BluBox. Come diagnosticare il virus zika in tempi rapidi

virus-zikaUna nuova speranza per diagnosticare in tempi rapidi il virus zika ci viene da 2 ricercatori italiani che operano presso la Technical University of Denmark (DUT) di Kongens Lyngby a nord di Copenaghen.

Marco Donolato e Filippo Bosco, infatti, ingegneri milanesi, hanno progettato BluBox, un dispositivo portatile in grado di eseguire le analisi del sangue, a basso costo, in modo  accurato, con “una sola goccia di sangue” e tempo di risposta diagnostica di 9 minuti.  Strumento medico, pensato soprattutto per le prognosi tempestive per il virus zika e dengue.

Il dispositivo, in fase di certificazione clinica, è stata realizzata dalla danese BluSense Diagnostic, specializzata nell’ambito della diagnostica delle malattie infettive, attraverso la progettazione e la realizzazione di apparecchiature point of care testing.

Funzione portante quest’ultima del POCT, che indica la possibilità di effettuare analisi e test, anche da personale non prettamente sanitario, nel modo più immediato e prossimo al paziente, fuori dai laboratori ma garantendo la stessa qualità, in grado di offrire risultati immediati che permettono diagnosi o decisioni terapeutiche altrettanto tempestive.

Spiegano, infatti, Filippo Bosco e Marco Donolato che il primo obiettivo della BluBox è quello di portare in tutte le aree del mondo che lo necessitano uno strumento “diagnostico efficace, accessibile economicamente e disponibile su larga scala”, mentre quelli finora disponibili “presentano un alto rischio di diagnosi fuorvianti e sono molto dispendiosi”.

blubox-nuovo-dispositivo-medicoIl dispositivo è una piattaforma munita di cartucce usa e getta: ciascuna è calibrata per il riconoscimento del virus specifico. Sulla cartuccia è applicata una goccia di sangue che analizza attraverso le nano-particelle. La caratteristica della BluBox è costituita da 2 innovazioni tecnologiche: l’agglutinazione immuno-magnetica e la lettura opto-magnetica.

La spiegazione del suo funzionamento ci viene fornita da Sky che scrive: “Le nano-particelle utilizzate sono rivestite di anticorpi del virus da identificare e da proteine che, alla presenza dell’agente ricercato, inducono un agglutinamento (le cellule del sangue, cioè, si ammassano formando un unico agglomerato). I nuovi nano-agglomerati così composti vengono fatti ruotare in un campo magnetico.

La rotazione genera un segnale misurato dall’unità laser Blu-ray e da un fotosensore. La BluBox sarebbe, quindi, in grado di indicare una relazione tra l’agglutinamento e la quantità di sostanza da individuare, in questo caso gli antigeni del virus zika. Le cartucce, inoltre, si basano su una tecnologia microfluidica che, sfruttando la forza centrifuga per separare velocemente il plasma, mescola e misura le nano particelle in maniera completamente automatizza”.

L’urgenza di un rimedio

zika-pericolo-per-donne-in-gravidanza-e-nascituriL’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel febbraio del 2016 ha definito l’infezione da Zika una PHEIC (Public Health Emergency of International Concern), vale a dire “un’urgenza di sanità pubblica di portata internazionale”. E poiché, come anticipato dal nostro articolo “Quadro clinico del virus Zika”, può causare gravi malformazioni nei feti, l’OMS consiglia l’aborto terapeutico alle donne gravide infettate. Dopo 9 mesi, nel novembre scorso, sempre l’OMS ha dichiarato conclusa la fase della “risposta di emergenza dell’epidemia”, la quale continua però a rappresentare una minaccia. Per l’OMS la lotta al virus, diffuso sopratutto in America Latina richiede “un approccio a lungo termine”.

Se l’apparecchio BluBox offre un valido aiuto per il contrasto alla diffusione dell’epidemia grazie alle diagnosi tempestive, che frenano di conseguenza la diffusione del contagio, la soluzione per la prevenzione è affidata alla scoperta dell’apposito vaccino efficace e sicuro, soprattutto, per le donne che aspettano un figlio e per i neonati.

Lo stato dell’arte dei vaccini

immunologo-anthony-fauci

Nel novembre del 2016, negli Usa è iniziata la prima fase di sperimentazione sull’uomo di un vaccino messo a punto dalle ricerche coordinate dall’immunologo Antony Fauci (nella foto a lato), direttore dall’ Institute of Allergy and Infectious Diseases. Il test è condotto dalla Walter Reed Army Institute of Research Clinical di Silver Spring, nel Maryland.

La sperimentazione, già effettuata con successo sugli animali, sarà testato su 75 persone tra i 18 e ai 49 anni di età.

Mentre è di questi giorni la notizia di ulteriori vaccini, ma ancora in fase  di sperimentazione animale, frutto del ricercatore italiano Andrea Gambotto, professore associato presso la Scuola di Medicina di Pittsburgh, Il primo vaccino di Gambotto è un cerotto contenente 100 aghi microscopici che somministrano  la proteina E, envelope, simile a quella che si trova sulla superficie del virus Zika.

Mentre il secondo è il risultato di un virus del raffreddore comune, modificato in modo da produrre la proteina E, iniettato per via muscolare o somministrato attraverso il naso.

Entrambi questi vaccini somministrati a topi di sesso femminile gravide, hanno dimostrato la loro efficacia, come ha spiegato lo stesso Gambotto, nel produrre anticorpi capaci di oltre pressare la placenta e proteggere il feto. Protette quindi sia le madri sia i nascituri.

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