Piero Martinetti. Il coraggio della coerenza

Il 5 marzo 2018 l’Università Statale di Milano celebra il filoso Piero Martinetti, uno dei 12 docenti universitari – su 1200 – che si rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al fascismo; un gesto che gli procurò la perdita della cattedra e l’esclusione da ogni Università e Associazione culturale del Paese.  Accadeva nel novembre del 1931.
Piero Martinetti insegnava nell’ateneo milanese dal 1906 , che in quei tempi era stato rinominato Regia Università degli Studi. Dopo il rifiuto venne pensionato d’autorità.

Nato a Pont Canavese (Torino) nel 1872, dopo gli studi classici  Martinetti s’iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Torino dove  si laureò nel 1893 con la tesi    Il Sistema Sankhya. Studio sulla filosofia indiana, vincendo il premio Gautieri.
Dopo un periodo d’insegnamento presso i Licei, Martinetti vinse il concorso universitario di filosofia teoretica nel 1905 e nel 1906 fu chiamato sulla cattedra dell’Accademia scientifico-letteraria di Milano che divenne nel 1923 Regia Università degli Studi.    Le porte all’insegnamento accademico gli si erano aperte anche grazie alla pubblicazione, nel 1904, del suo considerevole testo Introduzione alla metafisica. 1° Teoria della conoscenza, dove espone la sua speculazione filosofica teoretica e morale.

Il libero pensatore

Figura d’intellettuale indipendente Martinetti, nel corso della Grande Guerra, al contrario di molti colleghi criticò aspramente sia la guerra, che considerava “un’inversione di tutti i valori morali” con il carico di tragedie umane e civili che comporta, sia lo spirito militarista. “La guerra – scriveva Martinetti – conferisce alla casta militare un primato effettivo anche quando intellettualmente e moralmente è l’ultima di tutte, subordinando a esse le parti migliori della nazione”.

Si mostrò ostile al socialismo marxista così come al fascismo nascente nel quale aveva individuato i germi totalitari.  Rifiutò, infatti, di entrare a fare parte della Reale Accademia dei Lincei.   E iniziarono i suoi problemi in ambito accademico. Mentre l’Università milanese si ‘fascistizzava’ Martinetti difese con parole e fatti la sua dignità di docente, affrontando le minacce degli squadristi.  Si piegò soltanto nel febbraio 1926, quando a seguito di una denuncia al rettore Luigi Mangiagalli per “vilipendio della eucarestia”, sottoscrisse un memoriale in difesa dei suoi corsi sulla filosofia della religione.

Oltre  che all’Università, infatti, Piero Martinetti teneva corsi e conferenze di filosofia della religione presso la Società di studi filosofici e religiosi che aveva fondato a Milano nel 1920, insieme con pensatori e intellettuali “in piena e perfetta indipendenza da ogni vincolo dogmatico”.  Lo scopo della Società era aprirsi a un pubblico più vasto che quello universitario: un’istituzione culturale orientata verso una religiosità laica che con l’apporto del ragionamento filosofico contribuisse alla formazione di coscienze critiche.  Nel 1922 il nostro aveva composto il testo Breviario spirituale (ed. Utet) che riassume il suo pensiero etico. Nel 1928 scrisse La libertà, secondo caposaldo del suo pensiero filosofico, dove analizza il concetto di libertà del volere umano.

In conflitto con il Governo e i libri all’indice

Gli attriti con il governo fascista, dopo la denuncia subita nel febbraio 1926, continuarono. Un mese dopo chiamato dalla Società Filosofica Italiana a presiedere il VI Congresso nazionale di filosofia, subì un procedimento disciplinare che lo portò alle soglie della sospensione dell’insegnamento. Il ministro della Pubblica Istruzione, Fedele, lo accusò di “manifesta incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo”. Il questore ordinò la chiusura del Congresso. Il rettore Mangiagalli dispose affinché l’ordine fosse eseguito.  Martinetti, insieme a Cesare Goretti (segretario del Congresso), inviò una lettera di protesta al rettore con la quale oltre a informarlo che il Congresso era stato sciolto “senza incidenti” esprimeva in nome di tutti i partecipanti la “protesta in nome della libertà degli studi e della tradizione italiana contro un atto di violenza che impedisce l’esercizio della discussione filosofica e invano pretende di vincolare la vita del pensiero”.

Si arrivò così al novembre del 1931: al grande rifiuto.  Ripercorrendone la biografia il mancato giuramento al fascismo di Martinetti, altro non è stato se non il naturale e coerente epilogo di un’esistenza spesa nell’impegno costante contro ogni sorta di barriera al libero pensiero.

Forzato alla pensione, Piero Martinetti dal 1932 fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1943, impiegò il suo tempo a studiare, a scrivere e a dedicarsi alla piccola tenuta di Spineto di Castellamonte (Torino).  A questo periodo si devono il completamento della trilogia del suo pensiero con la composizione   dell’Introduzione alla metafisica 2° e i testi di filosofia della religione: Gesù Cristo e il cristianesimo (1934) e Il Vangelo (1936): entrambi messi all’indice dall’autorità ecclesiastica.

Nonostante la sua vita ritirata, nel maggio del 1935 Martinetti venne arrestato perché sospettato di aver partecipato alla congiura antifascista, organizzata dagli intellettuali della casa editrice Einaudi. Completamente estraneo ai fatti venne rilasciato dopo 3 giorni di carcere.

L’ omaggio della Statale di Milano

La Statale di Milano il 5 marzo 2018 ricorda il suo illustre docente (al quale ha recentemente dedicato il dipartimento di Filosofia) con una serie di eventi culturali, tra i quali:

la messa in scena dell’opera teatrale Preferirei di no, allestita nell’Aula Magna, che prende le mosse dal libro omonimo di Giorgio Boatti (ed. Einaudi 2010) dove si racconta la storia dei 12 professori che preferirono l’oblio civile piuttosto che giurare fedeltà a Benito Mussolini.

Precede lo spettacolo teatrale l’incontro al quale parteciperanno oltre al rettore dell’Ateneo Gianluca Vago e al direttore del dipartimento di Filosofia Piero Martinetti, Luca Bianchi, anche Maria C. Fenoglio Gaddò, presidente della Fondazione Casa e Archivio Piero Martinetti Onlus e Alberto De Bernardi, vicepresidente dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri.

Sempre il 5 marzo presso la  Biblioteca di Filosofia dell’Università Statale, oltre al seminario sulla figura e l’opera del filosofo piemontese,  sarà inaugurata  la mostra bibliografico-documentaria Piero Martinetti nella vita e nelle carte con i documenti concessi dalla Fondazione Casa e Archivio Piero Martinetti e Apice (Archivi della parola, dell’immagine e della comunicazione editoriale) dell’Università Statale.  La mostra si protrarrà fino al 30 marzo 2018.

Tutti gli eventi organizzati dalla Statale di Milano sono aperti anche alla cittadinanza.

 

 

Foto di copertina: ceramica policroma di Renzo Igne, dedicata a Piero Martinetti, posta nella piazzetta di Spineto di Castellamonte

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