Dorothea Lange. Immagini e parole

Dopo oltre  50 anni i musei (da New York a Milano) tornano ad interessarsi ad uno dei nomi  più significativi della fotografia documentaristica e sociale del Novecento, Dorothea Lange (Usa, 1895-1965), le cui tematiche, nonotante il trascorrere del tempo, ben rispecchiano la turbolenza socio-politica che stiamo vivendo.

Il lavoro della Lange esprime un grande interesse per la condizione umana. E quello che ha saputo restituire con la sua macchina fotografica, attraverso i suoi celebri ritratti,  è il periodo della Grande Depressione americana degli anni Venti e Trenta del Novecento e i suoi effetti sulla popolazione rurale.
Esemplare la sua vita di donna intraprendente che non si è fermata né di fronte alle convenzioni sociali di quel tempo nè per la zoppia della gamba destra, frutto delle poliomielite contratta da bambina.

Il suo vero nome era Dorothea Margaretta Nutzhorn;  la scelta verso la fotografia la compì subito dopo le scuole superiori e, dopo aver frequentato la Columbia University di New York, vi si dedicò senza indugi, iniziando a lavorare come free-lance e sfidando la contrarietà della mamma, dalla quale però prese il cognome Lange, ripudiando quello paterno, posto che il padre aveva abbandonato la famiglia quando Dorothea aveva 12 anni, il secondo trauma della sua infanzia dopo la poliomielite.  Come fotografa si fece le ossa in diversi studi di New York, poi varie vicissitudini la portarono a San Francisco. Qui aprì il proprio studio fotografico – dove si dedicava ai ritratti dell’élite sociale della città – e sposò il pittore Maynard Dixon.

La Grande Depressione

Ma nel 1929 quando la Grande Depressione gettò nella povertà assoluta milioni di nordamericani, Dorothea spostò il suo occhio fotografico dallo studio alla strada, concentrandosi sulle persone della realtà che la circondava che, ebbe a dire più tardi, “mi veniva incontro”.

Gli improvvisamente disoccupati e senza tetto diventano i soggetti dei suoi studi. Lo scatto White Angel Breadline del 1933 che riprende un uomo solo fra la folla di una mensa gestita da una vedova soprannominata White Angel (Angelo Bianco),  desta l’attenzione dei colleghi e la conduce alla collaborazione con la Federal Resettlement Administration (RA) poi Farm Security Administration (FSA) dal 1937, l’agenzia creata dal Dipartimento dell’Agricoltura per contrastare la povertà rurale scaturita dalla Grande Depressione.

Dorothea & Paul

Nel frattempo, dopo il divorzio da Dixon,  Lange sposa l’economista agronomo Paul Taylor, professore presso la Berkeley University, con il quale forma un sodalizio professionale che unisce e potenzia le competenze di entrambi e il cui risultato sarà offrire al pubblico la visione complessa della realtà, analizzata nelle sue varie pieghe e la cui efficacia verrà riassunta della stessa Lange affermando: “tutte le fotografie, non solo quelle definite documentaristiche, sono fortificate dalle parole”.

Frutto della felice cooperazione tra le parole di Taylor e le immagini della Lange è il foto – libro American Exodus, che racconta la migrazione causata dalla  Dust Bowl, il fenomeno di tempeste di sabbia che si abbatterono in Canada e nella zona centrale degli Stati Uniti dal 1931 e 1939 (nel pieno della Grande Depressione) causate da decenni di errate tecniche agricole che non avevano tenuto conto dell’importanza della rotazione delle culture.

Il foto-libro, alle immagini della Lange  intreccia le osservazioni di Taylor, le analisi  di sociologi, le   testimonianze  in prima persona di mezzadri,  di famiglie sfollate e dei lavoratori migranti,  testi di canzoni popolari,  estratti di giornali. Nella prefazione Lange e Taylor presentano American Exodus affermando che  “non è né un libro di fotografie né un libro illustrato nel senso tradizione del termine. La sua forma particolare è spiegata dall’uso di tecniche di composizione che facilitano una lettura chiara e vivace. Usiamo la fotocamera come strumento di ricerca.  Le immagini, le annotazioni e le osservazioni e i testi, anche folcloristici,  sono il treppiede (della  fotocamera, ndr) su cui abbiamo creato una riflessione che è stata forgiata durante lunghe osservazioni sul campo”.

Le immagini della Lange realizzate per  la FSA portano all’attenzione del pubblico la condizione delle vittime economiche. Vengono distribuite gratuitamente sui giornali degli Stati Uniti. Sarà soprattutto la serie delle fotografie – della quale fa parte la famosa Migrant Mother – su segnalazione dell’editore del giornale di San Francisco che le  pubblica, che indurrà il Governo ad accelerare gli aiuti nelle zone rurali.

Gli scatti censurati

Di grande rilievo fu anche il reportage che la Lange realizzò su incarico della War Relocation Authority (WRA) sull’ evacuazione forzata dei giapponesi americani e  la loro incarcerazione nei campi, dopo l’attacco di Pearl Harbor, condotto dai giapponesi contro gli statunitensi nel 1941.

L’occhio fotografico della Lange ancora una volta si concentra sulla condizione umana: l’incertezza e quindi lo sconcerto e lo smarrimento delle famiglie in attesa di essere portate al campo. Immagini forti che furono al momento sequestrate dalle autorità e rese pubbliche soltanto dopo la fine della Seconda guerra mondiale e oggi disponibili sul sito degli Archivi nazionali statunitensi e presso la Biblioteca Bancroft della Berkeley University.
Negli anni Cinquanta, infine, troviamo Dorothea Lange  tra i fondatori della rivista trimestrale internazione specializzata in fotografia “Aperture” pubblicata ancora oggi.

La prima volta a New York

Nel 1965, a 3 mesi dalla sua  morte, il MoMa di New York le dedicò una retrospettiva curata  dalla stessa Lange. Si  trattava della prima monografica allestita nel prestigioso museo che nel 2018 ha curato la ripubblicazione del libro Migrant Mother e che in questi giorni (fino al 9 maggio 2020) ospita la mostra Dorothea Lange: Words & Pictures, costituita da circa 100 fotografie firmate Lange e che provengono esclusivamente dalla collezione del museo, integrate con rapporti governativi e svariato materiale culturale degli anni della Grande Depressione, con gli interventi delle voci di artisti, scrittori e pensatori contemporanei.

A Milano con Margaret Bourke – White 

In Italia, invece, le fotografie di Dorothea Lange si possono ammirare presso il Centro Culturale di Milano nella mostra Margaret Bourke – White, Dorothea Lange: due donne nei tornanti della storia. Gli scatti della Lange accanto ad un’altra grande firma della fotografia mondiale, Margaret Bourke – White (1904 – 1971), che seppe con altrettanta maestria documentare i fatti salienti della storia del Novecento. Tra le due quasi 10 anni di differenza ma furono entrambe allieve dello stesso maestro, Clarence H. White di New York, entrambe costrette a conoscere le conseguenze della malattia (la Lange da piccola, la Bourke-White nella maturità) e, insieme, nelle avventure storiche della nascita delle riviste  Aperture e Life e dell’agenzia Magnun. E, insieme, in questa mostra fotografica composta da 75 loro  scatti, correlati dalle poesie di Daniele Mencarelli e visitabile fino al 15 marzo 2020.

 

 

 

Immagini dall’alto: Scatti di Dorothea Lange: 1) White Angel Breadline; 2-3) Migrant Mother; 4) California, 1939 –  Dorothea Lange e l’economista Paul Taylor; 5) Dorothea Lange, 6) Margaret Bourke – White

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