Il valore aggiunto sta nei dettagli

BottoniIl dettaglio è così importante. Essenziale. Quando è misero, distrugge tutto l’insieme (Christian  Dior)

Bottoni, non solo spiccioli di civiltà

Guardando un bottone è difficile non pensare a chi l’ha posseduto prima e al suo viaggio nel tempo per giungere fino a noi.  Ogni bottone narra un’epoca, una cultura, un modo di essere. La sua etimologia più probabile richiama qualcosa di particolarmente gentile: gemma di pianta, bocciolo, dal francese arcaico “bouton”. Una seconda ipotesi rimanda, invece, al germanico botan,ricordando che nel quarto secolo i Germani usavano dischetti metallici per allacciare le vesti.

Belli come gioielli e complementi del vestiario, i bottoni posseggono le caratteristiche ideali per un collezionista: durevoli, di poco ingombro, di varietà infinita e di valore, sia nel contesto originario sia sui mercati odierni.

Belli da guardare e da toccare, hanno forme e colori che invitano a maneggiarli e, anche se spesso considerati “spiccioli di civiltà”, essi appartengono a tutte le culture e contribuiscono alla datazione e definizione del grado di raffinatezza commerciale e tecnologica di un popolo. Un tempo, uomini, donne, bambini se ne adornavano, l’uso quotidiano ne ha modificato le caratteristiche in superficie ma non ha alterato il suo originario concetto di bellezza.

Viaggio nella memoria per il gioiello del futuro

Un’idea di bottone per oggi e per il futuro, non può prescindere da un viaggio nella memoria attraverso i millenni di storia e di leggende a lui legate. Fu tra i primi ornamenti degli uomini e, la stretta relazione con i suoi possessori, è testimoniata dalla sua presenza tra gli oggetti più comuni rinvenuti nelle antiche tombe.

La storia del bottone appartiene alla storia dell’umanità vestita e pertanto è probabile che fin dai tempi della preistoria i nostri progenitori abbiano escogitato qualcosa per allacciare gli indumenti fatti di pelle con cui si coprivano e dovevano averlo fatto con qualcosa di molto simile a degli alamari d’osso.

I primi materiali usati per i bottoni sono principalmente quelli usati per costruire le fibule, le spille usate per fermare inizialmente i lembi di stoffa degli abiti, quindi metalli e materie prime di origine naturale, di pari passo con le scoperte dei metalli e delle nuove materie. I primi materiali utilizzati furono l’osso, il legno, la madreperla, il cocco e l’avorio. Con il passare del tempo, sperimentazioni e conquiste tecnologiche hanno permesso di lavorare gli stessi materiali  in modo diverso o di scoprirne di nuovi. Di secolo in secolo, i  bottoni assecondano i capricci della moda, moltiplicandosi sugli indumenti maschili, come le pretine seicentesche, chiuse dal collo all’orlo, o le marsine e le redingote settecentesche .

L’abito fa il monaco, soprattutto se impreziosito da lunghe file di bottoni d’oro. Molti  artigiani, quali orefici, ceramisti, merlettai, ricamatori, vetrai si adoperano alla loro creazione e  pittori, scultori e creatori di bijoux li rifiniscono.

bottone in bianco e neroIl re bottone e la haute couture

Il bottone non lascia indifferenti neanche le grandi signore della haute couture (alta moda). Coco Chanel e madame Schiaparelli inventano, con la collaborazione di artisti, bottoni originalissimi e dall’aspetto prezioso, con un’infinità di variazioni.
Sugli abiti di Elsa Schiaparelli ne “danzano” di forme così strane, opera anche di collaborazioni d’eccezione come con lo scultore svizzero Alberto Giacometti, che in una biografia della famosa couturiere si legge: ”Il re bottone regna incontrastato da Schiaparelli, ma nessuno assomiglia a ciò cui un bottone dovrebbe assomigliare”.  E mademoiselle Coco Chanel, accostando metalli, perle e pietre colorate, e collaborando addirittura con Pablo Picasso, inventò uno stile. Il bottone Chanel, è rimasto inconfondibile nel tempo in tutto il mondo.
Così non sorprende che, proprio come nell’800, cinque o più bottoni, uno diverso dall’altro e con una pietra di diverso colore, ornino, per esempio, una delle scenografiche camicie bianche di Gianfranco Ferrè. Né ci stupisce che in una  collezione di haute couture, Jean Paul Gaultier renda un vero e proprio omaggio ai bottoni.

Testimone  socio-culturale di ogni epoca

Oggetto di uso quotidiano ma anche testimone dei mutamenti della società attraverso la storia della moda, il bottone passa da simbolo di casta nel ‘700,  suo secolo d’oro, a elemento di seduzione nell’alta moda dei giorni nostri, ricercato da stilisti e collezionisti.
I bottoni dunque continuano ad essere una parte importante di un capo, non a caso molti brand
dedicano attenzione al loro aspetto.  L’utilizzo più massiccio delle cerniere, del velcro e dei bottoni a pressione riduce  considerevolmente l’impiego dei bottoni nei capi di ogni giorno ,un altro fattore che comporta una diminuzione nell’uso dei bottoni più ricercati, è stato il trionfo della bigiotteria che sostituisce un po’ il ruolo decorativo del bottone come abbellimento dell’abito. Nell’alta moda pero, i bottoni continueranno a essere più ricercati anche se molto meno che nelle epoche precedenti, alcune firme come Chanel, Gucci e Armani, elaborano  una tipologia di bottone o un logo che li identifica

Musei del  bottone

Data la sua la alta valenza culturale, il bottone è un autentico protagonista di mostre, allestimenti e veri e proprio musei.  La più recente mostra a lui dedicata, Déboutonner la mode all’interno del Museo delle Arti Decorative di Parigi, una collezione unica al mondo, composta da 3,000 bottoni e da una selezione di 100 capi di abbigliamento e accessori maschili e femminili realizzati da couturier d’eccezione, quali Paul Poiret, Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Jean Paul Gaultier e Patrick Kelly. In Italia trovano dimora nel  Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna, catalogati criticamente così da esprimere i loro più messaggi più intimi.

Il mondo dei bottoni è un mondo che affascina chiunque riesca a coglierne, nella sua circonferenza, l’immagine tumultuosa, restando miniature sopraffine irresistibili per i veri fashion gourmets.
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