Make love not walls. Ce lo diceva già Johann Sebastian Bach

Make Love not wallsChe cosa hanno in comune il fotografo e regista statunitense David Lachapelle e il pianista iraniano Ramin Baharami oltre ad essere artisti? Detestano i muri, i confini, le divisioni e lo esprimono a parole e attraverso il loro talento.

David Lachapelle ha diretto e fotografato la nuova campagna pubblicitaria di un noto marchio italiano, all’insegna del quanto mai attuale slogan “Make Love Not Walls”, che esprime la necessità di eliminare le barriere fisiche e mentali che separano le persone. Dell’intera campagna risalta la clip, dove si vede il ballerino Sergei Polunin, che cammina solitario lungo una strada deserta, fino a trovarsi davanti ad un muro di cemento sormontato dal filo spinato.  Soffre di solitudine, il muro lo divide dal prossimo che ricerca tirando dall’altra parte una margherita. Arriva la risposta da chi soffre quanto lui dall’altra parte della cortina,  ricevendo a sua volta una margherita. I forzatamente separati si sono trovati e con la forza dirompente dei loro sentimenti riusciranno a creare un varco  nel muro e sarà un tributo di baci e abbracci senza più barriere di razza, religione o genere.

Ramin Baharmi e l’universale e senza frontiere Bach

Ramin BahramiIl pianista Ramin Baharami si è innamorato della musica, da bambino, quando ascoltò per la prima volta Johann Sebastian Bach. Un’attrazione fatale quella del pianista iraniano verso il compositore tedesco, che lo  accompagna nel corso della sua felice carriera e con il quale ha celebrato il suo compleanno nel dicembre scorso, con l’incisione del doppio cd “Quarant’anni con Bach” (Decca).  “Bach” ha spiegato Baharami in una recente intervista “è per ogni tempo e per ogni spazio. Nelle sue suite è riuscito a mettere insieme il mondo intero, quando ancora ogni popolo era gelosissimo del proprio orticello: l’allemanda era una danza tedesca, la giga era inglese, la corrente italiana, la sarabanda spagnola e araba.  Bach ha costruito ponti al posto dei muri ” conclude Baharami “Mi piacerebbe che Donald Trump amasse la sua musica”.

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