Mary Cassatt. Un’impressionista americana a Parigi

L’impressionismo non fu solo cosa da uomini. Tre sono le pittrici del movimento che riuscirono a imporsi in tempi in cui la pittura era considerata una pratica quasi esclusivamente maschile: prova ne è che l’Accademia delle Belle Arti (École des Beaux-Arts) di Parigi ammise ai suoi corsi le allieve soltanto nel 1897.

Le 3 pittrici eccellenti sono: Eva Gonzalès, Berthe Morrisot e Mary Cassatt. Quest’ultima era statunitense e, nonostante  in vita  fosse riconosciuta come la maggiore artista del suo Paese del XIX secolo, con il tempo il suo nome e la sua influenza nell’arte sono cadute nell’oblio. Oblio al quale vuole porre rimedio l’importante retrospettiva Un’impressionista americana a Parigi  che le dedica la capitale francese, al  Museo Jacquemart-André, fino al 23 luglio 2018.

Mary Cassatt (nella foto a lato), nata a Pittsburgh il 22 maggio 1844, proveniva da una famiglia di ricchi banchieri che, sebbene colti e cosmopoliti, erano contrari alla decisione dell’artista di diventare una pittrice professionista. La posizione della famiglia non scoraggiò Mary che adolescente iniziò a studiare arte presso  la   Pennsylvania Academy of the Fine Arts. Risentendo dell’atteggiamento di superiorità degli insegnanti e compagni di corso maschi non completò gli studi e decise di continuare a studiare pittura da sola in Europa, recandosi ad Anversa per approfondire Rubens, a Madrid per Velásquez, a Parma per il Correggio.

Nel 1874 decise di trasferirsi definitivamente a Parigi ed entrò a fare parte del movimento impressionista. La sua arte fu apprezzata dallo stesso Manet e da Edgar Degas, a sua volta molto ammirato da Mary.

Fu lo stesso Degas a riuscire ad introdurre alcune delle opere di Cassatt nell’esposizione del gruppo impressionista nel 1877, dopo che erano state rifiutate dal Salone ufficiale dell’Accademia delle Belle Arti francese.
Nel 1893 Mary Cassatt ottenne la prima personale presso una galleria di Parigi e fu in quell’occasione che un critico d’arte francese la definì la più grande artista americana del suo tempo. Ma i critici dell’altra sponda dell’oceano invece di celebrare il trionfo della connazionale, criticarono l’opera di Cassatt e misero in discussione il suo successo.

“Tipica reazione di un tempo nei confronti   delle donne che riuscivano a ottenere stima e fama” spiega Nancy Mowll Mathews curatrice dell’odierna retrospettiva parigina. Per i detrattori Mary Cassatt  aveva  conquistato il successo  per la sua ricchezza e per la protezione di Edgar Degas. E pensare che lo stesso Degas, in un regurgito maschilista, ebbe a dire: ““Non sopporto che una donna dipinga così bene”.

I commenti velenosi dei suoi compatrioti la ferirono ma non la distolsero dalla sua arte. Mary continuò a coltivare la sua carriera artistica, dipingendo i grandi temi dell’emancipazione femminile e mantenendo, a dispetto dei malevoli critici, un tratto pittorico personale.

“I temi maschili sono già ampiamente sviluppati dagli artisti maschi” disse Mary Cassat,  iniziando a ritrarre donne di successo mentre accudiscono i propri figli: una serie di quadri che la critica definì madonne, come se rappresentassero la Vergine con il Bambino. Non era questa l’intenzione della Cassat, ma  finì coll’ affrontare anche la scena religiosa ma con un approccio modernista,  realizzando  The Oval Mirror nel 1899 (nella foto a lato), una delle sue tele più famose.

Nell’ appoggiarla negli studi artistici prima e nel trasferimento in Europa poi, la famiglia le pose una condizione: che dimostrasse di sapersi guadagnare da vivere con la sua arte.  Mary ci riuscì con una produzione di circa 500 opere  e, secondo gli organizzatori dell’attuale mostra parigina, “aprendo la porta degli Usa  all’impressinismo”.   A dispetto dei commenti dei critici statunitensi dell’epoca. Potè la tenacia al pari del talento.

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