La radio di Marconi. Memoria storica e individuale

Guglielmo_Marconi. Ricordi personale e memoria collettiva per l'inventore della radio che intravede il Golfo di Tigullio come punto nevralgico per gli esperimenti delle onde radio.Le date sono importanti per tutti e per noi italiani il 25 aprile è il giorno dell’anno che porta con sé la parola libertà. Se però scaviamo nella memoria, cerchiamo di riflettere, torniamo indietro nel tempo, sostiamo su certi ricordi e li colleghiamo a episodi apparentemente senza importanza, scopriamo che lo spazio che essi occupano nella nostra memoria è più grande di quello che immaginiamo.  Il 25 aprile è anche la data di nascita di Guglielmo Marconi.

Davvero tante sono le persone meritevoli che hanno scelto il mio paese per viverci, anche solamente per brevi periodi, ma che durante quel loro soggiorno hanno costruito e creato opere davvero importanti per l’umanità.

Parliamo di Guglielmo Marconi che dal 1932 al 1934 aveva individuato in Sestri Levante il luogo adatto alle sue ricerche ed ai suoi studi, e navigando con il suo panfilo Elettra nelle acque del Tigullio (conosciuto come il “golfo Marconi”) aveva scoperto, che il promontorio, che divideva le due baie, avrebbe potuto diventare un ottimo punto di osservazione per sperimentare i modelli e gli strumenti dei radar per la moderna navigazione  delle onde corte cui stava studiando.

Un uomo di mare, come mio padre, che con la licenza di capitano macchinista e di tecnico elettrico, aveva percorso, su navi da carico, più volte le tratte Genova-New York, non si era lasciato sfuggire l’occasione di conoscere uno scienziato di tale importanza, e pur con la dovuta accortezza e senza invadenza aveva avuto accesso ai locali di quella torre che si ergeva, tra alti pini marittimi e verdissimi lecci di fronte al mare, esposta a mezzogiorno, baciata da un sole dolce in primavera ed in autunno.

Grazie all’aiuto del guardiano della torre, ebbe la possibilità di entrare nel parco dei castelli Gualino, ed osservare e fotografare il posizionamento delle ceste contenenti i conigli, o l’installazione dell’antenna arcuata direzionata verso il panfilo ormeggiato in mare aperto, di fronte alla spiaggia di ponente.

Ed un giorno che ebbe l’opportunità di entrare nel piccolo studio di Marconi, fotografò un tavolo rotondo invaso da apparecchi e fili, senza sapere che, a distanza di quarant’anni, quelle foto sarebbero diventate un cimelio importante e meritevoli di essere esposte in occasione di un importante anniversario: i cento anni dalla nascita di Marconi.

Ecco le grandi intuizioni nate dalla curiosità e vivacità intellettuale che accompagnano l’uomo nel corso della sua vita: cogliere un’opportunità e metterla da parte, in una scatola, in fondo ad un cassetto. Or che ai cento se ne sono aggiunti altri 42, sfogliando, come sempre più spesso mi accade, album di famiglia, libri antichi e foto ingiallite, mi sono capitate tra le mani proprio quelle foto inerenti Guglielmo Marconi e la figura di mio padre ha assunto per me, sempre più importanza ed ho capito quanto è indispensabile conservare ogni cosa, perché, forse un giorno, o chissà per quanti anni ancora a venire, qualcuno potrà così continuare a raccontare di fatti e di immagini che ci consentiranno di entrare in contatto con storia, ed il più delle volte, inconsapevolmente.

Ecco quindi che le parole che ci ha lasciato il grande Marconi: “Le mie invenzioni sono per salvare l’umanità, non per distruggerla, e la scienza è incapace di dare una spiegazione della vita, solo la fede ci può fornire il senso dell’esistenza e sono contento di essere cristiano”, sono un qualcosa di incancellabile per tutti noi.

Scienza, vita, e fede, qualunque essa sia, se capace di infondere il bene e il progresso. Che cosa c’è di più grande!

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