Maternità ritardata. I figli con una marcia in più

disegno-per-maternita-ritardataL’età media in Italia delle donne che affrontano la prima maternità è di 31,7 (dati Istat, periodo di riferimento: anno 2015). Si parla di maternità ritardata. Un primato italiano in Europa, che conferma il costume ormai adottato da anni e che segue una tendenza di molti paesi occidentali.

I ginecologi continuano a raccomandare la procreazione entro i 28 anni. Il picco della fertilità assoluta si aggira intorno ai 20 anni, quando la donna si trova nella completa regolarità ovulatoria e gode anche di grande forza fisica. Dopo i 30 anni si va esaurendo la riserva di ovuli, diminuisce la loro qualità, la gravidanza diventa più difficile con rischi per la salute della donna come il diabete e l’ipertensione, aumentano i rischi dell’aborto spontaneo e del parto prematuro e il bambino ha maggiori possibilità di soffrire di alterazioni cromosomiche.

Fin qui la biologia che non cambia. Ma non coincide con la realtà della società che considera e risponde all’età della realizzazione personale, psicologica ed emotiva migliore e non a quella biologica.

Una condizione in parte inevitabile perché determinata dall’instabilità economica, dalla precarietà lavorativa, dalla difficoltà di conciliare lavoro e maternità (responsabilità sia della mentalità negli ambienti di lavoro ostile alle mamme, sia della carenza di servizi del welfare). Uno stato di cose che rende sempre più urgente elaborare, accanto al modello di famiglia tradizionale, un modello di famiglia alternativa.

Di pari passo, però, va anche il mutamento delle aspettative personali rispetto alle relazioni di coppia. La maggior parte delle donne quando possono e/o decidono di diventare madri cercano un partner che sia corresponsabile nel suo ruolo di genitore.

La maternità, quindi, dai 35 anni in su è un fenomeno che non solo non va ignorato, ma analizzato in tutte le sue sfaccettature.  Perché di là dal fattore meramente biologico, la maternità tardiva comporta dei lati positivi.

I vantaggi confermati dalle ricerche scientifiche

maternitu-ritardata-piu-intelligenti-dei-fratelli-maggioriSuperato l’ostacolo biologico attraverso la medicina, sempre più preparata ad aiutare le “mamme mature” (dai progressi dei trattamenti di fertilità alla fecondazione in vitro), i benefici di una genitorialità tardiva non sono pochi.
In primo luogo c’è l’aspetto benefico della scelta consapevole.  La maturità che porta la donna a essere più preparata al cambio di vita che inevitabilmente comporta il diventare madre. L’esperienza accumulata che la prepara al ruolo. La migliore stabilità economica.  Il maggior senso di responsabilità che va a tutto vantaggio del bambino.

Il pediatra britannico Alastair Sutcliffe co- autore di una ricerca condotta nel 2012 sulla maternità tardiva, pubblicata dal Daily Mail ha affermato che i bambini, figli di mamme che superano di 40 anni di età “sono più sani, più intelligenti, hanno meno probabilità di avere incidenti e non sono a rischio obesità ”.  Sviluppano, asserisce Sutcliffe, un vocabolario più ricco e raggiungono un punteggio superiore nei test d’intelligenza compatibili alla loro età (fascia di età fino ai 5 anni ndr). Hanno maggiori capacità a individuare ed evitare situazioni potenzialmente rischiose.

La ricerca, elaborata dai ricercatori dell’Institute of Child Health  dell’University College London e del Brikbeck College, ha analizzato 1.100 bambini, dai 9 mesi ai 5 anni di età, figli di mamme dai 40 anni di età in su, confrontandoli con 38mila bambini nati da donne più giovani.

Pur confermando i limiti biologici e i pericoli per la salute per le mamme e per gli stessi nascituri, come scrive il professor Sutcliffe, la ricerca si dichiara contraria alla pubblicità negativa che accompagna il fenomeno della maternità ritardata, convinta che l’età renda genitori migliori.  Più calme e più riflessive, evidenzia il professore britannico, le stesse “difficoltà della gravidanza e del parto contribuiscono a renderle madri migliori”.

Più bravi dei fratelli maggiori

fratello-minore-sbalorditoI risultati dello studio britannico sono confermati dalla ricerca del 2016 condotta dall’istituto tedesco Max Planck Institute for Demographic Research (MPDR) e pubblicato sul sito LSE Research Online.

I bambini nati da madri che raggiungono o superano la soglia dei 40 anni, hanno degli ottimi risultati scolastici. Una conclusione alla quale il MDPR è pervenuto dopo aver raccolto i dati di 1,5 milioni di bambini, maschi e femmine svedesi, nati tra il 1960 e il 1991 e valutando la relazione tra l’età della progenitrice al momento della nascita e i voti ottenuti nel corso della frequentazione delle scuole medie, nonché del livello complessivo d’istruzione.

Il risultato più che positivo del percorso scolastico è risultato essere in relazione con la maggiore età della madre, con la sua buona salute psico-fisica, ed è risultato superiore agli esiti – inferiori- dei fratelli maggiori nati quando la mamma aveva l’età canonica della decade dei 20.

Chi scrive  vanta un’esperienza diretta. Ma non è la sorella minore… .

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