Ictus cerebrale. A confronto con i nostri interrogativi

Dott. Massimo Del SettePrevenzione, una delle migliori “cure” per far fronte a patologie e insorgenze fatali; a questo fine abbiamo intervistato il Dott. Massimo  Del Sette, Ospedali Galliera di Genova, in occasione della Giornata mondiale del cervello, così da confrontarci con quesiti che appartengono alla nostra quotidianità.

Le preoccupazioni costanti e quotidiane e/o lavori intellettuali che costringono a una continua frammentazione cognitiva portando ad un logoramento mentale, possono incidere nell’insorgenza di un attacco cerebrale?

Non vi sono ancora evidenze scientifiche certe sul fatto che il cosiddetto “stress mentale” possa rappresentare un fattore di rischio indipendente per attacco cerebrale. Può però accadere che le condizioni descritte siano correlate ad altri fattori di rischio quali ad esempio il fumo di sigaretta, l’abuso di alcoolici, l’ipertensione, la scarsa attività fisica. In questi casi, il vero fattore di rischio è rappresentato da questi comportamenti e condizioni associate.

Depressioni e stati emotivi alterati, sono ulteriori fattori di rischio?

Recentemente il disturbo Depressivo maggiore è stato descritto come associato ad un aumento di rischio cardiovascolare, ma anche cerebrovascolare. Quindi, diagnosticare precocemente un disturbo depressivo e trattarlo può non solo migliorare la qualità della vita della persona affetta, ma anche ridurne il rischio di andare incontro ad eventi vascolari.

Nelle persone non anziane, oltre ad un abuso di alcol, sostanze stupefacenti, stato di obesità, quali sono le principali cause di rischio? Come si può prevenire? Rientra anche il fattore genetico? In questo caso, conviene fare degli esami clinici specifici?

Avere avuto un parente di primo grado che ha presentato un attacco cerebrale aumenta sicuramente il rischio individuale. Vi sono alcune malattie genetiche, per fortuna rare, che comportano attacchi cerebrali in soggetti giovani. Più frequentemente, vi sono “polimorfismi genici” che aumentano il rischio di ictus attraverso meccanismi indiretti, ad esempio favorendo la formazione di trombi o il danno alla parete dei vasi arteriosi che portano il sangue dal cuore al cervello, oppure ancora determinando malattie del cuore che a loro volta possono causare ictus.

Ci può descrivere quali sono i “pre-sintomi” di un attacco cerebrale e come si possono gestire?

L’attacco cerebrale di per sé è un evento improvviso, non preceduto da segni “premonitori”. I sintomi più frequenti sono: 1) debolezza improvvisa di un braccio o una gamba; 2) difficoltà nel parlare o nel comprendere le parole udite o lette; 3) abbassamento improvviso di un angolo della bocca. Altri sintomi, meno frequenti, possono essere difficoltà a mantenere l’equilibrio, visione doppia degli oggetti, impossibilità alla visione di una metà del campo visivo. Questi sintomi possono essere espressione di un ictus in corso, oppure possono risolversi nell’arco di minuti oppure ore. In quest’ultimo caso si parla di “Attacco Ischemico Transitorio (acronimo dall’inglese, TIA). Questo è un segnale di allarme che, seppur transitorio, deve condurre immediatamente alla osservazione del neurologo, perché rappresenta a tutti gli effetti un attacco cerebrale transitorio che può preludere ad un ictus vero e proprio. Dopo un TIA vanno pertanto effettuati tutti gli accertamenti necessari a capirne l’origine, per mettere in atto tutte le terapie per evitare di incorrere in un ictus.

In caso di evidente attacco cerebrale, come si devono comportare le persone che lo soccorrono? Bisogna interpellare il pronto soccorso di ospedali specifici per questa patologia?

In caso di esordio improvviso di uno dei sintomi su descritti, occorre innanzitutto non perdere tempo, chiamare il soccorso che provvederà ad inviare la persona presso il più vicino Ospedale attrezzato per le cure appropriate. In ogni Regione esistono delle Reti organizzate con Centri di primo e di secondo livello, che dialogano tra loro per offrire ai pazienti con attacco cerebrale le migliore cura del caso.

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