Papiri e manoscritti. Ritorno al futuro della “post verità”

Vienna mostra papiri

“Papiri e manoscritti. Cammini della conoscenza”, la mostra allestita presso la Biblioteca Nazionale d’Austria a Vienna inaugurata in questi giorni, si pone l’obiettivo di ricostruire, oltre la letteratura dell’antichità che costituisce la base del sapere universale, i difficili percorsi e modalità di trasmissione dei preziosi documenti nel corso dei secoli.

In realtà il 90% della letteratura antica è andata perduta per sempre. Solo una piccola parte si è salvata, conservata in papiri e codici di pergamena mantenuti e divulgati attraverso il certosino lavoro degli amanuensi.

Gli amanuensi e la certezza delle fonti e dei documenti

Una figura antica quella degli amanuensi che in epoca romana potevano lavorare sia per il pubblico sia per il privato.  Nell’era pre- cristiana la loro importanza professionale derivava dalla loro capacità e coltura: diventavano allora librarius (copista), amanuensis o servus ab epistolis (schiavo segretario).

A loro il compito non solo di copiare i testi ma di occuparsi della realizzazione del libro, comprese le raffigurazioni e la rilegatura. Potevano lavorare per conto terzi, e in proprio; a loro era affidato anche l’ufficio di bibliotecario. Nella tarda latinità presero il nome di antiquarius; con il declino dell’Impero romano e lo svilupparsi dell’era cristiana la loro attività venne circoscritta nei monasteri.

Un’attività che poteva comportare errori di trascrizione tali da svilire un testo, ma a noi non sono pervenute prove che tali errori siano stati compiuti con “scienza e coscienza” per assecondare intenzioni manipolatrici.

La decisione di quale documento copiare e quale parte tralasciare dipendeva dalle più svariate circostanze e, dal momento in cui divenne un lavoro realizzato dai monaci, preferenze e decisioni di abati  e/o aristocratici e i divieti della Chiesa Cattolica, potrebbero aver influito nella scelta “editoriale”.

Copia di una copia di una copia, da generazione in generazione

Vienna. Papiro AnticoCome ha spiegato Bernhard Palme, direttore del Museo del Papiro di Vienna e cattedratico di papirologia, all’agenzia Efe, la maggior parte della produzione letteraria greco – latina ci è stata trasmessa dalle copie manoscritte nel Medioevo e non abbiamo nessun documento autografo dei grandi autori del passato.

Ci sono pervenuti solo frammenti di libri antichi che sono, per la maggior parte, ha dichiarato Palme “copia di una copia di una copia, eseguite da generazione in generazione”.

Una trasmissione quindi non solo di mano in mano, ma di gusto in gusto, perché come evidenzia l’illustre accademico, veniva ricopiato ciò che si considerava più interessante, e sappiamo come il tempo possa cambiare il gusto e il concetto del mondo; come il pensiero umano evolva o no, a seconda delle circostanze proprie del momento storico.

Esaustivo l’esempio riportato dallo stesso Palme, quando confronta la visione ascetica del mondo del Cristianesimo del tardo Medioevo, con lo spirito incentrato sul “godimento della vita tipico del paganesimo”.

Anche per questo motivo i testi scritti dai greci 700 anni prima dell’età media, sono stati tralasciati. E  molto della letteratura antica è andata persa, secondo il cattedratico austriaco addirittura il 90%,  un dato che si ricava dagli indici delle opere di alcuni autori che ci sono pervenuti e che hanno permesso di quantificare il ‘perduto’.  Della produzione di Ammiano Marcellino “il più importante storico romano della tarda antichità”, per esempio, ci è stata tramandata soltanto metà della sua produzione storiografica.

La mostra e la “post-verità” d’antan

Biblioteca nazione AustriaLa mostra “Papiri e Manoscritti. Percorsi di conoscenza” nasce, come abbiamo già scritto, con l’intenzione di ricostruire alcuni dei percorsi compiuti dai preziosi documenti giunti fino a noi e rimarca come l’accesso al sapere e, soprattutto alla verità delle fonti della conoscenza fosse nel passato tanto importante quanto lo è nel presente, e che, se pur per motivazioni diverse dalle attuali, la cultura, la sua divulgazione e l’informazione ha sempre dovuto vedersela con il fenomeno che oggi chiamiamo “post-verità”.

La Biblioteca Nazionale Austriaca (nella foto accanto), voluta dagli Asburgo come biblioteca di corte e risalente al secolo XV, racchiude più di 200mila volumi, oltre a papiri, manoscritti, carte, spartiti, partiture, libelli, volantini e manifesti raccolti in 8 collezioni speciali. La collezione dei manoscritti contiene opere provenienti dalle culture di grafia e tipografia dal secolo IV  d. C. ai nostri giorni.

La mostra, che andrà avanti fino al 14 gennaio 2018, espone papiri e manoscritti della famosa Collezione dei Papiri di Vienna, che vanno dal 1500 a. C. al 1500 d. C.

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