Le virtù dell’arte virtuale

museo-virtuale-Il panorama culturale attuale viene arricchito in misura sempre crescente da sperimentazioni virtuali che permettono una vivace dialettica fra produttori e consumatori culturali. Stiamo assistendo, ad una particolare fenomenologia della rete che, amplificando la voce degli interlocutori, suscita un grande interesse sociale, economico e culturale. Una disciplina del sapere e settore professionale che ri-sente in particolare delle potenzialità della rete è quello dei musei e della storia dell’arte.

L’accesso individuale al web ha ormai cambiato volto ed ha assunto le fattezze proprie della globalizzazione imperante, un’interattività che apre le porte alla civiltà on line, le cui virtù, talvolta, sono innegabili. Un esempio in questo senso ci giunge dalla sempre attiva piattaforma Second life fino a qualche anno fa, regina del mondo multimediale e mediaticamente soppiantata dai social network, quali Facebook o Instagram.

Grazie alla “madre dei tutti social network, Second Life offre la possibilità al cittadino del web di costruire un museo virtuale che, attraverso l’operosità di Avatar, personaggi digitali fantastici dietro cui si cela la persona, subisce continue ri-visitazioni. Questi utenti distanti, oltre a fruire di quanto esposto, possono interagire tra di loro al fine di migliorare l’allestimento della struttura museale. Laddove ritengono necessario un intervento correttivo possono addirittura influire sullo scenario e apportare cambiamenti, purché siano frutto di decisioni prese di comune accordo.

Una cooperativa di “fanatici” dell’allestimento che via via valutano eventuali modifiche, monitorando i comportamenti degli altri visitatori. Una rivoluzione epocale volta a rivedere i tradizionali modelli di espressione e classificazione delle informazioni. Esperienze sono state fatte negli anni passati da comuni e associazioni culturali. A titolo emblematico, di un’esperienza attuale, citiamo il Second life Web di Napoli. Second life Wikia presenta una lista copiosa di musei virtuali, alter ego di musei virtuosi ed “analogici” di ogni parte del mondo.

Museo narrante

La formazione delle competenze digitali nel Cultural Heritage (Patrimonio culturale) è sempre più diffusa e auspicata. L’Italia è stata in prima fila nel promuovere una visione decristallizzata della cultura e dei suoi prodotti. Un esempio eccellente in tal senso fu l’iniziativa del Ministero degli Affari Esteri che finanziò un’opera di grande attualità sia da un punto di vista scientifico che storico con l’obiettivo di offrire un’opportunità attiva di comprensione del patrimonio archeologico della Mesopotamia. Un percorso espositivo, flessibile per sua natura, parte dalla nascita dei primi villaggi neolitici fino all’affermazione dei grandi imperi di Babilonia e di Assiria, per finire con la rinascita dei califfati islamici. Un autentico successo di pubblico virtuale che salutò con entusiasmo l’iniziativa.

La natura figurativa dell’arte è alleata indiscussa delle nuove tecnologie il cui binomio viene fortemente utilizzato dagli istituti di ricerca del patrimonio paesaggistico e culturale di un paese; pertanto ancora di più in una nazione come l’Italia ai primi posti per i patrimoni Unesco. Solo per citare uno dei progetti dell’Itac-Cnr (Istituto per le Tecnologie della Costruzione-Consiglio Nazionale delle Ricerche) di ricostruzione virtuale, l’immersione nel paesaggio della media valle del fiume Tevere, passando dai villaggi del VIII secolo a.c. alla romana Villa dei Volusii.

Una costellazione di musei e di mostre virtuali all’interno dei musei sta magicamente arricchendo la rete web. Basti pensare al recente allestimento della mostra virtuale Uffizi Virtual Experience. Da Giotto a Caravaggio. Come leggiamo nel suggestivo sito web 3D Virtual Museum:, dedicato alla condivisione dei modelli 3D del patrimonio culturale italico “Immagina se tutti i nostri musei pubblicassero i modelli 3D di ciascun opera”.

In linea con le innovazioni

Di certo, la portata di queste innovazioni digitali smuove il terreno delle metodologie di produzione e fruizione della cultura. La tecnologia digitale democratizza l’accesso al sapere, permettendo a molti di entrare in contatto con innumerevoli contenuti presenti in rete. Questa libertà rinnova la costruzione storica, poiché coinvolge l’intera comunità in un interscambio di punti di vista.

Dunque una lettura open, una strutturazione e destrutturazione degli eventi che aiuta a comprendere il presente. Il web offre un uso consumistico del sapere la cui portata innovativa può essere rappresentata dalla costruzione collettiva ‘dal basso’ di opere, di testimonianze, di documenti. Ma quanto incide sul valore del contenuto l’interferenza di massa? Siamo di fronte ad un surplus di notizie che rischiano di esondare e farci trovare nel caos? O piuttosto il modello pluridirezionale arricchisce il sapere?

Come sovente accade, le scuole di pensiero si scontrano e aprono accesi dibattiti. L’accesso partecipato ai contenuti, all’allestimento depaupera la concezione del museo dall’arcaica sacralità. E, come ben si sa, il sacro a volte spaventa. Ebbene, la staticità insita in talune concezioni classificatorie, ormai arcaiche, annoiano e allontanano il soggetto dall’oggetto della conoscenza.

Il sapere dovrebbe emozionare, farci acquisire qualcosa di nuovo. Allora occorre prendere atto del fatto che il web interattivo nel configurare un assetto instabile, un universo mobile, tuttavia accessibile, ci sor-prende e ci rende finalmente parte integrante della conoscenza.

 

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