Pier Paolo Pasolini: la poesia di un Uomo

pier-paolo-pasolini-a-51-anni-dalla-sua-scomparsa-un-vuoto-ancora-incolmabileIl 2 novembre 1975 presso l’Idroscalo di Ostia (Roma) veniva ritrovato senza vita il corpo del poeta, scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, uno dei maggiori intellettuali del XX secolo.

Nato a Bologna il 5 marzo 1922 da una famiglia di origine friulana, a soli 17 anni s’iscrisse alla facoltà di Lettere dell’ateneo bolognese. E diede inizio alla sua attività di poeta.

Alle lettere che scriveva agli amici tra i quali figuravano Luciano Serra, Roberto Roversi e Francesco Leonetti, allegava le sue composizioni liriche, intuendo quella che sarebbe poi diventata un’importante realtà della cultura italiana del secondo dopoguerra. “L’unità spirituale e il nostro modo unitario di sentire sono notevolissimi” scriveva agli amici Pasolini “formiamo un gruppo, quasi una poetica nuova…”.

Sempre in quel periodo Pasolini dedicò molto dei suoi studi all’approfondimento dell’idioma friulano che usava per la composizione di alcuni suoi versi. Il 26 novembre 1945 si laureò con il massimo dei voti, discutendo una tesi su Giovanni Pascoli che venne poi pubblicata nel 1993 dalla casa editrice Einaudi, con il titolo Antologia.

Il periodo friulano: la meglio gioventù

pier-paolo-pasolini-con-la-mamma-susannaDopo le traversie vissute durante la II guerra mondiale, a causa della quale perse il fratello diciannovenne Guido, ucciso il 7 febbraio 1945, Pier Paolo Pasolini si avvicinò al Partito Comunista, al quale poi si iscrisse, e iniziò la sua attività di professore di lettere presso una scuola del Friuli.

Parallelamente, continuava la sua attività di poeta sostenuto dal filologo e critico letterario Gianfranco Contini al quale inviò la raccolta completa delle sue liriche in friulano dal titolo “Cjants di un muàrt”, pubblicato nel 1954, edizione Sansoni, con il titolo La meglio gioventù.

Nel 1949, durante una festa popolare a Ramuscello, dopo essersi appartato con tre minori, uno dei quali di età inferiore ai 16 anni venne accusato di atti osceni in luogo pubblico e corruzione di minore. Alla fine dello stesso anno l’accusa di corruzione di minore venne stralciata: i genitori del minore, infatti, non avevano sporto denuncia.

Nel gennaio del 1950 la sentenza decretò la colpevolezza del poeta e dei 2 ragazzi di età superiore ai 16 anni di atti osceni in luogo pubblico e condannati a 3 mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali. La pena venne poi condonata grazie all’indulto. Ma il PCI di Udine, il 26 ottobre 1950, decise per l’ espulsione del poeta dal partito, così come venne sospeso dall’insegnamento, “per indegnità morale e politica”.

La traversia giudiziaria porta Pasolini e la mamma  Susanna (insieme nella foto), a trasferirsi a Roma.

Il periodo romano

I primi tempi, economicamente molto difficili, il poeta riuscì ad affrontarli e a superarli, continuando l’insegnamento presso una scuola privata, con l’attività letteraria che lo portò a diversi riconoscimenti, e, grazie al cinema per il quale nel 1954, in collaborazione con Giorgio Bassani dalla stesura della sceneggiatura del film La donna del fiume di Mario Soldati.

Fin dall’inizio del trasferimento a Roma Pier Paolo Pasolini strinse rapporti di profonda amicizia di Sandro Penna, Attilio Bertolucci, Carlo Emilio Gadda e Giorgio Caproni e i ragazzi di borgata (importanti protagonisti della sua vita letteraria e non) come Sergio Citti, un imbianchino che divenne poi famoso attore dei suoi film e che lo introdusse al dialetto romano.

Anno fondamentale per Pasolini è il 1955 anno in cui venne pubblicato il suo primo romanzo “Ragazzi di Vita”.  Protagonisti del racconto il Riccetto, il Begalone, il Caciotta, alcuni dei ragazzi di vita che emergono dalle borgate romane post – belliche, degli anni 50 del Novecento, che non hanno neanche i soldi per il biglietto del tram, che trascorrono le loro giornate con quel che trovano e che possa essere rivenduto e accettano, occasionalmente, di prostituirsi.

a-carlo-boTema scottante quest’ultimo per quegli anni che procurò all’autore lo sdegno della critica di sinistra e la segnalazione da parte del Consiglio dei Ministri, accolta dalla Procura di Milano, di libro che mise l’opera sotto processo per il “contenuto pornografico”, processo che terminò con l’assoluzione con formula piena, dove distaccò la testimonianza a favore dell’opera e dell’autore di Carlo Bo.

