La storia di Ibi. Il dramma della clandestinità e la potenza dell’amore

IBI - docufilm - Locarno 70Ibi  è una fotografa, regista e immigrata clandestina.  Nata nella Repubblica del Benin (Africa occidentale) nel 1960 ha 3 figli, ma nella sua terra vive in precarie condizioni economiche. Per questo nel 2000 compie una scelta drastica e rischiosa, che possa risolvere i suoi problemi e permettere ai suoi figli un presente e futuro migliore. Accetta di trasportare della droga dalla Nigeria all’Italia.

La polizia italiana la scopre. Processata viene condannata a 3 anni di reclusione che sconta nel carcere di Pozzuoli.  Terminata  la pena rimane in Italia e trascorre  15 anni senza poter rivedere né i figli né la madre.  Senza il permesso di soggiorno non può lasciare l’Italia, e non vuole che la sua famiglia lasci la propria terra, come ha fatto lei.

Per fermare il tempo e superare la lontananza e la nostalgia Ibi inizia a filmarsi e fotografarsi. Racconta se stessa e la sua vita italiana alla sua famiglia lontana.  Racconta loro il suo anelito verso un’esistenza fatta di speranza,  riscatto e dignità,  che riesce a ricostruire in Italia, a Casal Volturno, accanto  al suo nuovo compagno, il nigeriano Salami.  Filma e fotografa per oltre 7 anni, fino alla fine dei suoi giorni. Ad aprile del 2015 inizia a stare male e il 19 maggio dello stesso anno muore, prossima, forse, ad ottenere il permesso di soggiorno e poter tornare a viaggiare  e rivedere la sua famiglia.

Il biopic

Ibi - locandinaOggi  le immagini Ibitocho Sehounbiatou sono diventate il biopic che prende il nome  dal diminutivo della  protagonista “Ibi”, da un’idea del regista Andrea Segre e del direttore della fotografia, Matteo Calore. Un film documentario come rileva lo stesso Segre non su Ibi ma  “di Ibi”, che lascia parlare “le sue immagini, il suo sguardo, le sue parole, la sua anima”.

Segre e Calore hanno trascorso giorni e giorni a guardare e studiare “le tante ore di ripresa e le tante istantanee che Ibi ha lasciato nella casa dove viveva con Salami”.  Guardano e studiano a lungo  “le video-lettere e migliaia di fotografie”.   Si accorgono che ciò che “emerge”  come racconta  il regista “non è solo la drammaticità e la dignità della storia di Ibi, ma anche la sua ricerca estetica ed etica.”   Ibi non ce l’ha fatta a vedere  realizzati i suoi desideri: riabbracciare i suoi figli e sua madre e  a ottenere il riconoscimento della sua redenzione. Ma conclude Andrea Segre anche se Ibi non c’è più, “c’è il mondo con cui Ibi ha dovuto lottare e scontrarsi  e ha voluto vivere e incontrare. Quel mondo c’è ancora e deve avere il coraggio di fermarsi a capire ciò che Ibi ha saputo insegnare”.

Il docu-film   sarà presentato fuori concorso al Locarno Festival, che si svolgerà nella città elvetica dal 2 al 12 agosto 2017 e celebrerà la sua 70° edizione.

Ibi è stato prodotto dalla  JOLEFILM con RAI CINEMA,  con la collaborazione di ZaLab e il sostegno di Open Society Foundation.

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