Conseguenza cambiamenti climatici? I rimedi ci sono, e la tazzina del caffè è salva

David Roubik, biologo dello Smithsonian Tropical Research Institute di Panama (nella foto a lato), getta una luce confortante sulle conseguenze dei cambiamenti climatici per gli ecosistemi.
Oggetto della tesi del biologo sono le piantagioni del caffè in Sud-America, le api e i mutamenti previsti dai modelli climatici entro il 2050.

L’antefatto. Per gli esperti, seguendo i modelli climatici, il caldo eccessivo dei prossimi anni nelle aree Sud-americane impedirà,  per il 70-80%,  le attuali coltivazioni del caffè arabico (la specie più pregiata e diffusa), provocando un crollo della produzione della bevanda.

Fa notare invece Roubik che le considerazioni nascono dall’applicazione dei “modelli climatici al mondo naturale com’è oggi, senza considerare la sua capacità di adattarsi”. Quindi le razioni delle specie animali e vegetali potrebbero essere non catastrofiche com’è previsto.

A confutare la sua tesi, il biologo ricorda il caso dell’invasione delle api africane in Sudamerica negli anni ’70 del Novecento. Allora si temette seriamente che l’invasione delle api provenienti da un altro continente avrebbero provocato disastri ecologici. Invece le api africane riuscirono a inserirsi molto bene in Sudamerica e portarono benefici proprio alle coltivazioni del caffè, aumentandone la produzione. Come? La pianta del caffè arabico, ricorda Roubik è di origine africana, la stessa delle ‘api’ straniere che, infatti, l’impollinavano con efficace e in modo permanente, anche nei periodi più caldi – al contrario delle api autoctone che con il caldo si fermavano.

Quindi, deduce il nostro biologo, sicuramente le piantagioni di caffè dovranno essere spostate in aree meno calde e secche dove le api autoctone non sopravviveranno e quindi a impollinarlo. Ma lo spostamento delle coltivazioni del caffè nelle nuove aree sarà seguito, nel 90%, dalle api africane le quali incrementando la produzione, compenseranno la perdita di superficie di produzione.

E considerato gli studi e la continua elaborazione di nuovi modelli di applicazione, da parte degli scienziati niente c’impedisce di pensare che successivi provvedimenti salveranno del tutto la produzione del caffè.
Il mondo cambia, per le attività umane (da correggere quanto prima) ma anche per evoluzione naturale. Ma se la politica decide di seguire la scienza, invece che la finanza, e abbandonare, per quanto lucrosi, determinati usi e consumi, la catastrofe, azzardiamo, si eviterà.

E solo una questione di adattamento, come, appunto afferma David Roubik.

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