Si trattava del primo incontro fra i suoi contenuti letterari e cinematografici e la giustizia che tentava di censurarli.

Stilisticamente originale per l’uso del dialetto romano, Ragazzi di vita ottenne grande successo da parte dei lettori e diede la spinta ad una carriera a doppio binario, letteraria (poesia, narrativa e saggistica) e cinematografica (autore e regista) che resero Pasolini una figura centrale della cultura italiana.

La produzione fu prolifica. In campo letterario ricordiamo, fra i tanti, dopo Ragazzi di Vita, Una vita violenta (1959), Teorema (1968) e uscito postumo, negli anni 90 del Novecento, Petrolio romanzo – inchiesta sulle vicende della politica italiana, e delle relazioni, secondo Pasolini, tra il settore petrolchimico e l’attentato di Piazza Fontana del 1969, che aprì in Italia la stagione dello stragismo e, la stessa morte di Enrico Mattei.

Alla raccolta di poesia “La meglio gioventù”, seguirono “Le ceneri di Gramsci” (1957), “L’usignolo della Chiesa Cattolica” (1958), “La religione del mio tempo “(1961).

mamma-roma-anna-magnani-ed-elio-garofaloIn campo cinematografico ricordiamo “Accattone” (1961), Mamma Roma (1962 con Anna Magnani, foto a sinistra ), Il Vangelo Secondo Matteo (1964, dove la mamma Susanna interpreta il ruolo di Maria), La commare secca (1965), Uccellacci, uccellini (1966 con Totò come protagonista); seguirono negli anni ’70 i tre film che definì la “trilogia della vita“: Il Decameron (1971, vincitore dell’ Orso d’Argento al Festival di Berlino), I Racconti di Canterbury (1972, Orso d’Oro a Berlino) e Il fiore delle Mille e una notte (1974 vincitore del Grand Prix Spécial du Jury, al Festival di Cannes).

Pier Paolo Pasolini fu un grande osservatore dei mutamenti sociali e di costume che caratterizzarono l’Italia dal periodo post bellico in poi.

Accesso oppositore del nascente capitalismo, causa per il poeta bolognese del cambiamento antropologico degli italiani, critico del movimento studentesco del 1968.

Al riguardo Paolini scrisse la famosa poesia indirizzata intitolata “Il P.C.I. ai giovani” (di cui riportiamo di seguito alcuni frammenti) per la rivista Nuovi Argomenti, ma che venne pubblicata, inaspettatamente, dal settimanale Espresso. Lo scritto di Pasolini, significativa espressione del peculiare pensiero pasoliniano, si rivolgeva ai giovani contestatori che avevano occupato la facoltà di Architettura di Valle Giulia della Sapienza di Roma e agli scontri che avevano sostenuto con la polizia, a favore  della quale Pasolini si schierò, mentre gli studenti altri non erano, a suo giudizio, che dei “falsi rivoluzionari” perché “borghesi conformisti strumento in mano alla nuova borghesia”.

“Mi dispiace. La polemica contro
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
…. Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.

Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc. …

“..Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care….”
 
“…A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra!…”

“…Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente l’idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese. Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie mani. …”

Gli anni 70: i suoi ultimi anni corsari

scritti-corsariI primi anni 70 del Novecento videro incrementare l’attività giornalistica di Pier Paolo Pasolini, prima come critico letterario per il settimanale Tempo e poi  con il Corriere della Sera, Il Mondo e Paese Sera come acuto e profondo critico di politica e di costume.

È l’avvio  dei famosi  articoli che saranno poi raccolti nel volume “Scritti corsari” pubblicato  da Garzanti subito poco la sua scomparsa nel 1975 e che lo scrittore aveva avuto il tempo di revisionare le bozze. Da queste pagine espresse la sua posizione contro l’aborto e il divorzio.

L’incipit dell’articolo contro l’aborto  che suscitò le feroci polemiche con le femministe, intellettuali  e soprattutto il partito radicale, che raccoglieva le firme per una serie di quesiti referendari fra i quali l’istanza pro-aborto,  il quale si chiedeva come poteva un omosessuale di sinistra assumere una simile posizione.

