Impariamo da Copenhagen e New York come difenderci dai cambiamenti climatici

Nell’articolo di abbanewLa sfida di Habitat III ai governi: il privato non sa fare città” abbiamo visto come l’inquinamento e le alluvioni prodotte dal cambiamento climatico sono le grandi sfide che un’urbanizzazione consapevole e sostenibile deve saper affrontare e fronteggiare.
Un buon esempio di questo tipo di soluzioni è rappresentato dalla riqualificazione del quartiere San Kjeld, di Copenhagen e dal progetto The Dryline (Big U) che si realizzerà a Manhattan distretto di New York.  Sia Copenhagen sia New York sono state colpite da inondazioni rispettivamente nel 2011 e nel 2012, che hanno provocato vittime e danni ingenti.

Il quartiere San Kield di Copenhagen

il-quartiere-di-copenhagen-esempio-di-architettura-climaticamente-resilienteColpita inaspettatamente da una bomba d’acqua il 2 luglio 2011, Copenhagen, nonostante sia sempre stata una delle capitali più attente allo sviluppo sostenibile, ammise di aver sbagliato il programma climatico cittadino del 2009 per non aver predisposto un piano di adattamento ai cambiamenti climatici.   Provvide nel 2012, approvando il “Copenhagen Climate Plan” che comportava le misure necessarie a fronteggiare le conseguenze dei cambiamenti climatici e rendere i quartieri resilienti.

L’applicazione del nuovo programma è iniziata con la riqualificazione dell’ex quartiere operario San Kjeld, grazie al progetto degli architetti Flemming Rafn Thomsen e Ole Schrøder dello studio Tredje Natur, che riguarda la considerevole area di 105 ettari. Si sviluppa su 2 punti cardini: riconsiderazione degli spazi urbani in conformità con l’ambiente naturale e governo delle acque in eccesso.

Gli architetti sono partiti dall’analisi delle condizioni urbane già esistenti che offrivano il potenziale per il riuso e la riqualificazione, con l’obiettivo di trasformare il 20% della superficie coperta in aree verdi e creare un sistema di raccolta delle acque piovane per permettere che il 30%, invece di finire nelle fogne, sbocchi direttamente nel porto.

copenhagen-piste-ciclabili-aree-verdi-e-canalizzazioni-che-raccolgono-le-acque-in-eccesso-e-le-confluiscono-al-mareLo sviluppo dei 2 criteri si sta realizzando con la creazione di zone piantumate, dune verdi, pavimentazioni trasformate in prati, piccoli parchi urbani, piste ciclabili, e sopraelevazione dei marciapiedi per il già citato deflusso delle acque in accesso verso il mare. Il progetto prevede una riduzione del 20% dello spazio in precedenza destinato al traffico dei veicoli, portandolo da 270 a 220 mila metri quadrati.

Nel dicembre 2015 è stata inaugurata la realizzazione della prima parte del progetto, mentre l’intera riqualificazione del quartiere San Kield è prevista per la fine del 2017.

Copenhagen dimostra come un problema anche grave com ‘è il cambiamento climatico può trasformarsi in un’opportunità per migliorare la città che diventa climaticamente resiliente e, al tempo stesso, recupera la sua dimensione a misura d’uomo.  E dimostra, affermano gli osservatori esperti in materia, come in termini di costi-qualità, questo tipo di riqualificazione sia più economica rispetto agli interventi tradizionali di tipo infrastrutturale.

L’isola di Manhattan a New York

progetto-dryline-manhattanCom’è noto il distretto di Manhattan e per gran parte costituito dall’omonima isola, oltre alle più piccole adiacenti.

Nel 2011 e nel 2012 è stato colpito rispettivamente dagli uragani Irene e Sandy e quest’ultimo provocò una tempesta che uccise 18 persone e paralizzò la città.

Nel 2014 lo Stato di New York ha bandito il concorso pubblico “Rebuild my Design” per trovare le soluzioni migliori per proteggere Manhattan dalle inondazioni costiere e dagli uragani sempre più frequenti.

A vincere il concorso è stato lo studio di architettura danese-americano  BIG- Bjarke-Ingels Group con il progetto The Dryline (Big U).

Come nel caso di Copenhagen anche per New York il progetto prevede grande spazio dedicato al verde; un parco lungo 10 miglia ininterrotta di costa, corrispondenti con l’area urbana ad alta intensità abitativa, le cui propaggini esterne sorgeranno a 10 metri dall’attuale linea costiera, dove ora c’è l’acqua. Una barriera verde, quindi, lunga 12 chilometri e rialzata rispetto al livello del mare, nella punta meridionale di Manhattan che si otterrà grazie a una massiccia colata di terra sulla costa, prelevata dall’area desertica del Kentucky.  Il sistema di canalizzazione sotterranea raccoglierà l’acqua delle piogge eccessive e delle inondazioni facendole defluire nel mare.

il-progetto-dryline-a-tutela-di-manhattanLa parte interna del parco si svilupperà in estensioni verdi a più livelli che ospiteranno spazi pedonali, piste ciclabili, rampe per gli skateboard, nuovi locali per attività commerciali, ricreative e culturali e la costruzione, nella parte più a sud, del Museo Marittimo costituito da 4 strutture da dove osservare l’innalzamento del mare.

Il Governo Federale degli Stati Uniti ha stanziato 176 milioni di dollari che si vanno a sommare ai 100 messi  a disposizione del progetto dal Comune di New York, con i quali sarà realizzato il primo lotto del progetto.

Come a Copenhagen anche a New York, oltre alla tutela della città, si pensa alla sua riqualificazione urbana e la soluzione al problema del cambiamento climatico è interpretata e coniugata come un’occasione di sviluppo architettonico e in grado fornire al mondo un prototipo di resilienza urbana da esportare nelle zone che presentono gli stessi problemi della Grande Mela.

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