Roma, la città che non si conosce mai abbastanza. Un viaggio nella storia condensata nei monumenti.

L’intervallo che mi è concesso al termine delle prime ore di studio tenutesi nella sala dei Cento Giorni, presso il palazzo della Cancelleria è breve, ma sufficiente per fare una bella passeggiata al centro di Roma. Il freddo è sopportabile perché il sole, ancora alto, accompagna i miei passi verso una rivisitazione della città, da me per troppo tempo trascurata. Così Corso Vittorio Emanuele II mi ritorna familiare. Anni fa qui esisteva una piccola pasticceria che vendeva specialità napoletane e lì avevo acquistato la famosa pastiera, che poi con il tempo è diventato un dolce che mi …riesce benissimo.

Passo dopo passo mi accingo a salire alcuni gradini, la facciata esterna della chiesa è in stile barocco, mi sorprende vedere che lassù in alto manca la figura di un angelo. La storia racconta che il papa di allora non apprezzò la prima statua e così lo spazio destinato alla seconda rimase vuoto. Mi trovo dunque a Sant’ Andrea della Valle. Perché della Valle? Sapevo di un certo Prato della Valle a Padova, ma perché questa aggiunta al nome del Santo?  Nei secoli passati in quei luoghi esisteva un lago, ed Agrippa vi aveva costruito le sue terme, poi fu prosciugato e rimase un terreno affossato chiamato valle. Nel XII secolo si costruì questa chiesa che fu chiamata S. Andrea de Hortis, proprio perché allora quel campo era davvero un orto coltivato.  La storia va ora di pari passo con la mia voglia di entrare in questa basilica plasmata dal genio del Borromini e dalla grandezza del Bernini.

Sono dentro, non c’è quasi nessuno, quattro turisti, sorprendentemente in manica di camicia, visto che siamo in inverno, sono tutti con il naso all’insù. Io faccio altrettanto, e non posso fare a meno di rimanere a bocca aperta.

Un soffitto che non sai se sia vero o frutto della tua immaginazione, seguo il transetto del Borromini che si apre alla calotta raffigurante la gloria celeste e solo il silenzio riesce a parlarmi di qualche cosa di soprannaturale. La mia testa gira in continuazione, poi come per incanto torno sulla terra, al centro della navata noto che vi sono due tavoli con una copertura a specchio.

La mia cervicale mi ringrazia, posso ora vedere, stando in posizione eretta, tutti i dipinti dei soffitti, e resto lì, affascinata per molti minuti. Mi domando se saprò descrivere quello che i miei occhi vedono, ma credo che anche con tutta la mia buona volontà, la mia risposta è che non saprò mai far vedere, con le mie parole, ciò che vedo e a chi mi legge e non mi resta che invitarlo a venire a S. Andrea della Valle.

 

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