Us and them. Noi “uomini comuni” contro la follia del razzismo

Us and them/And after all we’re only ordinary men/Me and you/God only knows/It’s not what we would choose to do (dalla canzone Us and them dei Pink Floyd)

Us an themL’Italia infuocata dalle temperature torride di questo fine giugno, prende altresì fuoco per un disegno di legge che non vorrebbe fare altro che legittimare uno stato di vita: l’italianità a chi nasce e vive qui. Eppure il cosiddetto Ius soli di lunga degenza legislativa, sta alzando un polverone politico- mediatico da scuotere i più cauti e temperati osservatori.

Come abbiamo più volte analizzato sul nostro giornale il rischio di cadere nella trappola della chiusura socio-culturale e politica, per fronteggiare un diffuso disagio socio-economico è sempre latente; ci si  rifugia in una sorta di autarchia del terzo millennio, ri-gettando il diverso, come se rappresentasse la concentrazione delle nostre sventure.

Ed ecco che Oltralpe una suggestiva esposizione ci im-pone di riflettere sull’evoluzione (scusateci il termine) del concetto di razza, razzismo e pregiudizi. Da marzo 2017, fino all’8 gennaio 2018, Parigi, ospita una mostra temporanea che si fa megafono della dimensione razzista dell’uomo. L’arte come visualizzazione della realtà, una modalità per indicarci il nostro percorso umano e dis-umano. Sotto il patrocinio dell’UNESCO, la mostra temporanea al Musée de l’Homme di Parigi dal titolo “Us and ThemFrom Prejudice to Racism“, che attraverso un’installazione immersiva si propone di infondere nuova luce sul comportamento razzista e i pregiudizi.

Come si costruisce un pregiudizio? Quale è la realtà sul concetto di “razze” da un punto di vista genetico? Come è possibile che vi siano Stati che hanno istituzionalizzato il razzismo contro specifiche categorie di individui? Domande centrali che si pone l’esposizione nella sua analisi di un fenomeno sociale tanto irrazionale quanto diffuso. Tutti gli uomini sono uguali, eppure, così non è stato, non lo è ancora oggi, e ci auguriamo possa esserlo nel prossimo futuro.

La genetica ci mostra come il concetto di “razze” non abbia legittimazione scientifica, ma il razzismo persiste. All’incrocio con l’antropologia, la biologia, la sociologia e la storia, la mostra è organizzata nel campo delle scienze umane e sociali. Un autentico viaggio che decodifica le “ragioni” del razzismo e comportamenti discriminatori in determinati periodi storici.

La mostra è suddivisa in tre parti: “io e loro”; “la razza e la storia”; la situazione oggi. Il pubblico è invitato a comprendere i meccanismi individuali e collettivi che portano al rifiuto degli “altri” e ad aumentare la consapevolezza delle discriminazioni attuali.

La mostra presenta anche la Coalizione Internazionale delle Inclusive e delle Città Sostenibili dell’UNESCO – ICCAR robusta piattaforma per combattere il razzismo e la discriminazione e promuovere l’inclusione e la diversità nelle società, iniziativa nata nel marzo 2004 per creare una rete di città interessate a condividere esperienze per migliorare le proprie politiche per combattere il razzismo, la discriminazione, la xenofobia e l‘esclusione.

Al fine di tener conto delle specificità e delle priorità di ciascuna regione del mondo, le coalizioni regionali hanno creato un proprio programma di azione in Africa, Regione Araba, Asia e Pacifico, Europa, America Latina, Caraibi e Nord America . Ogni coalizione regionale avrà un suo “piano d’azione in dieci punti”.

Per approfondimenti sulla mostra: Us and them

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