Enzo Bonaventura. La tesi ritrovata

A David Meghnagi, professore di Psicologia Clinica presso l’Università Roma Tre, si deve la ri-scoperta di Enzo Joseph  Bonaventura, una delle figure centrali dello studio e della ricerca psicologica e psicoanalitica italiana, caduto nell’oblio e, dunque, sconosciuto non solo al grande pubblico, ma anche agli addetti ai lavori.

Come ha raccontato recentemente in un’intervista a Rai News24, incredibilmente attraverso Facebook il professor Meghnagi è entrato in possesso della tesi di laurea di Enzo Bonaventura, spuntata fuori dal Mercato delle Pulci di Gerusalemme.

Infatti, rispondendo all’appello che il professore di Roma Tre aveva lanciato sul social network, uno sconosciuto lo informò di essere in possesso di un testo non firmato e di  difficile interpretazione. Ricevuto l’elaborato e studiandolo, David Meghnagi è risalito all’elaborato di Enzo Bonaventura, con il quale si laureò in filosofia presso l’’Università di Pisa nel 1913.

Enzo Bonaventura

Lasciata la natia Pisa, Enzo Bonaventura si trasferì a Firenze, dove continuò la sua formazione presso il Laboratorio di Psicologia Sperimentale dell’Istituto di Psicologia, creato da Francesco De Sarlo.

Diventato poi direttore del Laboratorio dal 1924 e docente di Psicologia presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, pur vincendo il concorso per l’idoneità (1931), Bonaventura non ebbe mai la cattedra.

A causa dell’ostilità del filosofo Giovanni Gentile (personalità di rilievo del fascismo e autore della riforma della pubblica istruzione del 1923) e di Padre Agostino Gemelli medico e psicologo, nonostante gli anni d’insegnamento e le tante pubblicazioni scientifiche, Bonaventura è stato un professore a contratto alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Firenze, da dove fu espulso nel 1938 dopo la promulgazione delle leggi razziali, essendo di religione ebraica.

Lasciò l’Italia, dunque, per trasferirsi in Palestina, dove fondò il Dipartimento di Psicologia all’Hebrew University di Gerusalemme.

Il non aver ottenuto la cattedra incise profondamente sul destino di Enzo Bonaventura. Terminata la guerra, infatti, come accadde per altri accademici non cattedratici, si trovò nella condizione di non poter tornare in Italia e il 13 aprile  1948  morì tragicamente a Hadassah (Palestina), vittima a 57 anni dell’agguato al convoglio medico del quale faceva parte. Con Enzo Bonaventura persero la vita altre 78 persone: tutta la facoltà di medicina dell’Università ebraica d’Israele, ricorda oggi David Meghnagi, fondata nel 1925.

Enzo Bonaventura, fu un pioniere della ricerca sperimentale: applicò nel laboratorio le teorie del filosofo francese Henri Bergson e fece importanti scoperte sulla percezione  psicologica del tempo e dello spazio.

Grande studioso di Sigmund Freud, proprio nel difficile anno 1938, fu pubblicata la sua opera maggiore, La psicanalisi. Un testo, quest’ultimo che nonostante ci si siano formati tanti studenti di psicologia – come ricorda ancora David Meghnagi era uno dei pochi testi sulla materia disponibili in Italia – per una “strana serie di coincidenze legate alla costruzione della memoria o della rimozione” non ha salvato dall’oblio né se stesso, né il suo autore.

L’eredità culturale

Eppure è un libro di grande valore scientifico: perché nella sua Psicanalisi, Enzo Bonaventura, pur riconoscendo la grandezza di Freud,  getta un ponte tra la psicologia sperimentale e la ricerca clinica fenomenologica. “Un passaggio fondamentale – rimarca il professor Meghnagi – che apre la strada allo sviluppo delle neuroscienze che sono oggi uno dei pilastri della ricerca psicologica”.

Sotto l’aspetto clinico, il lavoro di Bonaventura si è concentrato sulle funzioni complesse della mente, esperienze poi riprese dallo psichiatra italiano Silvano Arieti (1914-1981, nella foto a lato) una delle figure centrali dello sviluppo della ricerca statunitense e studioso di rilievo della schizofrenia: come Bonaventura pisano, di religione ebraica e costretto a lasciare l’Italia per le leggi antisemite. O come Renata Calabresi (1889-1995), allieva di Bonaventura, cervello in fuga negli States dopo il 1938.

Dopo aver curato la ripubblicazione di La Psicanalisi (ed. Marsilio) ora David  Meghnagi vorrebbe pubblicare la tesi ritrovata di Bonaventura, oltre alle sue ricerche sulla percezione infinitesimale del tempo, sulla volontà, sulla psicologia dello sviluppo, per restituirgli il posto che merita nell’olimpo della cultura e della ricerca italiana e restituire a noi la memoria dei suoi studi.

Nel  frattempo il professore di Roma Tre  prepara un corso per l’anno accademico 2018-2019 sulle conseguenze delle leggi razziali sull’università italiana, un trauma insanabile per la cultura e  la ricerca: furono espulsi 94 accademici e circa 400 tra studiosi e accademici.

L’esempio dei processi di resilienza

Ricostruire queste vite, sostiene il professor Meghnagi, perché gli studenti conoscano il passato delle discipline che studiano, ma soprattutto perché quelle esistenze rappresentano un grande esempio sui processi di resilienza.

La reazione di Enzo Bonaventura e quella della sua famiglia, priva di rancore, con la capacità di guardare al futuro per ricostruire una possibile vita, costituiscono il superamento di una sfida da trasmettere ai giovani: affinché non si perdano d’animo, affinché apprendano la forza “di cercare sempre una via d’uscita dalle catastrofi per quanto grandi siano se  si mantiene viva dentro di sé la fiamma della libertà”.

Fotografie dall’alto in basso: David Meghnagi; Enzo Bonaventura; copertina del libro ‘La Psicanalisi’; Silvano Arieti; foto di gruppo del Laboratorio di Psicologia Sperimentale dell’Università di Firenze

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