Fernanda Pivano. Il sorriso della cultura assoluta

Pivano copertinaIl 18 luglio 2017 Fernanda Pivano avrebbe compiuto 100 anni.  Un compleanno che avremmo potuto celebrare ancora insieme , essendo venuta a mancare oltrepassati i 90 e mantenendo  una splendida lucidità. L’ultimo suo articolo per il Corriere della Sera,  lo scrisse giusto in occasione del suo 92° compleanno  e  fu infatti  pubblicato,  il 18 luglio 2009, giorno del suo genetliaco.  Un mese esatto prima della sua scomparsa, avvenuta a Milano il 18 agosto di quell’anno.

Nell’articolo Fernanda Pivano riflette sulla vecchiaia e il farlo la porta a “scavare un po’ nella memoria”.   Leggendolo, affascinati ancora una volta  dalla prosa semplice ed elegante, ci accorgiamo di coincidere con l’autrice  nel rimpianto e nella considerazione che a qualunque età si è chiamati a lasciare questa vita è sempre “troppo presto”.  Lo scrive ricordando  soprattutto gli  autori della Beat Generation: Jack Kerouac, Gregory Corso, Allen Ginsberg. Gli autori che la Pivano, bilingue di nascita e laureata sia in Lettere sia in Pedagogia,  ha tradotto  e “orgogliosamente” ha contribuito a far conoscere. “Tutti   hanno raggiunto gli immensi spazi profumati dell’eternità quando al massimo avevano settant’anni. Troppo presto”.
Ma troppo presto lo riserva anche per Henry Miller, che alla sua dipartita di anni ne aveva 88, ma era “un genio” e anche lui “se n’è andato troppo presto”.

Traduttrice, scrittrice, giornalista e critica musicale

Pivano giovaneFernanda Pivano, traduttrice quindi, ma anche scrittrice e giornalista, critica musicale – nel 1940 aveva conseguito il diploma in pianoforte – non accetta gli acciacchi della vecchiaia. Delle “malattie dell’età” e di tutte le cure conseguenti a cui è sottoposta,  ne ha “le scatole piene”. Il fisico minato la fa disperare. Ma ci sono i giovani studenti, gli aspiranti scrittori o poeti  che le mandano le loro opere,  cercano la sua opinione i suoi suggerimenti e  le fanno tornare la passione con la quale ha sempre vissuto.  “Grazie a Dio”, scrive “ci sono questi ragazzi”.
Di cose da insegnare ne ha Fernanda, con la sua lunga e attiva biografia tutta dedicata alla letteratura, con incursioni in campo musicale.
Gli incontri della prima ora sono già rivelatori di una esistenza che sarà fuori dall’ordinario. Traduttrice di Spoon River nel 1943 – l’inizio della sua carriere letteraria – sotto la guida dello scrittore Cesare Pavese, suo insegnante di lettere al Liceo classico Massimo D’Azeglio di Torino, dove ha come compagno di classe Primo Levi.
L’amore e la perizia per le lettere la porta ad essere arrestata a Torino, a causa  della traduzione,  che  realizzò per l’editore Einaudi, del romanzo  “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, inviso al fascismo che lo riteneva dannoso per l’onore militare (sarà pubblicato   soltanto nel 1949).

L’incontro con la Beat Generation e con i cantautori

Fernanda Pivano con Orlovsky, Ginsberg, Corso (Parigi 1961)

A metà degli anni ‘50 del Novecento si reca per la prima volta negli States, dove approfondisce lo studio degli scrittori classici del Nord America: Dos Passos, lo stesso Hemingway e Faulkner. E  dove avviene l’incontro fatale con i poeti e scrittori della Beat Generation, Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs e Gregory Corso.

Li traduce in italiano e si attiva per la loro promozione,  che la conduce negli anni 60 a fondare con il marito, l’architetto e famoso designer Ettore Sottsass,  la casa editrice  “East 128” e la rivista “Pianeta Fresco”,  di matrice pacifista,  underground che si avvale della collaborazione di Allen Ginsberg

A  Fernanda Pivano dobbiamo  l’introduzione in Italia del già citato Henry Miller e di Charles Bukowski, più tardi di Erica Jong, Jay McInerney e Bret Easton Ellis.

Tuttavia non é la letteratura, bensì la musica a segnare il suo debutto giornalistico. Nel 1966  scrive di un “certo” Bob Dylan, cantautore, destinato a vincere il premio Nobel per la letteratura 2016. Tutto torna. Negli anni ’70 continua ad occuparsi di musica autoriale, collaborando con la rivista Muzak e, successivamente  con  il suo concittadino,  Fabrizio De André.
Il cantautore genovese s’ispira alla traduzione di Spoon River della Pivano per la composizione  dell’ album “Non al denaro, non all’amore, né al cielo” (1971), la cui copertina reca sul retro,  un’intervista rilasciata da De André alla stessa Piovano.

L’eredità

Pivano De AndreNe ha quindi, come dicevamo,  la Pivano di  suggerimenti da dare ai 18enni  che le chiedono come “superare le tragedie della vita”, anche se, in quell’articolo del 2009, pensa il contrario.  “A 92 anni” scrive  “non so cosa rispondere. Dico loro di sperare di battersi per vivere in un mondo senza guerre volute solo da capitani ansiosi di medaglie. Di sorridere senza il rimorso di non aver aiutato nessuno”.

Consigli che equivalgono a   una scuola di vita  o a una ri-presa della vita  a secondo l’età di chi li legge.

Auguri Fernanda, mentre dall’alto “degli immensi spazi profumati dell’eternità”, ricongiunta  agli artisti che ci hai fatto conoscere ed amare, continui a inspirare i giovani e  non di ogni generazione.

Fotografie dall’alto: una delle ultime immagini di Fernanda Pivano; Fernanda Pivano giovane;  Parigi 1961, Fernanda Pivano con Peter Orlovsky, Allen Ginsberg e Gregory Corso; Fernanda Pivano con Fabrizio De Andrè

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Una risposta

  1. luglio 28, 2017

    […] Qualche accenno al centenario dell’ambasciatrice della Beat Generation e della letteratura e cultura americana in Italia e in Europa si può trovare in particolare su La Repubblica, Corriere della Sera, il Secolo XIX, Wired, Articolo 21, abbanews. […]

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