Umbria. Popolo dalle molte vite

Gubbio e natura

Qualcuno ha scritto che l’Umbria è il cuore verde dell’Italia. In che cosa consiste la singolarità di questa definizione? Forse perché la sua terra ubertosa da sicurezza e calma, forse perché le sue pianure ben ordinate danno forza e convinzione nel domani. Certo il paesaggio è commemorante un’epoca mitica in cui i popoli vivevano una storia loro, fatta di un patrimonio i cui elementi si confondono tra l’umano e lo spirituale, e che costituiscono la storia di un popolo “dalle molte vite”.

Gubbio, città del silenzio e della lingua degli antichi

Non c’è città, che non ti dica o ti lasci qualcosa. Perugia, Norcia, Assisi, Cascia, Spello, Orvieto, Todi, Spoleto e Gubbio. Ci fermiamo qui o meglio partiamo da Gubbio per descrivere qualcosa che da tempo è in punta di penna, e dirvi i ricordi su questa città che con tutta la sua poesia ed il suo mistero è tra le più suggestive e più vere città del “silenzio”.

Vi si entra quasi in punta di piedi, dato che l’auto ben presto è riposta in un posteggio e dimenticata.

L’acciottolato delle strade interrotte da scalinate con lastroni ben levigati, invita al passeggio e scopri subito che vai incontro a secoli passati, ti tuffi a ritroso nella memoria, a reminescenze scolastiche e pensi a Guelfi e Ghibellini in tenzone. Presto scopri però che la retromarcia nella storia di questa città va innescata più velocemente. Gubbio conserva infatti la pià alta testimonianza della civiltà umbra.

Il più notevole testo di tutta l’antichità classica, un documento fondamentale della lingua degli antichi: le tavole Eugubine, che offrono il quadro della struttura della città, dal III al I secolo a.C. Sono sette lastre bronzee, scritte in parte in alfabeto nazionale derivato dall’etrusco, in parte in alfabeto latino adattato dalla lingua umbra dell’epoca.

Il panorama della città è ben visibile dall’imponente Piazza della Signoria, caratterizzato da un contorno ben definito, corrispondente alle antiche mura ove 6 porte si aprono in relazione all’estremità delle principali strade d’accesso all’interno. Uniti dalla piazza pensile i due palazzi eretti ai lati, come due alfieri protettivi, sono un’opera urbanistica importante. Progettato il tutto nel 1322, il tripudio delle arcate ne afferma la semplicità e l’essenzialtà.

Palazzo dei Consoli, museo archeologico e spettacolare arco visivo

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl palazzo dei Consoli è sede della pinacoteca e del Museo Archelogico e conserva appunto le tavole Eugubine e l’altro è il Palazzo del Potestà, ora sede del Comune.

Per chi ha gambe buone e fiato da vendere, salire fino all’ultimo verone del palazzo dei Consoli, attraverso la sala ove sono in bella mostra le monete più antiche che la storia dei popoli italici abbia catalogato, è un’esperienza unica.

Da lassù lo sguardo spazia fino al contorno delle prospicenti colline: a destra è visibile il Teatro Romano con la sua cavea di 70 m. diviso in 4 cunei le cui scalette immettono alle gradinate. Restaurato nel I secolo d.C. è rivestito in bugnato ed in estate ospita rappresentazioni classiche.

Girando il capo di 30 gradi si scorge il mausoleo Romano che si ritiene sia stato il sepolcro di Genzio, re degli Illiri dato in custodia agli eugubini nel 168 a.C., mentre altri asseriscono essere la tomba di Pomponio Grecino. A lato del mausoleo dei 40 martiri è la chiesa della Madonna del Prato in perfetto stile barocco, ricca di affreschi di Allegrini, Dorigny e Lapis. Completando l’arco visivo, a sinistra vi è la Chiesa della Vittorina ove la tradizione dice sia avvenuto l’incontro tra S. Francesco ed il lupo.

Artigianto e antico folklore

Ma di chiese, monasteri e conventi ve ne sono ad ogni angolo della città e non basterebbero le poche ore della nostra sosta per visitarle e qui ricordarle . Ridiscendere velocemente le ripide scale, perdersi nei meandri delle viuzze cinquecentesche per essere attratti dai cento e più negozi ove l’artigianato della ceramica e del ferro è in grado di sfornare preziossimi pezzi, di un timbro tipico della regione, è un rompere con l’antico che fino a quel momento ti aveva soggiogato.

Ma è solo questione di momenti, passando davanti alla stazione della funivia che conduce a S.Ubaldo riemergono i ricordi di un antico folklore che annualmente rinnova tradizioni allacciate al 1160 d.C. Quando nell’anniversario della morte del Patrono della città avviene la famosa corsa dei Ceri. Sono tre colossali costruzioni in legno a forma di doppio cero che recano in alto l’effige di S. Ubaldo protettore dei muratori, S.Giorgio dei commercianti e artigiani, e S. Antonio dei contadini, e che sono portate a spalla da venti ceraioli lungo un itinerario che si snoda attraverso le vie principali della città per giungere, dopo una corsa frenetica, all’ascesa del monte Igino e arrivare alla Basilica del Santo, che dall’alto sembra proteggere tutta la vallata.

Riconoscersi nel passato per costruire il proprio avvenire

Il frastuono, le urla, un’apparente pazzia fa partecipare tutti i presenti a questa misteriosa sintesi tra il profano ed il sacro, tra il simbolo di forza e quello di fede. Il tutto è per Gubbio una grande festa allegorica per il suo patrimonio culturale che si perde nei secoli, per la sua tradizione ancor oggi indistruttibile e luminosa. E nello splendore di maggio anche la manifestazione del palio della balestra fa di Gubbio un richiamo inevitabile per chi ama un folklore antico che resta sempre e comunque attuale.

Ecco perchè c’è tanto verde ovunque: sulle colline, lungo i filari di viti, lungo i pendii delle brevi valli, negli animi e nelle attività della gente umbra. Vivono in pieno medioevo grazie alle strutture urbane e sono sempre giovani, rievocano con eguale carica e con perfetto rispetto per le tradizioni passate, tutto ciò che la storia ha loro regalato ed offrono a coloro che visitano Gubbio per la prima volta la possibilità di riconoscersi nel passato e vedere come costruire, senza intaccare le dimensioni originarie, il loro avvenire.

Gli Eugubini hanno infatti sfidato la storia, le loro sfide furono di volta in volta: le guerre, le carestie, gli assedi, l’isolamento, oggi queste sfide si chiamano traffico, speculazione, alienazione, ma fino a quando Gubbio sarà guidata razionalmente si potrà credere che la città di ieri può vivere anche oggi, ma rimarrà sempre, con il suo aspetto maschio e silente, una delle più belle città medioevali, e ben difficilmente qualsiasi altra potrà competerle in quanto a fascino e mistero.

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