L’arte di Antonio Canova, il simbolo della forza della vita

Il nostro viaggio continua, e quando ci viene incontro Possagno altro non ci resta che assimilarlo agli altri paesi della terra veneta. Così incontriamo case con balconi fioriti, piazzette racchiuse tra archi ed aiuole, sapori di un tempo che fu, come il baccalà, la polenta ed i formaggi fritti. Eppure questa cittadina di poco più di 1500 anime diede i natali ad un grande artista del 1700: Antonio Canova, il più grande scultore neoclassico mai esistito.  Sono passati 260 anni dalla sua nascita e noi mortali non possiamo rinunciare a scoprire e provare l’estasi che ci trasmettono le sue opere immortali.

La casa natale ci accoglie, semplice al pari del suo modo di vivere, il tinello, la cucina, la “torretta”, il giardino, il porticato, la scuderia, e la grande ‘pignera’, parlano di lui e di come amava trattenersi con i paesani godendosi la pace di questi luoghi. Nella casa sono in mostra 34 tempere con soggetti mitologici e nel museo Gipsoteca sono esposti molti modelli originali delle sue sculture, i bozzetti in terracotta, i suoi disegni ed i dipinti. Nell’osservarli pensi però che i suoi capolavori sono custoditi nei musei di tutto i mondo, al Louvre di Parigi, all’Ermitage di Mosca, al Metropolitan di New York, al Victoria e Albert di Londra, a Vienna, a Berlino, Brema, Ginevra, Kiev ed in tanti musei italiani, ove la bellezza dei suoi lavori altro non è che l’espressione della sua genialità.

Le tre Grazie, la Venere di Milo o il busto di Nefertiti ci fanno viaggiare intorno alla terra; ci tornano in mente “l’Italia piangente”, posta nella basilica S. Croce a Firenze o il monumento funerario di Vittorio Alfieri, per il cui lavoro  lasciò scritto: “Stile grave e maestoso più che mi è possibile nel carattere dell’opera per la pienezza della penna di questo somma poeta”. Tutti i monumenti che realizzò celebrano la forza dell’eroe, quale che sia l’importanza dell’uomo, perché in essi riesce a esprimere la figura assoluta e elevata per la riconoscenza ultraterrena dei personaggi stessi.

Ma noi siamo a Possagno ed il Tempio, un’imitazione del Pantheon con il suo grandioso pronao e la splendida scalinata, ci invitano ad entrare. Prima però leggiamo l’iscrizione, in latino,  posta frontalmente sotto le 16 colonne doriche, sintesi tra il mondo greco e romano e le costruzioni palladiane,  e che dice così: “ Qui nacquero e qui furono sepolte le spoglie mortali di Antonio Canova nel quale, come visse verso la Patria il desiderio ardentissimo e quante fossero le beneficenze da esso sparse né suoi paesani questo tempio posto alle radici delle Alpi e cooperante il municipio con pietre e marmi indigeni mirabilmente edificato eterno testimonio sarà”.

All’interno 7 file di 32 cassettoni, nella nicchia c’è la Pietà con la deposizione, scolpita in bronzo, sua ultima opera. Per lui la morte ha un doppio binario, il passaggio ad altra vita e la consumazione del corpo. La sua fede vera e sincera non poteva non osservare le leggi di Dio. ed era stabile in lui la certezza che l’anima ed il corpo si sarebbero riuniti in cielo. In ogni suo lavoro sepolcrale non è evidenziato il dolore più cupo, ma prende corpo lo spirito di accettazione, mentre le sue figure femminili piangono ma, nel contempo, celano in volto un qualche suono musicale.

E così la sua arte non è altro che un simbolo della forza della vita.
L’artista riposa dunque nel suo paese natale, anche se il suo cuore e la sua mano destra sono conservati a Venezia nella tomba dei Frari. Questo suo smembramento ha prodotto alcuni contrasti, ma queste sue reliquie altro non sono che pezzi di un corpo che molti si sono contesi. La sua sepoltura avrebbe meritato un luogo importante, ma così facendo si sarebbe disubbidito al desiderio di Canova, che decise di riposare a Possagno proprio perché la sua idea di libertà e felicità si assemblassero a quelle di liberalità ed amore.

E quello che era per lui amor patrio, lo raffigurò nella statua dove l’Italia è rappresentata con una corona turrita e con una cornucopia ai piedi, per cui era simile ad una regina generosa e forte alla quale ogni uomo doveva inchinarsi in virtù di una scelta liberale e di coscienza. E la graziosa Possagno vorrebbe dirci ancora tante cose, forse narrarci di quando Canova (ritratto nella foto a lato) visse a Roma, in Piazza di Spagna, ma la città eterna è troppo distante da questi silenzi, anche se la sua grandezza è pari ad una bellezza sia del raffigurato che del valore corale delle sue immense opere.

Antonio Canova è e resterà un artista senza eguali, quanto ci ha lasciato è simile a qualcosa di ultraterreno, e questa certezza ci viene proprio da quell’emozione che si prova davanti all’opera salvifica del nostro rapporto con l’infinito.

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