Shahr-e Sokhta. Ri-vive la città bruciata in un progetto italo-iraniano

Shahr-i Sokhta bisGli archeologi italiani tornano nella Città Bruciata. Dopo 40 anni esatti dalla  spedizione storica, parte  la prima fase del progetto archeologico multidisciplinare italo iraniano, che si propone di ricostruire l’ambiente naturale di Shahr-e Sokhta, nota anche come la “Città Bruciata”.

 Shahr-e Sokhta, che sorge a sudest dell’Iran, è un sito archeologico risalente all’Età del Bronzo.  Uno dei più grandi del Medio Oriente (151 ettari). L’insediamento urbano, databile intorno al 3.200 a. C., è stato associato alla civiltà persiana di Jiroft, risalente a circa 5mila a.C.

 Shahr-e Sokhta è stata scoperta nel 1915 dal britannico Orwell Stein.

La storica spedizione italiana degli anni ’70

Maurizio TosiNel 1967 fu ri-scoperta dall’archeologo italiano Maurizio Tosi (foto accanto); cui seguì nel 1970 una spedizione, sempre italiana, promossa dall’Istituto per gli Studi Orientali e del Medio Oriente e guidata dallo stesso Tosi.

Dagli scavi ben presto emersero le testimonianze di una civiltà sconosciuta.  Necropoli costituita da tombe diverse tra loro per strutture ed epoche. Alcune semplici con sepolture con accanto i corredi di poco valore.  Altre, di fabbricazione complessa e con corredi di grande ricchezza: bronzi, oggetti in calcite, gioielli di corniola, lapislazzuli, turchese e resti di animali sacrificati.  Tutto ricoperto da una spessa crosta di sale che aveva nascosto per millenni la città e la sua civiltà ma, al tempo stesso, ne aveva permesso la conservazione.

Come si legge da un articolo dell’epoca firmato da uno degli archeologi della spedizione, Marcello Piperno e riportato dal sito Pars Today, gli scavi iniziarono con l’esplorazione di 100 metri quadrati fino ad arrivare oltre i 1100 metri quadrati.  Complessivamente vennero alla luce 200 tombe.

scavi Citta BruciataI corredi ritrovati nelle sepolture, racconta Piperno, hanno descritto, ciascuno, l’attività del defunto. E tassello dopo tassello si sono ricostruiti gli usi e costumi di una popolazione pacifica (a ora non sono state ritrovate armi) che viveva di artigianato, commercio e agricoltura.

All’epoca furono compiuti studi antropologici, somatici e antropometrici sugli scheletri trovati.  Si stabilì che la città subì 3 gravi incendi, da cui la denominazione di Città Bruciata e che venne abbandonata dalla sua popolazione intorno all’1.800 a.C., per cause ancora da approfondire.

20 anni di studi interrotti

Nel 1977 il progetto italiano venne interrotto. Gli scavi sistematici del sito ripresero dopo 20 anni, nel 1997 dall’Organizzazione per il Patrimonio Culturale iraniano. I ricercatori iraniani iniziarono dall’antico sito per poi estendere dal 1999 gli scavi anche nelle aree residenziali.

il primo cartone animato della storiaTra i ritrovamenti più significativi il famoso calice di argilla scoperto nel 1983, in una tomba di 5 mila anni fa, sul quale sono stati disegnate 5 immagini che mostrano in sequenza i movimenti progressivi di una capra che si avvicina a un albero per mangiarne le foglie.

Girando il calice velocemente le 5 immagini appaiono animate; non a caso è considerato il primo “cartone animato” della storia. Di notevole interesse anche crani umani che presentano indizi di interventi chirurgici.
Nel 2009 i ricercatori iraniani annunciarono che gli uomini della Città Bruciata vivevano in media tra i 35 e i 45 anni, mentre le donne raggiungevano gli 80 anni. Fattore che fa presagire una comunità matriarcale.

Dal 2014 il sito Shahr-e Sokhta è tutelato dall’Unesco, come patrimonio dell’umanità.

L’Italia, prima nazione straniera ad essere coinvolta dal 1979

Moradi e AscaloneIl progetto congiunto del 2017, come anticipato, si ripropone di ricostruire l’habitat del sito, attraverso lo studio interdisciplinare sui ritrovamenti di scheletri di animali e campioni di piante.

Il team iraniano è guidato dal professor Hossein Moradi (a sinistra nella foto), mentre la squadra italiana è composta da docenti e ricercatori del dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento, sotto la supervisione del professore Enrico Ascalone (a destra nella foto),  direttore del progetto, studioso del Vicino Oriente Antico.

Enrico Ascalone e  autore tra gli altri, del libro. Mesopotamia,  dedicato alle principali civiltà nate e fiorite nell’antica “terra tra i fiumi”, tra il Tigri e l’Eufrate: i Sumeri, i Babilonesi e gli Assiri, corredato da  350 immagini.

Il volume presenta sia la versione in italiano che in inglese. ((Mondadori Electa, University of California Press).

Missione italo-iraniana

Missione italo-iraniana

L’accordo tra Iran e Italia è frutto dell’iniziativa della professoressa Francesca Baffi.

Dal 1977 il sito era precluso alla ricerca di archeologi non iraniani.  Il dipartimento dei Beni culturali di Salento è la prima istituzione straniera a essere accolta e coinvolta in un progetto scientifico dalla nascita della Repubblica Islamica dell’Iran del 1979.

La ricerca ancora una volta si mostra veicolo unico di unione culturale e professionale.  Cancella i confini, approfondisce le relazioni umane, ambientali, naturali, riscoprendo mondi antichi e proponendoci “alleanze culturali” e, quindi, vitali.

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