Tornando a Beckett

Lo scenario è coinvolgente. Sembra di entrare nella storia, superi un arco  e tutto intorno senti che il silenzio accompagna i tuoi passi verso qualcosa che si veste di religioso, non sono ruderi ma vestigia di una chiesa cominciata ed edificata secoli fa ma mai terminata e di conseguenza mai consacrata. Sei al centro di Roma, alle tue spalle la Scala Santa fa da sentinella alla Basilica di San Giovanni, eppure stai per entrare in un mondo diverso, e con uno spirito predisposto a conoscere da vicino quello di cui conosci poco, ti senti attratta come ad un incontro al buio, pronta a sentire quelle parole che l’uomo teme, ovvero il sapere che l’ignoto e l’invisibile potrebbe farti comprendere una realtà senza però avere l’opportunità di incontrarla e capirla completamente.

Chi è Beckett per te? Uno scrittore, un drammaturgo, colui che vuole farti riflettere su quanto l’uomo legato a doppia mandata in una vita dai rivolti profondi ma vuoti può essere anche capace di nascondere con le parole tempi e spazi che influenzano i pensieri e le azioni della persona. Va da sé che non è facile entrare in questa rivoluzione del pensiero umano, ed il tentativo di presentarlo come ha fatto il regista Marco Carniti, con la drammaturgia di Francesco Tozzi e che ha incontrato l’approvazione del pubblico presente nel monologo recitato da Francesca Benedetti.  Ecco la protagonista, un’attrice a tutto tondo, con una forza vocale imperiosa e ricca di tante sfumature, percorre e crea per il pubblico tre romanzi: Molloy, Malone muore, L’Innominabile.

Il testo assomiglia ad un eco ripetuto e la vita vaga tra inerzia, stimoli ed atmosfere il cui obiettivo entra ed esce nel percorso della storia stessa. Il sottofondo musicale, le luci abbaglianti, la scenografia immaginaria di un luogo senza tempo, quasi coperto da veli trasparenti che ne indicano la leggerezza, tutto ha contribuito a rendere unico lo spettacolo e il regista Marco Carniti ha meritato gli applausi finali. Oggi conosciamo Beckett più da vicino, usciamo in strada con le parole udite quasi ci fossero appartenute in un mondo lontano, il tutto resta con noi quasi fosse un rapporto con l’assoluto, con l’inafferrabile, con il credere nell’esistenza giusta e che mai possa così essere dispersa nell’iniquità del mondo.

Back to Beckett al Teatro Basilica, Roma, dal 18 al 23 febbraio 2020.

 

Immagini dall’alto: 1) Roma, interno del Teatro Basilica; 2) il drammaturgo e scrittore Samuel Beckett (1906 – 1989) ripreso nella locandina dell’opera Back to Beckett; 3) l’attrice Francesca Benedetti

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.