Epoché. Sospensione di giudizio, per avviare il libero fluire del pensiero

Cosa significa e perché? L’epoché nella filosofia greca stava ad indicare la sospensione di giudizio, una pausa necessaria ad avviare il libero fluire del pensiero. Detto altrimenti, è l’assenza di false credenze che ostacola il processo conoscitivo. E se “epoché” fosse il titolo di un performance teatrale? E, ancora, se tale titolo fosse stato scelto per rivolgere un  invito al pubblico affinché durante la rappresentazione sospenda il suo giudizio?  Di certo si realizzerebbe davvero la funzione del teatro, ossia quella di arrestare il tempo e condurre lentamente il fruitore verso la stasi del pensiero, quell’abisso che lascia in bilico.

E accade davvero nella tanto discussa regione campana: al teatro Garibaldi di Santa Maria Capua a Vetere per la prima volta calcano la scena detenuti, magistrati di sorveglianza, direttore e operatori del penitenziarie con un opera dal titolo appunto “epoché”.
Si tratta di un’iniziativa promossa dall’Ufficio di Sorveglianza, dal comune Santa Maria Capua a Vetere,  dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli, con il patrocinio della struttura territoriale per il Distretto della Corte d’Appello di Napoli.

Ebbene, lo spettatore viene invitato a non dare giudizi rispetto a chi porta il marchio del carcere e presiede quel palco accanto a magistrati. Il teatro dei pari, come se su quel palcoscenico la giustizia fosse una monade insieme alle altre e, gli ingiusti, non senza colpa, potessero con-vivere con i giusti.  Lo spaesamento attraversa lo spettatore, riassoggettandolo alla verità,  pensata sempre e comunque come ricerca estrema di senso. Senso di giustizia, senso di educazione e rieducazione. E’ un viaggio fra le sbarre, un procedere lento e faticoso attraverso la detenzione vista dalle opere di Raffaele Viviani, Giorgio Gaber, Bob Dylan e Kostantinos Kavafis.

L’iniziativa fa parte del protocollo di intesa Educazione alla Legalità, e la performance si struttura come una sorta di reading che va dal canto alla prosa recitata. Il progetto ha coinvolto anche cinquanta studenti sammaritani che hanno preso parte a delle conferenze sul principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, tenute presso la sala consiliare dai magistrati Filomena Capasso, Lucia De Micco e Marco Puglia. Gli incontri hanno dotato gli adolescenti di una maggior consapevolezza rispetto alle funzioni della pena, una conoscenza critica propedeutica alla partecipazione all’evento teatrale.

Lo spettacolo, con la regia di Marco Puglia, prevede la partecipazione, in rigoroso ordine alfabetico, di: Alberto Brando, Milena Capasso, Felicia Carfora, Lucia De Micco, Vincenzo De Simone, Pasquale Di Palma, Giuseppe Donnarumma, Fiorella Federici, Massimiliano Foggia, Oriana Iuliano, Vincenzo Maglione, Filippo Morace, Giacinto Nacaroma, Carlo Palumbo, Francesco Polito, lo stesso Marco Puglia, Giovanna Tesoro e Maria Vaia. Direttore di scena Francesco Mercone, organizzazione logistica Lorenzo D’Amico, supervisione musicale Filippo Morace e Fiorella Federici, elementi scenici Pasquale Di Palma.

Una modalità per uscire dalle celle dei propri pre-giudizi.

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