Ricerca. Il primato italiano del Consolidator Grant Europe 2017

Sono 33, tra 329, i ricercatori italiani che hanno ricevuto il Consolidator Grant dell’European  Research Council (CER).  Gli studiosi italiani si pongono così al secondo posto, dopo i tedeschi, fra i Paesi EU.

Il 28 novembre 2017 il CER ha annunciato l’assegnazione della Sovvenzioni di consolidamento (Consolidator Grant): finanziamento che fa parte del programma Horizon 2020 dell’Unione Europea, del valore complessivo di 630 milioni, per promuovere l’eccellenza scientifica e la competitività europea. Le sovvenzioni sono assegnate a ricercatori che hanno maturato un’esperienza d’indagine dai 7 ai 12 anni. Ogni titolare della ricerca può ricevere fino a 2 milioni di euro per sviluppare il suo progetto.

In occasione del Consolidator Grant, Carlos Moedas (nella foto a lato), commissario europeo per la ricerca, la scienza e l’innovazione, ha rilevato come aumenta di anno in anno il numero delle borse assegnate alle ricercatrici donne: “Abbiamo ancora molto da fare” ha detto Carlos Moedas “ma è mia ambizione di dispiegare tutti gli sforzi possibili per raggiungere l’uguaglianza di genere nel campo della ricerca e dell’innovazione”.

E tra le vincitrici del Consolidator Grant spicca il nome dell’italiana Silvia Ferrara, professore associato in Civiltà Egee presso il Dipartimento di Scienze de La Sapienza di Roma, unica nel contesto ad aver ricevuto il Grant (1 milione e mezzo, come richiesto) per un progetto di ricerca umanistica.

Al mondo esistono circa una dozzina di scritture antiche, ancora indecifrate. Tra queste 3 provengono dall’area dell’Egeo, risalenti al II millennio, prima che fosse occupata di Greci, la cui decifrazione è l’oggetto di ricerca della professoressa Ferrara la quale con il progetto rilevato dal Grant vuole compiere un passo avanti: dimostrare a livello sistematico che la scrittura, come fenomeno in sé, si sia sviluppata senza influenza dall’esterno.

Il progetto italiano e che rimane in Italia

Il progetto di Silvia Ferrara è improntare un metodo di studio per acquisire i dati sensibili con i quali dimostrare che la scrittura è un’invenzione assolutamente originale, senza aver subito sorta di spunti da parte di una cultura pre-letteraria esterna.  Al contrario della teoria valida fino a pochi decenni fa, per la quale l’uomo aveva inventata una sola scrittura (Mesopotamia IV millennio a.C. con influenze, seppur remote, dai geroglifici egizi) oggi si pensa che le invenzioni di scrittura, siano state almeno 4 e una indipendente dall’altra, tra le quali le possibili invenzioni della scrittura dell’Isola di Pasqua, quella della valle dell’Indo e, probabilmente, la scrittura dell’area egea. Punto di arrivo del progetto di Silvia Ferrara, oltre a decifrare le lingue egee, è arrivare allo studio sistematico sul numero delle scritture inventate e perché, nella sua lunga evoluzione, l’uomo sia giunto così tardi all’invenzione della scrittura.

Come ha spiegato Silvia Ferrara (nella foto a lato), intervistata da Pietro Greco di Radio 3 Mondo, con il Grant formerà un team di studio di 7 persone che avrà come sede centrale l’università di Roma La Sapienza. Parte del team sarà formato da collaboratori con i quali la professoressa ha già realizzato varie pubblicazioni, il restante della squadra sarà formata da ricercatori selezionati con un bando di concorso aperto e trasparente.

Silvia Ferrara è un cervello di ritorno.  A diciotto anni si è iscritta all’università di Londra, dove una volta laureata ha iniziato ad insegnare e a svolgere la sua attività di ricerca.  È tornata in Italia con il programma per Giovani Ricercatori Rita Levi Montalcini Rientro Cervelli, spinta dal desiderio di dare il proprio contributo alla ricerca italiana. Una scelta “ardita” come la definisce la stessa professoressa, perché in Italia non aveva nessun contatto.  Iniziato a lavorare all’Università La Sapienza di Roma, dal 2016 è professore associato e, oggi, vincitrice del Grant e col merito di investirlo in Italia.

Una decisione che va rimarcata perché dei 33 ricercatori italiani vincitori del Grant, 19 hanno deciso d’impegnarlo in progetti impiantati fuori dall’Italia; molti proprio in quella Gran Bretagna che la professoressa Silvia Ferrara, compiendo un salto nel buio, ha deciso di lasciare per amor di patria. Meglio per amor di scienza di patria.

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