990;
– aree marine protette: ampliarle è stato uno dei propositi presi dall’Our Ocean fin dalla sua prima edizione nel 2014. Gli accordi internazionali prevedono che entro il 2020 siano protette almeno il 10% delle aree marine e costiere. Oggi sono soltanto al 4%: ma nel corso della Conferenza è emerso che scendono all’1% quelle effettivamente protette. Anche in questo caso oltre al fattore meramente ambientale, subentra l’interesse economico: in Europa sono 3,2 milioni le persone che lavorano nel turismo costiero e marino. Tutelare tali zone, dunque, significa mantenere se non incrementare i posti di lavoro;
– pesca sostenibile: il pesce è una risorsa limitata, eppure i numeri che girano attorno alla pesca sono sbalorditivi: per più di un miliardo di persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, il pesce rappresenta la fonte primaria della sua alimentazione. Si è calcolato che in media il consumo di pesce è di 20 chili a testa. Il consumo spropositato, unito alla pesca senza regole e all’inquinamento, sta mettendo a rischio le specie marine. Come affrontare il problema?  Ecco le soluzioni previste: incrementare l’acquacoltura, combattere la pesca illegale, aumentare i controlli, monitorare le attività di pesca e utilizzare meglio i dati scientifici. Com’è stato ribadito, nel corso della Conferenza, si deve “promuovere la pesca sostenibile e assicurare le scorte per le prossime generazioni”;
– blue economy: che significa, attraverso i criteri dell’economia sostenibile, fare  fruttare il potenziale, che ancora racchiude l’oceano, per creare lavoro e promuovere l’economia.  L’Unione Europea a Malta ha segnalato come “se l’oceano fosse un Paese, sarebbe la settima potenza economica del mondo. Il valore stimato dell’economia prodotta dagli oceani è di circa 1,3 trilioni di euro e potrebbe raddoppiare entro il 2030. I settori che potenzialmente ne trarrebbero benefici sono il turismo, l’acquacoltura, l’energia rinnovabile e la biotecnologia. Ma la blue economy per svilupparsi coerentemente richiede maggior investimenti , maggiore cooperazione tra le parti coinvolte e condivisione dei dati e migliori competenze;
– sicurezza marina: ultimo punto dei lavori di Malta.    A parlare ancora una volta l’UE che rileva l’importanza di “mantenere i mari sicuri, proteggere la pace e la prosperità”. Le minacce alla sicurezza marittima sono molte e gravi: la tratta degli esseri umani, i pirati (nel 2016 sono stati denunciati 191 attacchi), gli incidenti, i disastri naturali, l’inquinamento e la pesca illegale. Anche in questo ambito così delicato la soluzione c’è: la sicurezza marina si può assicurare e vincerla ma, come sottolinea l’UE “richiede la cooperazione internazionale. Non è una sfida individuale”.

Nel frattempo le Istituzioni dell’UE e gli Stati Membri stanno riesaminando le normative sui rifiuti marini e entro il 2017 la Commissione pubblicherà la “Strategia sulla plastica nel Pacchetto sull’Economia Circolare.

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