Cercando l’eternità nella città eterna

Qual è il senso profondo che unisce gli scultori, il cinese Wang Hongliang e il norvegese-americano Hendrik C. Andersen, nonostante la loro distanza temporale e spaziale? “Il culto del pacifismo e della tutela di valori morali e affettivi, oltre che un’indiscutibile sapienza tecnica” rispondono Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, curatori della mostra Cercando l’eternità, che ha portato a Roma (fino al 19 gennaio 2020) presso la Casa – Museo Hendrik Christian Andersen, le opere di Hongliang, creando fra i 2 artisti un dialogo ideale che abbatte le eventuali distanze per esaltarne i comuni principi  universali e senza tempo.

Hendrik Christian Andersen, sculture, pittore e urbanista, nato a Bergen (Norvegia) nel 1872, dopo essere emigrato con la famiglia negli Stati Uniti,  si trasferì a Roma alla fine del XIX secolo e ci visse fino alla morte, avvenuta nel 1940. Già nel 1913 aveva terminato di elaborare il suo progetto di città ideale la World City per “lo sviluppo pacifico dell’umanità”. Artista visionario, Andersen, raccontano, inviò il progetto dettagliato di questa città ideale – intesa come laboratorio di libera circolazione e scambio d’idee artistiche, scientifiche, filosofiche – a vari statisti, che non ne fecero niente. Ma un suo progetto Angersen, a Roma, riuscì a realizzarlo: Villa Helene (in onore alla madre) la sua casa nonché studio e atelier di pittura e scultura. Palazzina in stile eclettico neo-rinascimentale, decorata dallo stesso artista, nel quartiere Flaminio e dal 1999, dopo un accurato restauro, museo intitolato all’artista e che ne conserva l’intera collezione delle opere (statue, dipinti e realizzazioni grafiche) ispirate al piano utopistico della Città mondiale e, inoltre, sede di mostre dedicate ad artisti stranieri dall’Ottocento alla contemporaneità.

Collocazione ideale, quindi, per accogliere i lavori di Wang Hongliang, scultore e docente presso l’Accademia di Arte e Design dell’Università Tsinghua di Pechino, uno degli esponenti della scultura concettuale che, dagli anni Novanta,  ha saputo reinterpretare il linguaggio scultoreo tradizionale cinese, attraverso l’autoriflessione e l’autocoscienza.  Ed ecco nella versione di Hongliang, la Cina imperiale dell’imperatore Wu, la filosofia e la spiritualità di Laozi e Confucio, passando per il periodo rivoluzionario di Mao Tse-tung, per giungere alla rappresentazione della sua gente, dei suoi concittadini. Un viaggio nella storia cinese, questa mostra romana, simultaneo a un viaggio nelle varie espressioni scultorie, frutto della continua sperimentazione di Wang Hongliang che rendendo omaggio con un fine bassorilievo del ritratto di Leonardo da Vinci auspica  un dialogo osmotico fra la cultura orientale e quella occidentale.

Una ricerca infinita, alla quale ogni artista aggiunge il proprio tassello cercando e, al tempo stesso, proiettando l’arte verso l’eternità.

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