Bernardo Strozzi. La conquista del colore

Con l’arrivo dell’autunno sono tornate le visite gratuite ai musei la prima domenica di ogni mese e si potranno così varcare quei portoni che sono l’ultimo baluardo protettivo ai tesori di cui l’Italia è ricca. Dal 12 al 13 ottobre anche il FAI promuoverà gli incontri guidati verso la conoscenza di dimore e siti importanti sparsi lungo il nostro stivale e scelti da studenti culturalmente preparati nell’ambito dell’arte e della bellezza del territorio.

Ci sovviene quindi, in punta di penna, ricordare l’inaugurazione della mostra dei dipinti ed affreschi di Bernardo Strozzi in uno dei famosi Rolli, che fecero dell’attuale capoluogo ligure La Superba: il palazzo Nicolosio Lomellini o, meglio, Palazzo Rosso. Così a Genova, al  piano nobile ed in 5 sale di questa costruzione, dal 11 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020, verrà allestita la mostra monografica Conquista del colore.   50 opere di Bernardo Strozzi (1582-1644), le cui peculiarità artistiche formano  i paralleli che hanno unito, in quel favoloso secolo, Caravaggio, Van Dick, Rubens, Orazio Gentileschi e Luca Cambiaso.

La vita di questo pittore è stata, come sovente accade, legata a fatti imprevedibili. Entrò in convento a 17 anni ma dopo 5, alla morte del padre, lasciò il monastero (senza tornare alla vita secolare) per assistere la madre e cominciò a lavorare. I cugini Giovanni Stefano Doria e Gian Carlo Doria lo aiutarono e gli commissionarono vari dipinti per la loro collezione e gli fecero affrescare le volte del palazzo a piazza San Matteo.   Detto anche Il cappuccino, Strozzi  ebbe un rapporto difficile con l’ordine quando, nel 1621, il tribunale ecclesiastico giudicò la sua arte incompatibile con il suo stato sacerdotale e lo costrinse a rientrare in convento. A quel punto l’artista lasciò Genova e chiese asilo alla Repubblica di Venezia, dove il Cardinale Federico Correr e il Doge Francesco Erizzo lo accolsero a braccia aperte: e da qui ha origine il suo secondo nomignolo, Il prete Genovese.

Ai suoi tempi fece molto scalpore il quadro nel quale la Madonna, dall’abito strappato e scollato poggia il piede nudo su un cesto con attrezzi da cucito, così come l’immagine di Tobia che cura il padre e, del quale ne esistono 3 versioni, conservate, rispettivamente, al Prado di Madrid, al Metropolitan di New York, e all’Hermitage di Pietroburgo.

Parte della produzione di Strozzi richiama  la pittura fiamminga, con il fondo scuro che proietta gli oggetti in primo piano. Né fu insensibile all’influenza caravaggesca. Poi, gradatamente, Bernardo Strozzi comincia a disegnare figure dai toni più delicati e caldi, le sue tele hanno una luce diversa perché libera il suo senso del colore e va incontro a nuove proiezioni che portano la figura più facilmente vicina a colui che la guarda.  Un tratto quest’’ultimo ben evidenziato dal sistema di specchi, creato a Palazzo Nicolosio Lomellini che  consente al visitatore di osservare il racconto colorato dell’Allegoria dell’Evangelizzazione del Nuovo Mondo (affrescato nella volta del piano nobile), così come lo stesso artista ne immaginò la visione per il marchese Luigi Centurione.

Le  opere di Strozzi sono in tutto il mondo, da Baltimora al Walter Art Museum, a Venezia, Chambery, Pinakotec di Monaco, al Kunsthistorisches di Vienna, a Budapest, a Londra, al Prado e al Bohemisze. La Pala con il Miracolo di San Diego di Alcalà (1625) è presso la S.S. Annunziata di Levanto ove sono dipinti dei pellegrini che si rifanno alla Madonna dei pellegrini, la Madonna del Rosario è a Borzoli e Framura e l’ultimo suo lavoro e a Laigueglia ove dipinse la Cappella di San Tomaso e San Domenico commissionata da Marco Centurione, parente della Santa Virginia Centurione Bracelli, fondatrice della suore brignoline, tuttora presenti nell’ospedale civile della città ligure.

L’esposizione genovese –  organizzata da Anna Orlando e Daniele Sanguineti, autori del catalogo  edito da SAGEP –  permetterà di vedere opere conosciute e non di questo artista che va ad aggiungersi alla miriade di altri grandi pittori per i quali la nostra riconoscenza non avrà mai fine.

Secoli di storia, arte, ricchezza e meraviglie che  ci consentono di guardare sempre con occhi nuovi il nostro patrimonio e farne uno strumento di gioia e orgoglio.

 

 

Immagini: Opere di Bernardo Strozzi – 1) ‘Allegoria dell’Evangelizzazione del Nuovo Mondo’, affresco della volta del genovese Palazzo Rosso (1623-24); 2) ‘Madonna col bambino e San Giovannino’ (circa 1620) 

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