Bulli a scuola. Di chi è la colpa?

Bulli a scuola. Di chi è la colpa? Della televisione o meglio del linguaggio dei politici, sotto i riflettori della tv e la visibilità dei social network risponde Fabrizio Tonello, professore di scienze politiche all’Università di Padova, un linguaggio tutto basato sul razzismo, sulla xenofobia, sull’insulto.  Il discorso pubblico che si fa discorso d’odio, come lo definiscono gli esperti.    E qual è il livello del discorso d’odio della politica italiana? Alto, sempre più alto, risponde l’osservatorio di Amnesty International che ha monitorato dall’8 febbraio al 2 marzo 2018 i discorsi dei politici, nel corso dell’ultima campagna elettorale.

L’antefatto

Tra i tanti fatti di bullismo accaduti, il caso di Lucca di alcuni giorni fà ha fatto scalpore.  Protagonista, un ragazzo di un istituto professionale che minaccia fisicamente il professore se non gli dà la sufficienza: una scena filmata dai compagni di scuola e pubblicata sui social network.

Tra i tanti commenti fatti sull’episodio, quello del giornalista Michele Serra (nella foto a lato),  ha avuto una vasta eco. Su L’amaca, la fortunata rubrica che Serra firma su La Repubblica, in merito all’accaduto di Lucca ha scritto che “non è nei licei classici o scientifici, è negli istituti tecnici e nelle scuole professionali che la situazione è peggiore e lo è per una ragione antica: il livello di educazione, di padronanza dei gesti e delle parole, di rispetto delle regole, è direttamente proporzionale al ceto sociale di provenienza”.  E per questa opinione, Serra è stato tacciato, da molti, di essere classista.

Tutto sbagliato

Dall’Amaca di Serra e dalle reazioni che ha suscitato, partono le riflessioni del professore Fabrizio Tonello (nella foto a lato).  “Tutto sbagliato” scrive sul sito dell’Università di Padova. Non esistono differenze tra gli studenti dei licei e gli istituti tecnici. Non è vero che nei licei troviamo i “bravi ragazzi” e negli istituti tecnici e professionali i “piccoli delinquenti”. Semmai, precisa Tonello, i liceali possiedono in più ciò che il sociologo francese, Pierre Bourdieu, definisce habitus, “cioè l’insieme di regole introiettate nel ceto sociale di provenienza”.  Se i liceali, con le dovute eccezioni, “hanno maggiore padronanza dei gesti e delle parole – scrive il professore – è perché ai figli delle famiglie benestanti “viene insegnato fin dall’asilo che essere educati con gli insegnanti fa parte delle tecniche per avere successo nella vita”.

In secondo luogo, sostiene Tonello, i bambini e i ragazzi hanno nella televisione “la principale fonte d’ispirazione per i comportamenti da adottare”, un’agenzia educativa superiore alla famiglia e alla scuola.   E chi vedono in televisione, giorno dopo giorno? I politici, con le loro dichiarazioni violente, volgari e razziste con le quali “si potrebbero riempire intere biblioteche”.

Diventano così modelli da imitare, come ci ricorda il professore, un Roberto Calderoli che da vicepresidente del Senato, nel 2013, dà all’allora ministro Cécile Kyenge dell’orango per la sua origine africana; un Beppe Grillo autore di un tweet “in cui roditori, rifiuti e immigrati venivano piazzati sullo stesso piano”; o il deputato Antonio Razzi (replicato dall’imitatore Maurizio Crozza ndr)m che con tono minaccioso dice: “ “Ora sto producendo magliette con la scritta, Te lo dico da amico: fatti li cazzi tuoi”; Silvio Berlusconi che da presidente del Consiglio definì la magistratura “il cancro del paese”. Sorvoliamo sulla ruvidezza, spesso turpiloquente, di Maurizio Gasparri (altro vicepresidente del Senato fino alla scorsa legislatura) e Vittorio Sgarbi (critico d’arte e politico), per arrivare al più recente Mario Adinolfi che in polemica con le coppie omosessuali ha detto: “Hitler almeno i disabili li eliminava gratis”. Ci stupiamo dunque, della violenza verbale dei quindicenni di Lucca? Si e ci chiede retoricamente il professore Tonello.

