La scienza mi ha reso un genitore migliore

padri e figlieChe cosa hanno in comune la scienza e la paternità? Più di quanto si possa immaginare. Parola di ricercatore.

Gli chef possono cucinare pasti deliziosi per le loro famiglie. I musicisti possono ravviare le riunoni tra amici. Medici, meccanici o avvocati possono essere di grande aiuto se si hanno dei problemi.

Io, come biochimico con un dottorato in biologia molecolare, ho sempre considerato  che le mie competenze professionali avessero poco valore al di fuori del laboratorio. Affrontiamo la realtà: per quanto divertente possa essere, “tagliare e incollare” il Dna e indagare sui fattori di crescita delle cellule, non sono proprio cose che si fanno  quanto sei a casa o fuori con gli amici. Fino a poco tempo fa non pensavo che le cose apprese in laboratorio avessero qualche utilità per il resto della mia vita. Tuttavia, da quando sono diventato padre, il mio punto di vista è cambiato radicalmente.

Ho riscontrato che la genitorialità è, in qualche modo, un’estensione della ricerca: superare le incognite, apprendere  costantemente, essere detentore di una grande responsabilità e di un grande privilegio al tempo stesso.

Sia che tu stia facendo il bagnetto al tuo bebè o che stia isolando un mitocondrio, il lavoro di squadra è essenziale e l’elenco dei collaboratori, piuttosto lungo: genitori, familiari, fratelli, zii, zie ed amici. Così come per gli autori che contribuiscono alla redazione di un documento scientifico, ogni partecipante dà il proprio importante contributo.

I consigli dei colleghi e mentori sono altresì molto importanti, sebbene invece di conferenze, i genitori si occupino di barbecue e ritrovi amichevoli; incontri che di solito non si svolgono in luoghi lontani ed esotici, ma a parte questo, sono sorprendentemente simili alle conferenze scientifiche. Si ha la possibilità di mostrare ai propri pari, come il progetto, o bebè, stia progredendo, di scambiare suggerimenti ed esperienze, e di aprire il varco a future collaborazioni. E anche se apprendere come gli altri abbiano gestito situazioni simili alle tue o il modo in cui interpretano alcuni segnali è senz’altro utile, alla fine, spetta a te capire come risolvere ogni singolo dilemma.

Un gran numero di competenze che ho acquisito nel lavoro di ricerca, tra cui, essere paziente, imparare a fare cose nuove, e a gestire le battute d’arresto, si sono rivelate preziose, più di quanto avessi mai potuto immaginare, nel crescere la mia bambina. A livello pratico, la mia esperienza di apprendimento di nuove metodologie in laboratorio, mi ha aiutato a svelare i reconditi segreti di pannolini e biberon. I protocolli sono piuttosto semplici e lineari. Le procedure di sterilizzazione sono molto più flessibili di quelle utilizzate in laboratorio. E aprire le porte e lavorare in casa con le mani piene per me non è mai stato un  problema poiché  spesso lo faccio in laboratorio.

Ovviamente, ogni volta che ti trovi in un campo diverso, ti confronti con un nuovo vocabolario da apprendere (percentili, colostro, meconio) e attrezzature sconosciute da gestire. Un seggiolino per auto o un passeggino pieghevole, si possono rivelare più complicati da gestire di quanto sembri. Ma c’è anche una parte di divertimento. Rispetto alla vasta letteratura dedicata alla genitorialità, discriminare le fonti affidabili da quelle disinformanti, può essere scoraggiante. Per fortuna, dopo aver trascorso un buon numero di ore in compagnia della letteratura scientifica, ho imparato a leggere tutto con una sana dose di scetticismo.

Ma sicuramente, la cosa più utile che ho imparato in laboratorio è l’abilità a gestire il fallimento; quando il bambino si addormenta finalmente tra le mie braccia e lo metto nella culla e, trattenendo il respiro, lascio la stanza in punta dei piedi, sembra quasi naturale, ascoltare un secondo dopo, un lamento crescente che si trasforma in un singhiozzo disperato. Sapendo come addomesticare la mia frustrazione, cerco di trarre il meglio dalle difficoltà e di tornare indietro sui miei passi. Questi comportamenti, reputo siano tra gli elementi di maggiore supporto, oltre alla convinzione che la somma di ciò che ho imparato da tutte queste piccole sconfitte sia di inestimabile valore.

C’è un proverbio spagnolo che dice: “la pazienza è la madre della scienza” e credo di aver capito solo ora come i tre concetti di pazienza, genitorialità e scienza si intreccino. Sia che tu stia iniziando un dottorato o stia diventando genitore, pazienza e perseveranza svolgeranno un ottimo servizio. Il resto verrà, dopo una manciata di notti insonni.

 

Note sull’articolo

L’articolo in originale è stato pubblicato sulla rivista online sciencemag.org

ll ricercatore Ignacio Amigo è autore del blog: Atresillando

 @Sr_Tresillo

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