Il silenzio grande che s-confina in una sala, preda dei suoni stonati del suo tempo

Il silenzio grande, opera teatrale in due atti scritta dalla penna di Maurizio De Giovanni, celebre per i suoi romanzi I bastardi di Pizzo Falcone e Il Commissario Ricciardi. La regia è firmata da Alessandro Gasmann che riesce come sempre a cinematografare il palcoscenico con degli effetti particolari che non offendono mai il teatro in quanto tale.

I due, regista e scrittore, vantano collaborazioni: insieme nella trasposizione televisiva de I bastardi di Pizzofalcone,  l’adattamento teatrale di Qualcuno volò sul nido del cuculo.  Uno spettacolo ricco di suggestioni e richiami al nostro glorioso passato calcistico, in un tempo in cui la legge Basaglia sapeva ancora di rivoluzione impossibile.

Qui, invece, ne Il silenzio grande, regnano sovrani dialoghi profondi, una botta e risposta di umanità cruenta e amabile al contempo. Un intreccio di voci dissidenti che fa riflettere su una tematica mai obsoleta,  la famiglia tradizionale e non, fatta comunque di sottesi rapporti. Così il palcoscenico è la terra dove si assiste ad una transumanza di esistenze accompagnate da una leggerezza silente che fa sorridere pur mostrando ogni aspetto nascosto, oscuro del nostro vivere. Il silenzio grande, appunto.

Massimiliano Gallo in scena è un affermato scrittore in cerca di nuova ispirazione, vive il suo letargo nello studio nella vecchia casa, circondato da immense librerie ricolme di testi. Questo il con-testo in cui combatte la sua personale battaglia con le parole, quelle dei suoi romanzi di successo, quelle delle opere incompiute, quelle dette e non dette. Perchè la vita, prima o poi, si relega nell’oblio.  Allora i vecchi silenzi familiari possono rimbombare fino all’infinito.

La famiglia nel silenzio più grande. Una moglie, Stefania Rocca, costretta a monologhi duri, ma senza lacrime. Una figlia, Paola Senatore, troppo innamorata del proprio padre per rincontrare il grande amore. Un figlio, Jacopo Sorbini, che dichiara quasi per vendetta la sua omosessualità, come se le nostre scelte siano sempre ascrivibili ai genitori. Infine la fedelissima Bettina, Monica Nappo,  cameriera, consigliera, custode di mille segreti. Personaggio versatile, la governante governa le tante fragilità proprie di una famiglia apparentemente ingrata al suo pater familias.

Tutto scorrerebbe secondo copione se non fosse che proprio il copione riserva un’insospettabile sorpresa. Una solidità che via via appare in tutta la sua compostezza. Sicchè lo spettatore si lascia catturare dall’intensità di un silenzio che d’improvviso rompe gli argini; il non detto compare svelando la complessità umana di ogni personaggio.

Massimiliano Gallo e Monica Nappi risultano superlativi nei loro sobbalzi, voli pindarici fra commedia e tragedia. Padroni della scena, del testo, dei tempi di battuta che mai stona. Magistrali tutti soprattutto se nel teatro si consuma una parallela piéce teatrale. Siamo al Diana di Napoli, o meglio nel cuore pulsante dell’ altra Napoli, il Vomero, patria di virtù. Discutibili. Squillano, rombano cellulari, di continuo.

Non basta, a cotanto rumore tecnologico seguono commenti colorati e ridondanti. Voci altalenanti, frasi stridenti che donano alla serata un colore quasi felliniano. Ricordate la scena di Roma, quando la platea popolana con schiamazzi inportuna gli attori? Deriso un giovane Alvaro Vitali da variopinte canzonature . Ma al Diana mancava la cinepresa del Maestro per tradurre la maleducazione in arte. Grande Gallo quando al termine ha ricordato ” non sarebbe meglio dire  “ci sentiamo dopo il teatro”?

 

Fotografia dall’alto: 1) in basso da sinistra in basso gli attori Massimiliano Gallo e Stefania Rocca con al centro il regista Alessandra Gasmann; 2) Napoli – Teatro Diana – photo by abbanews.eu 

 

 

 

 

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