La crisi della scuola viene da lontano 

La crisi della scuola viene da lontano e nasce dal ruolo assunto dalla televisione commerciale (ma la pubblica l’ha seguita a ruota ndr), come “unica agenzia di socializzazione dei giovani e che ha permesso l’ascesa di un’intera generazione di politici che hanno costruito la loro carriera sugli insulti, le volgarità, la violenza verbale e, soprattutto, la guerra contro la cultura”.

Un esempio del quadro tratteggiato dal professor Tonello ci sembra la dichiarazione di Matteo Salvini (nella foto a lato), attuale leader della Lega, candidato alla presidenza del Consiglio. Il quarantenne Salvini, che in passato ha partecipato come concorrente a 2 quiz televisivi (idem il quasi coetaneo Matteo Renzi del Partito democratico), non ha esitato ad affermare “che è in corso un’operazione di sostituzione etnica coordinata dall’Europa… il popolo padano è vittima di pulizia etnica!” .

Nella frase di Salvini, falsa e antistorica, troviamo l’incitamento al pregiudizio, all’odio, alla paura, alle discriminazioni tutte le peculiarità del discorso d’odio.

L’Osservatorio dei discorsi d’odio in campagna elettorale

Il discorso d’odio appunto, monitorato da 600 attivisti dell’associazione Amnesty International durante 3 settimane, nel corso dell’ultima campagna elettorale italiana per le elezioni politiche e regionali per il Lazio e la Lombardia. Durante questo lasso di tempo, l’osservatorio ha raccolto 787 segnalazioni, equivalenti a più di un messaggio offensivo, razzista e discriminatorio ogni ora, condiviso dai tanti in rete.

Gli autori delle segnalazioni sono 129 candidati di cui 77 sono stati eletti.

Il 43,4 delle dichiarazioni segnalate recano la firma dei leader, il 50% da candidati parlamentari e il 6,5% dai candidati alla presidenza delle regioni Lazio e Lombardia.   Complessivamente il 51% delle dichiarazioni d’odio sono da attribuire ai canditati delle Lega, il 27% a Fratelli d’Italia, il 13% a Forza Italia, il 4% a Casa Pound, il 3% a L’Italia agli Italiani e il 2% al Movimento 5 Stelle.

Riguardo al contenuto delle segnalazioni il maggiore bersaglio delle argomentazioni è stato il fenomeno migratorio, con insulti rivolti ai migranti e immigrati: l’11% delle dichiarazioni rientrano nella discriminazione religiosa, con la prevalenza di sentimenti islamofobici; il 6% ha messo nel mirino la comunità Lgtb, il 4,8% i rom e l’1,8 le discriminazioni di genere. Il 7% delle dichiarazioni ha incitato direttamente alla violenza.

Altro dato rilevante fornitoci dall’osservatorio di Amnesty è che il 32% delle segnalazioni hanno diffuso fake news o dati alterati.

Una nota a sè merita l’impatto che i fatti di Macerata hanno avuto sulla campagna elettorale: l’efferato assassino nella città marchigiana, della diciottenne Pamela Mastropietro, compiuto, presumibilmente, da tre nigeriani e il conseguente raid razzista di Luca Traini, che sparando dalla sua auto in corsa, in varie zone di Macerata, ha ferito 6 africani, tenendo la città sotto scacco per oltre un’ora. I fatti sono avvenuti tra gennaio e febbraio 2018. Da allora la comunità nigeriana è stata al centro del discorso d’odio razzista.  Tra le parole più usate per rappresentare i migranti e gli immigrati troviamo bestie e vermi.

Conclusione

I ragazzi di Lucca dell’episodio di bullismo sono stati puniti con la bocciatura dell’anno scolastico in corso.

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