Etica ed estetica del lavoro. Foto Arte – Industria a Bologna

Biennale Foto Industria Bologna1Industrializzazione, precarietà, operatività, abbrutimento, potenziamento, progresso. Una contaminazione continua tra vita e lavoro che ci restituiscono le immagini artistico-sociali di fotografi contemporanei.

Si è aperto a Bologna la Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro promossa dalla Fondazione Mast (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), da anni impegnata nella creazione e diffusione di eventi culturali a carattere fortemente aggregativo. Arrivata alla sua terza edizione la biennale di fotografia industriale, la prima nel suo genere,  durerà fino al 19 novembre 2017,  distribuita in diversi luoghi della città. L’ingresso è libero, previa prenotazione.

Il direttore artistico, Francois  Hébel, ex direttore del Festival fotografico Les Rencontres d’Arles, ha selezionato le opere esposte in relazione all’idea di identità e illusione. L’identità si ritrova in ogni scatto che dà vita ad un personale confronto degli autori con il lavoro e il mondo della produzione. Il complesso delle opere esposte richiama la visione soggettiva attraverso l’esperienza lavorativa, mostrando l’interminabile intreccio fra sovrastruttura e struttura.

L’illusione, invece, si incarna in maniera esaustiva nella componente misteriosa propria dell’arte fotografica.Ogni fotografo (14 mostre nel complesso) presenta una personale focalizzata su un aspetto del lavoro, in una mirabile dimensione etico-estetica.

La Photo Gallery del Mast ospita le fotografia di Thomas Ruff, un’artista poliedrico che crede fermamente nel potere della macchina fotografica capace, appunto, di fornire una serie di visioni, un concatenarsi di immagini e particolarità. Una messa in scena, la sua, di realtà e verità. Nelle opere dedicate al lavoro si fa evidente l’esigenza di rappresentare la produzione materialistica che mai si svincola dalla ricerca e realizzazione di senso.

Beneficiari degli spazi espositivi ben tre fotografi italiani:  Mimmo Jodice, la cui produzione si incentra su immagini che vogliono mostrare senza disincantò alcuno le condizioni del lavoro minorile, uno sfruttamento senza tempo; Michele Borzoni offre una carrellata di foto sugli effetti della recessione nel nostro paese; Carlo Valsecchi infine espone quanto rilevato dal suo obiettivo presso la Philip Morris Manufacturing & Technology di Bologna, a seguito di una commissione ricevuta direttamente dalla casa di produzione di sigarette.

Sicuramente interessante anche l’esposizione di Yukichi Watabe, un fotografo giapponese che ha osservato l’operato della polizia durante un’indagine, realizzando un reportage a cui fa da sfondo una Tokyo abbrutita dai crimini di guerra.

Altre siti preposti al festival ospitano mostre dedicate agli stravolgimenti ambientali operati dall’industrializzazione incessante. Josef Koudelka, ad esempio, documenta la devastazione in una zona mineraria della Boemia, fotografando le cave di calcare. In quest’ottica paesaggistica molti volgono l’obiettivo direttamente alla complessità della filiera produttiva, mostrando frammenti industriali in una visione futuristica legata anche allo sviluppo tecnologico inarrestabile.

Dunque, protagonista indiscusso di questo viaggio fotografico è il lavoro con suoi spazi, frammenti senza patria. Così il tempo viene cristallizzato dagli scatti attenti che ricercano la concretezza senza mai abbandonare la liricità propria dell’arte. Come se la produzione cieca di plus valori venisse sabotata non da un’ ideologia politica, bensì da un’estetica che attraverso la visione ridona senso a quei luoghi apparentemente funzionali solo alla “produttività”.

Per saperne di più, visitare il sito della Fondazione Mast.

 

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