Escher a Trieste. Storia di un successo annunciato

L’incisore, litografico e grafico olandese Maurits Cornelis Escher (1898 -1972), ha sempre avuto un rapporto particolare con l’Italia. È nel Belpaese, precisamente a Siena, che venne allestita la sua prima personale. È dall’Italia che il successo delle sue opere si è irradiato all’estero fino raggiungere il suo paese natale, l’Olanda. E in Italia, dove ha incontrato la moglie, la Svizzera Jetta Umike. È normale, allora, che Escher decise di stabilircisi nel 1923, prendendo casa a Roma, trovandosi pienamente a suo agio fino a che non prese piede il fascismo. Si diffuse un’ariaccia che non gli si confaceva e nel 1935 si trasferì in Svizzera, poi in Belgio e, quindi, tornò in Olanda. Però non dimenticò mai Italia dove, affermava, aveva trascorso “i migliori anni della mia vita”.

Lasciare l’Italia diede una svolta decisiva alla sua espressione artistica.  Escher spostò lo sguardo dai paesaggi esterni a quelli interni, ai moti dell’anima. “In Svizzera e in Belgio ho travato molto meno interessanti sia i paesaggi sia l’architettura – spiegava Escher – così mi sono allontanato gradatamente dall’illustrazione. più o meno realistica, spingendomi verso le mie visioni interiori”. Visioni di un’introspezione immaginifica che è esplosa in una personale e parossistica geometria simbolica, tanto amata dal pubblico di tutto il mondo che l’ha ri-scoperto negli anni Novanta, portando le sue mostre a guadagnarsi il primato dei visitatori.

Non è velleitario, dunque, immaginare come l’esposizione antologica Escher appena approdata a Trieste e curata da Federico Giudiceandrea, sia la storia di un successo annunciato.

Fino al 7 giugno 2020, presso il Salone degli Incanti del capoluogo friulano si potranno ammirare 200 opere di Escher, tra le quali le famose  Mano con sfera riflettente (1935), Giorno e Notte (1938), Vincoli d’unione (1956) e I giorni della Creazione, una serie di 6 xilografie che l’artista olandese ha realizzato tra dicembre 1925 e il marzo 1926.

E per chi non avrà la fortuna di essere o recarsi a Trieste ma vorrà  entrare in contatto con l’artista olandese e le sue opere, ritorna nelle sale cinematografiche  il docu-film di Robin Lutz,   Escher-Viaggio nell’infinito,  una produzione olandese del 2018,  distribuita in Italia da Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema.

 

 

Immagini: 1) Maurits Cornelis Escher; 2) Vincoli d’unione (1956)

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