La donna post parto

donna-pubblicitàSe parliamo del corpo delle donne, è risaputo, che al giorno d’oggi, nell’immaginario collettivo della società, ha fatto breccia il messaggio trasmesso dalle copertine dei giornali e dei media tradizionali che lo voglio longilineo, tonico, praticamente perfetto.

Soprattutto la pubblicità, salvo rari casi, rappresenta la donna soprattutto attraverso la sua fisicità: modelle bellissime che semi-vestite ammiccano con fare sensuale alle telecamere, con nessuna relazione o riferimento logico tra l’immagine che offrono e il prodotto che pubblicizzano. Per veicolare al meglio il messaggio pubblicitario, il corpo viene “sezionato” e abbondano primi piani di labbra carnose, glutei scolpiti, gambe lunghe e affusolate, sguardi mirati a sedurre il consumatore Non a caso la giornalista e scrittrice Daniela Brancati, già nel 2002, scriveva un libro dall’esplicito titolo: “ La pubblicità è femmina, ma il pubblicitario è maschio”. (ed. Feltrinelli)

Modelli irreali, irraggiungibili ma ai quali la società fa riferimento, al punto da non mostrare comprensione neanche nei confronti degli inevitabili e naturali cambiamenti del corpo delle donne, che hanno appena vissuto una gravidanza.

La cultura del “ bella e in forma” è radicato e tutte le donne ne subiscono i condizionamenti , ma c’è chi si ribella e corre ai ripari.

Ashlee Dean Wells, una fotografa di Chicago, madre di due figli, racconta del difficile rapporto con il proprio corpo dopo la sua ultima gravidanza del 2012. Si trattava di una gestazione gemellare, ma purtroppo per sopraggiunte complicazioni perse una delle due gemelle. Per Ashlee fu il momento più difficile “Il mondo mi cadde addosso. Avevo molti problemi con la mia immagine, dovevo combattere con la stranezza di un corpo che non era più il mio e, al tempo stesso mi sentivo fallita come madre.”. Questo stato d’animo che la porta a desiderare di condividere la sua sofferenza e l a sua esperienza .

Mamma che rideNel 2013 pubblica su Facebook e sul sito personale una fotografia che la ritrae in bikini, per mostrare lo stato del suo corpo, con braccio il figlio e racconta la sua traumatica gravidanza, i suoi disagi emotivi, la sua sofferenza e invita le donne che hanno vissuto storie simili a fare altrettanto. Un invito alla condivisione per abbattere il muro della solitudine, per ricevere e dare speranza.  La risposta è numericamente sbalorditiva: in tante accettano il suo invito, pubblicano la propria immagine seguendo le modalità della Wells e raccontano la loro storia.

E così nasce il progetto sul web 4th Trimester Bodies Project (Il progetto dei corpi nel 4° trimestre) che Ashlee realizza insieme alla collega Laura Weetzie Wilson, con lo scopo di superare gli stereotipi, dimostrando la bellezza che risiede in un corpo femminile mutato dalla maternità. Per evidenziare che “ci sono mille forme di corpi normali. Non tutti rientrano nella stesso modello , per questo esistono un’infinità di modelli”.

Come si legge sul sito: 4th Trimester Bodies Project è un movimento dedicato ad educare, accogliere e potenziare le donne attraverso la fotografia e la narrazione.

Dal 2013 Ashlee e Laura si recano nelle citte dove più donne hanno aderito al progetto per fotografarle e raccoglierne le loro storia, che poi pubblicano sul web.  Le spese sono coperte attraverso il crowdnfunding (raccolta di donazioni attraverso il web). Ad oggi il progetto 4th Trimester ha raccolto le testimonianze di più di 1500 donne, in 50 città di 8 paesi. Ogni fotografia pubblicata è accompagnata dalla storia della maternità della donna ritratta. Maternità biologica e non, madri adottive o che hanno dato il figlio in adozione, che sopravvivono nonostante gravi problemi di salute, mamme che il figlio lo hanno perso.

4° trimestre del corpo - copertinaUn progetto sociale ed anche professionale, dato che si tratta di un allestimento di un autentico servizio fotografico. A ogni donna che si prenota per la propria narrazione fotografica, si fornisce il servizio di trucco e acconciatura. Le fotografie sono accompagnate da un’intervista.

Le mamme che partecipano all’iniziativa cambiano la percezione del loro corpo. Come spiega la Wells, quando prendono coraggio, si fanno fotografare e confidano la loro storia, iniziano ad accettare la loro immagine. E la fiducia nei confronti di se stesse aumenta nel sentirsi parte di un lavoro collettivo, di partecipare a un progetto di utilità sociale.”

Le foto devono rispettare un’etichetta condivisa: solido reggiseno nero e mutande nere. Si possono indossare anche magliette, ma sempre di colore nero. Se lo si desidera si può essere fotografati con i propri bambini, ma non è richiesto.

Il percorso del progetto non è stato facile, le fotografie delle mamme in bikini, nei primi tempi vengono censurate. Nel 2014 Facebook chiude la pagina del progetto, Instagram cancella le istantanee. E soltanto dopo un incontro avvenuto con i rappresentanti di Facebook, il social concede il permesso di ripubblicarle . “Sorprende” commenta la fotografa “che siano state censurate fotografie di donne non sensuali, mentre i mezzi d’informazione pubblicano immagini sessuali continuamente senza nessun problema”.

Ma la situazione è cambiata. Capita la valenza culturale e civica del progetto i giornali che le riportano, accettano di pubblicarle senza ritoccarle e aumenta l’interesse dell’opinione pubblica.

Donne in maternità“Questo progetto ha cambiato la mia vita”, leggiamo fra le tante testimonianze “Sono tornata a guardarmi alla specchio. Il mio stomaco è terribile, i miei fianchi sono enormi… ma dico a me stessa: sono una donna, sono bella e ho avuto un bambino.”

Da un disagio psico-fisico è nato un progetto che oltre alla sua articolazione professionale presuppone un motore di innovazione e gratificazione socio-professionale. Dalle storie narrate e fotografe è nato anche un prodotto editoriale: il libro 4th Trimester Bodies Project .

 

Un recentissimo post sul sito racconta la storia di Aurora, di suo marito malato di leucemia e del loro cammino verso il concepimento di un bambino. Aurora dichiara: “Spero che sempre più donne si sentano rafforzate dalla maternità. Lo splendore della gravidanza e della nascita spesso svaniscono con il post- parto e noi abbiamo bisogno di accogliere questo momento: “Ogni corpo è diverso, ma ugualmente bello. La tua bellezza è chi sei e le tue esperienze servono solo ad arricchirti”.

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