Il filo dell’arte relazionale di Maria Lai che tiene per mano l’ombra e il sole

Fili, stoffa legno, sassi, reti, paglia: questi sono i materiali che l’artista sarda Marina Lai impiega per la sua arte, dapprima vista con sconcerto poi  considerata una nuova forma d’arte e classificata come “relazionale”.

Una definizione che ben interpreta la poetica della Lai che di quest’arte è stata l’iniziatrice e, quindi, maestra indiscussa, da quando nel 1981 diede vita alla performance Legarsi alla montagna, con la quale coinvolse tutti gli abitanti di Ulassai, il paese in provincia di Nuoro dove vide la luce il 27 settembre 1919.

Con quasi 30 chilometri di nastri di stoffa e in 3 giorni, gli abitanti del paese, guidati dall’artista, legarono le porte delle loro case e le vie per poi unirli al monte Tisiddu che  sovrasta il paese.

Un’iniziativa che mirava a creare il dialogo tra i compaesani, con il luogo in cui abitavano, la relazione, appunto, attraverso l’arte, perché l’uomo, pensava la Lai, è prima di tutto un essere creativo.  Una creatività che esprime da subito, attraverso il gioco, come accade a tutti, e come è accaduto alla stessa Lai, che per motivi di salute, pur andando a scuola ben oltre l’età canonica, ancora analfabeta già disegnava e creava.  Raccontava, infatti che “da piccola ero terrorizzata all’idea che da grande avrei dovuto smettere di giocare”. ” Il suo giocare che qualcuno – aggiunge – ha poi chiamato arte. L’arte degli adulti,  ma che richiede grande serietà”.

E, infatti, coerentemente l’artista sarda non si è mai adagiata sulla sua creatività naturale: l’ha tenacemente coltivata e corroborata con lo studio e la ricerca. Istituto magistrale a Cagliari, Liceo artistico a Roma, Accademia delle Belle Arti a Venezia. Nel suo variegato percorso formativo incontra maestri eccellenti: lo scrittore e giornalista Salvatore Cambosu (con il quale instaurerà un importante rapporto di amicizia e di collaborazione artistica), lo scultore e pittore Marino Mazzacurati e l’altrettanto artista, Arturo Martini, che non la vedeva di buon occhio perché donna e come tale non appropriata all’arte.  Ma Maria, nonostante il disagio dell’ostilità saprà trarre vantaggio dalle lezioni di Martino,  dalle quali apprende il valore del ritmo: se con Cambuso lo aveva compreso attraverso lo studio del latino e della poesia, con Martini la portata del ritmo la trova nella scultura.

Tornata in Sardegna, Marina Lai insegna presso l’Istituto Tecnico femminile. Altra esperienza con la quale coltiva ed esercita gli ulteriori  concetti fondamentali della sua poetica: la condizione femminile e l’arte intesa come funzione pedagogica.

La creatività, dunque, insegna ed emancipa, lega l’essere umano al suo prossimo per superare pregiudizi, diffidenze, egoismi.  La creatività è un gioco ma un gioco serio. E cosa c’è di meglio per giocare seriamente, per ritrovare e rafforzare la propria identità, se non rifarsi ai miti e alle leggende arcaiche della sua Sardegna, sua  fonte inesauribile d’ispirazione.

Ed ecco il libro – opera Tenendo per mano l’ombra,  la serie dei Telai,  delle Tele Cucite, dei Libri legati e i tanti interventi nella sua Ulassai: I pensieri sull’arte, Il muro del groviglio, La casa delle inquietudini e  il Museo d’Arte Contemporanea – Stazione dell’Arte  (perché realizzato nell’ex stazione ferroviaria di Jerzu)  con la donazione della stessa artista di circa 140 sue opere, tra le più significative, autentiche tappe della sua continua ricerca e sperimentazione, inseguite fino alla sua scomparsa avvenuta a Cardedu (Nuoro) nel 2013, dopo aver ricevuto il riconoscimento internazionale con le mostre negli Usa.

Ed è proprio il Museo della Stazione il partner del progetto che il MAXXI di Roma  dedica all’artista sarda, in occasione del centenario della sua nascita, con la mostra Tenendo per mano il sole  (dal 19 giugno 2019 al 12 gennaio 2020), mentre in concomitanza, in loco, verrà inaugurata Tenendo per mano l’ombra (dal 23 giugno  al 3 novembre, poi posticipata, per il successo ottenuto, al 9 febbraio 2020). ). La prima mostra raccoglierà gran parte della produzione tessile della Lai, mentre alla Stazione dell’Arte l’allestimento multimediale, curato da Francesco Casu (co-autore della fiaba animata) in collaborazione con il Centro di Ricerca sardo (CRS4), consentirà al visitatore di ripercorrere il concettuale percorso creativo dell’artista e di immedesimarsi nel suo vasto immaginario.

 

 

Fotografie dall’alto : 1) Maria Lai; 2-3) Ulassai: Allestimento di ‘Legarsi alla montagna’ e Maria Lai con le sue compaesane, 1981 ; 4) Libro legato ‘Il mare ha bisogno di fichi’ stoffa e filo, 1996; 5) Geografia, 2008

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