Scarpette rosse in ceramica, dalla città della prima legislatrice contro lo stupro

Le scarpe rosse sono il simbolo della lotta contro la violenza delle donne e del femmicidio da quando l’artista Elina Chauvet  (nella foto a lato) le utilizzò nel 2009 per l’installazione Zapatos Rojos. Ideata per ricordare e richiamare l’attenzione sulle centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez a partire dagli anni ’90 del Novecento, sui cui omicidi non è mai stata fatta chiarezza.

Da allora l’installazione è stata replicata in varie parti del mondo e il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza e il femminicidio sulle donne, indossare un paio di scarpe rosse significa dire no alla violenza sulle donne.

Il progetto di Oristano, la città della prima legislatrice contro la stupro

Per la ricorrenza del 2017, Pupa Tarantini, assessore all’artigianato del Comune di Oristano, ha ideato il progetto Scarpette Rosse in Ceramica: una proposta artistica di alto valore umano e sociale, raccolta dall’Associazione Italiana Città della Ceramica (AICC).  Maestri, artisti e ceramisti, guidati e coordinati dal grafico e pubblicitario Gavino Sanna, hanno creato e realizzato scarpette rosse in ceramica, che il 25 novembre saranno esposte nei luoghi pubblici di 37 città italiane.
Il progetto fa parte dell’insieme di iniziative collettive e nazionali (installazioni, performance, flash mob e work shop) che si concentrano in 3 date: il 25 novembre 2017, l’8 marzo e il primo week-end di giugno 2018 in occasione della manifestazione Buongiorno Ceramica.

Non è un caso che il progetto nasca ad Oristano. E qui, infatti, che la Giudicessa Eleonora d’Arborea nel XIV secolo ampliò la Carta de Logu, inserendovi norme contro la violenza alle donne. La Carta de Logu, uno dei più antichi codici di legge, è rimasta in vigore fino al 1827.

Il 25 novembre, in ricordo della sorelle Mirabal

La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 17 dicembre 1999, in ricordo delle sorelle Mirabal (nella foto a lato), barbaramente uccise dai militari del regime di Rafael Leónidas Trujillo, dittatore della Repubblica Domenicana  dal 1930 al 1961.  Le sorelle Mirabal, con i loro coniugi, erano impegnate nella lotta contro il dittatore Trujillo.  Il 25 novembre 1960 le sorelle, mentre si recavano a fare visita ai mariti in carcere, furono catturate dalle forze militari del regime. Portate in un luogo segreto, furono prima torturate e poi uccise. I loro corpi furono, quindi, messi nella loro macchina gettata in un precipizio per simulare un incidente.
L’eliminazione delle sorelle Mirabal ebbe una grande ripercussione sulle coscienze dei domenicani e portò all’attentato che pose fine alla vita di Trujillo nel 1961.

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