In merito il poeta bolognese scrisse “Io sono per gl’otto referendum del Partito Radicale, e sarei disposto ad una campagna anche immediata in loro favore. Condivido l’ansia della ratificazione, l’ansia del dar corpo formale a realtà esistenti: che è il primo principio della democrazia. “Ma sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio”. perché “Se tutti gli uomini sono stati embrioni, perché non tutti gli embrioni possono diventare uomini?”

L’incipit è un inno alla vita, ma lo sviluppo del ragionamento che segue lo porta ad assimilare la pratica abortiva   “al potere dei consumi – il nuovo fascismo” che con l’apparenza di libertà e tolleranza, impone agli individui un nuovo stile di vita, portandoli a una vera e propria “sclerotizzazione dei valori”, con la conseguenza dittatura della maggioranza che sfocia nel nuovo conformismo a danno della minoranza. Scrive infatti Pasolini “L’aborto rende ancora più facile il coito, e una maggiore libertà della coppia eterosessuale.

Ma questa libertà sessuale della maggioranza è diventata una convenzione, un obbligo, un dovere sociale,  un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore… “.  E la facilità ha creato una “generale ossessione” perché è indotta,  e deriva dal fatto “che la tolleranza del potere riguarda unicamente l’esigenza sessuale espressa dal conformismo della  maggioranza, mentre la minoranza” ossia gli omosessuali ne rimangono estromessi perché: “tutto ciò che sessualmente è ‘diverso’ è invece ignorato e respinto”.

E anche il riconoscimento del divorzio per Pier Paolo Pasolini,  altro non è che una concezione e concessione del “potere consumistico”  al quale fanno comodo individui deboli e convertiti all’edonismo.

La morte

pier-paolo-pasolini-street-artNella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975, Pier Paolo Pasolini rimase vittima di un brutale assassinio: percorso e poi travolto dalla sua stessa automobile.  Pino Pelosi, all’epoca dei fatti diciassettenne, già noto alla polizia come “ragazzo di vita” fu fermato alla guida della macchina di Pasolini.

Dichiarò di essere stato avvicinato dal poeta bolognese la sera precedente e, dietro compenso, di aver accettato le proposte di Pasolini, ma una volta ad Ostia non acconsentì alle richieste sessuali del poeta. Ne nacque un violento alterco che finì in tragedia.  Questa la versione di Pino Pelosi che suscitò da subito numerose perplessità.

Lo stesso Pelosi nel tempo si è più volte contraddetto. Era opinione di molti che quella sera Pelosi non agì da solo. Infatti Pino Pelosi venne condannato in primo grado per omicidio volontario in concorso con ignoti, condanna confermata in appello, che escludeva però il concorso di altre persone.

Nel 2010 su richiesta di Walter Veltroni al Ministero della Giustizia Angelino Alfano, il caso è stato riaperto, ma poiché  le indagini non hanno portato a nessuna novità rispetto alla sentenza, sono state definitivamente archiviate nel 2015.

Ma la causa della morte di Pier Paolo Pasolini è rimasta sospesa fra chi la ritiene di matrice omosessuale e chi di matrice politica. Mentre per la cultura italiana, a distanza di 51 anni,  è rimasto un vuoto incolmabile.

Di seguito la poesia che pubblicò il quotidiano genovese Il Secolo XIX all’indomani della sua morte, inviato alla Redazione di Abbanews dalla nostra giornalista Maria Teresa Sanguineti

Che cosa credi, il mondo è amore
in nessun modo lo puoi cambiare
se guardi, il sole splende nel cielo
e insieme ad esso muore nel mare,
se guardi, un fiore gode nel vento
mentre la pioggia lo può baciare
così una mano fra tante mani
sfiora il tuo corpo fra tanti corpi
e trova amore fra tanto amore,
eri una spina in un cespuglio
poi venne il vento, ti spense  forte
e tante foglie tu accarezzasti
anche se prima non conoscevi
tanti colori, tante emozioni, sussurri nuovi,
forse peccavi, sì lo sentivi
ma rimanevi perché sognavi
e dopo il vento tornò il silenzio
delle altre foglie solo il ricordo
soli noi due siamo rimasti
sazi nel corpo vuoti d’amore
poi all’improvviso sulla mia pelle
venne una  mano senza più spine
così una mano fra le tue mani
sfiora il mio corpo con il tuo corpo
e trova amore dentro il mio amore.

 

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