La legge del mare. Cronache dei soccorsi nel Mediterraneo

Il mare ha una legge universale che viene tramandata dalla notte dei tempi; in mare ci sono solo naviganti e naufraghi, perché quando il mare si agita è diventa una forza impetuosa della natura e gli uomini sono in balia della potenza delle sue onde all’interno di una imbarcazione, quella legge universale  non può distinguere fra stranieri, cittadini o clandestini: tutti sono naviganti con il  rischio di diventare naufraghi. E, durante le tempeste i primi soccorrono i secondi perché “come nel riflesso di uno specchio, tutti i naufraghi sono stati naviganti, tutti i naviganti potrebbero diventare naufraghi”.  Una “logica binaria” che esprime lo sforzo dell’uomo quando cerca di salvarsi dall’ elemento naturale che sa essere più forte di lui. Come scrive  Annalisa Camilli, nel suo libro La legge del mare. Cronache dei soccorsi nel Mediterraneo, recentemente pubblicato dai tipi della Rizzoli.

Il libro raccoglie i 3 anni dell’autrice dedicati alla comprensione del fenomeno migratorio: un’inchiesta  che l’ha condotta lungo le rotte percorse dalle persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni povertà: questi ultimi elementi non naturali, generati dagli uomini, ma altrettanto implacabili per le sue vittime.

Annalisa Camilli ha attraversato più volte quella che definisce “la frontiera d’acqua” che separa il nostro Paese e l’Europa  dall’Africa e dal Medio Oriente.  Prima ancora che il documentario della Cnn rivelasse al mondo nel 2017, un’asta di esseri umani  in Libia, la Camilli aveva già ascoltato “decine di racconti in cui erano gli stessi protagonisti a definirsi schiavi”.

Le testimonianze che ha raccolto ci parlano di persone vendute e comprate “come merce al mercato”, di torture, stupri, di chi affronta il mare ignaro dei suoi pericoli come fosse “un lago facile da attraversare”, oppure di chi è costretto all’attraversata del Mediterraneo perché dopo mesi, in alcuni casi dopo “anni”,  rinchiuso in un carcere libico, non trova “il modo per tornare a casa” ma deve pur sottrarsi “all’inferno” libico.

Certo è che, al di là delle testimonianze raccolte sul posto, sarebbe bastato considerare la situazione in Libia ben conosciuta da tutti, fa notare la Camilli: l’instabilità politica  di quell’ ex colonia italiana, oggi “divisa tra almeno 2 governi e decine di milizie armate, schiacciata dalla guerra fratricida scoppiata dopo la deposizione del tiranno Mu’ammar Gheddafi”, avvenuta nel 2011.

Una situazione politica provocata anche dall’ Europa che, dunque, avrebbe dovuto porsi – se non per motivi di civile umanità almeno per questioni di civile pragmatismo – il problema delle condizioni dei migranti intrappolati in Libia.  Invece, riporta la cronistoria dell’autrice, la politica europea  non si è posta “l’obiettivo di fermare quell’orrore”, ma soltanto quello di “ridurre gli sbarchi” e di “guadagnare nuove statistiche” da fornire all’opinione pubblica in vista delle elezioni del 2018.

Una propaganda vincente, riscontra l’autrice che dal 2015 in poi registra sul campo  un graduale ma profondo mutamento  dell’atteggiamento dell’opinione pubblica verso “i viaggi e  chi lo intraprende” e nel giro “di un tempo ancora più breve ho assistito all’esplosione di un clima di sospetto verso i soccorritori, volontari, chiunque pratichi la solidarietà”.  Testimoni scomodi questi ultimi, sottoposti a “un processo di criminalizzazione che è partito dal basso e ha trovato ampio spazio nelle dichiarazioni e nelle iniziative più o meno esplicite di diversi politici”. I margini per chi cercava di aiutare “là dove l’Europa si mostrava incapace” si sono notevolmente ridotti e non solo “in mare ma anche sul fronte dell’accoglienza”.

Mentre continuava a stare nei luoghi dove le cose accadono a e raccogliere le testimonianze  – riportate  nei suoi articoli  “cercando di essere accurata, precisa ancorata ai fatti” –  l’autrice si accorgeva di come la sua cronaca fosse distante dalla narrazione dominante “sempre più polarizzata e ideologica” fino a farsi “irrealistica”.

Il 4° capitolo del libro Le legge del mare è dedicato alle Ong nel Mediterraneo: l’autrice ci spiega chi sono, come raccolgono i fondi per la loro attività umanitaria, come operano e riporta quanto accaduto nel giugno del 2017,  quando nell’arco di 36 ore arrivarono in Italia 12mila e 500 migranti su 25 navi diverse.  Una situazione d’emergenza che portò a nuovi accordi fra Libia e Italia per la gestione dei migranti  e all’adozione  del codice di condotta per le Ong (ministro degli Interni Marco Minniti – Governo Gentiloni). Da quei mesi le  Ong  si sono dovute (si devono ancora?) difendere  dall’accusa di collaborare con i trafficanti dei migranti.

Così termina Annalisa Camilli nella rubrica che tiene sull’internazionale.it, riferendosi al suo La legge del mare:  “Il giornalista Domenico Quirico, in un suo pezzo scritto dai centri di detenzione libici, diceva che non sta ai giornalisti giudicare le politiche dei governi: il nostro compito è invece descrivere gli effetti che determinate misure, spesso drastiche hanno sulle persone. È quello che spero di essere riuscita a fare in questo libro”.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.