Dina Bellotti pittrice dei Papi e della vita

È già arrivata l’estate, anche se in anticipo sulle date del calendario. I negozi aprono le porte di ingresso per far circolare un po’ d’aria, così quando qualcuno entra non lo senti, ma spesse volte, da un bisbigliato “buongiorno”, sei in grado di riconoscere la persona che avanza in fondo al corridoio.

Dina Bellotti

Dina Bellotti. Fotografia di Emmy Andriesse

Sotto un cappello di paglia dalle larghe tese, ornato da un nastro blu a righe bianche che pendula sul retro, sotto occhiali da sole che nascondono solo in parte il viso, dal frusciare di un lungo abito di seta dai colori tenui, dal lieve rumore che fanno un paio di sandali da frate che avanzano, sai che entro pochi attimi incontrerai il dolce sorriso di Dina Bellotti.

Come ogni anno lei ritorna al suo adorato paese  (Sestri Levante) che l’ ha vista sua cittadina dal lontano 1939, quando vi si rifugiò prima dello scoppio dell’ultima guerra, con i suoi genitori. Ed il suo primo impegno è quello di venire nel nostro negozio a comprare un piccolo pliant pieghevole di legno ed un ombrellone dalle dimensioni ridotte. Da quel momento la si vedrà in ogni angolo di spiaggia o di giardino a dipingere gli scorci più belli di questa cittadina, da lei amata in modo inguaribile, come sempre andava ripetendo.

Era in grado di stare seduta su quel trabiccolo per ore, tracciava inizialmente schizzi con pennarelli od anche con penna biro, incurante della coda di persone che alle sue spalle si fermava ad osservare ed avrebbe voluto farle domande. Se poi anziché dipingere vedute paesaggistiche iniziava a tracciare i lineamenti di un viso, magari un pescatore che tirava le reti, od una pescivendola che vendeva la sua merce, allora sì che l’ammirazione era accompagnata da un oh !di meraviglia.

Portobello

La baia del silenzio

I suoi ritratti erano talmente somiglianti alle persone, che tutti avrebbero voluto sottostare alle lunghe ora di posa che si rendevano necessarie per completare quel suo lavoro. Quanta corte fece mio padre alla cara Dina pur di avere un ritratto di mamma o di noi bambini. Non riuscì mai nell’intento, salvo ottenere un acquarello raffigurante La baia del silenzio che con tanta cura conservo in una stanzetta, nel timore che qualcuno possa portarmelo via.

Il lavoro del suo pennello ha trovato spazio nelle biennali di Venezia del ’38-’40-’42 e ’48 ed in molte mostre in Italia tra cui quella al Palazzo delle esposizioni in Roma nel 1960 e quella a Palazzo Braschi nel 1973 ed anche all’estero.

Ma quando, dopo il suo matrimonio nel 1959 con il giornalista compositore Angelo Nizza, autore della famosa trasmissione radiofonica I quattro moschettieri ed inventore con Riccardo Morbelli del Festival di Sanremo nel 1951, si trasferì a Roma, non immaginava quanto la sua vita sarebbe cambiata.

Dina Bellotti incontra i papi

Va ad abitare in Borgo S.Spirito, a pochi passi dal colonnato del Bernini, ed esegue il ritratto di papa Giovanni XXIII, a quel punto entra in contatto con il Vaticano. Nel 1961 perdeGiovanni Paolo II il marito ed è per lei un momento assai difficile, ma nel 1963, appena salito al soglio pontificio, Paolo VI, abbracciandola le dice: “ da oggi non sarai più sola” e le affida il mandato di ritrattista ufficiale dei pontefici e dei cardinali.

Le doti e l’amore per l’arte di questo papa, sono proverbiali, e Dina Bellotti sarà così la prima donna le cui opere entreranno a far parte della Collezione d’arte moderna del Vaticano inaugurata proprio dal pontefice Paolo VI nel 1973.

Dopo Montini, immortalerà il sorriso di papa Luciani e la forza di Giovanni Paolo II, e lo seguirà in molti dei suoi viaggi, tanto che alcune stampe, e le riproduzioni del suo viso sui francobolli portano la sua firma.

Ratzinger

Ratzinger

In precedenza era nata la sua grande amicizia con il card. Ratzinger, del quale fece moltissimi ritratti, altro esperto di pittura ed arte, e che incontrava spesso nella trattoria vicina a S. Pietro ove era solita degustare la famosa torta “sacher”. Purtroppo non fece in tempo a vedere salire alla soglia pontificia il suo amico perché morì in un caldissimo giorno d’agosto del 2003.

Quando, anni dopo, Dina Bellotti fu celebrata una messa in suffragio della pittrice, in quel di Sestri Levante, alla funzione liturgica presenziò l’arcivescovo Josepf Clemens insieme al vescovo di Graz, Kapellari ed al presidente del senato austriaco, e durante l’omelia furono lette le parole del Papa: “Sono in mezzo a voi cari sestresi nel ricordo della cara Dina. ”Parole semplici che fanno però emozionare e dimostrano come lei fosse proprio la pittrice della vita e così l’ha sempre definita il senatore Carlo Bo con il quale trascorreva molti pomeriggi, passeggiando lungo il litorale.

Ebbe un grande successo nel 2010 la mostra dei suoi dipinti inaugurata da Ratzinger e dove, assieme al catalogo presentato da Sgarbi, venne consegnata la tessera n.1 dell’associazione proprio al papa suo amico. Tale mostra si è ripetuta a Genova nelle sale dell’Accademia di Belle Arti, ed ha avuto alcune migliaia di visitatori.

La pesca miracolosa

La pesca miracolosa

Il dipinto La pesca miracolosa è un autentico capolavoro, è infatti l’immagine di nostro Signore vicino all’uomo nel momento della fatica, presente come un fratello, un amico, nell’atto di sorreggere la rete del nostro peso quotidiano, e sta a garantire che non dobbiamo mai avere paura, quando Lui è vicino a noi.

Nelle sue ultime apparizioni a Sestri Levante, aveva più tempo per tutti. Raccontava che all’inizio della sua carriera, forse perché aveva negli occhi la crudeltà della guerra, gli veniva facile dipingere ciò che era triste, mentre negli ultimi suoi anni, era affascinata da ciò che coglieva negli occhi delle persone, e nello sguardo dei bambini, Amava i cavalli e la loro forza, osservava le cose dal loro interno, la bellezza dei fiori e le terrazze affacciate sul mare, con le loro cascate di gerani che riproponevano spesso il tricolore.

Ripeteva all’infinito che la vera sua malattia era il mare, le nuvole, il sorgere ed il tramonto del sole. La sua pittura raffigura pertanto la linea di congiunzione tra lo sguardo, l’emozione e la pulsazione del cuore, perché i suoi colori appagano gli occhi e tutto nasce dall’elemento e dall’effetto “luce”.

Per quanto tempo ricorderò Dina Bellotti? Domanda sciocca. Ogni volta che guarderò il mio mare, la mia spiaggia, i miei giardini, dietro un angolo apparirà ancora quel cappello di paglia,  sentirò quell’impercettibile rumore di sandali, e vedrò quel sorriso velato di dolce tenerezza, per poi esplodere in quel lampo di gioia e nella solennità del viso di 5 Papi e mi dirò: “Ti pare poco!

Associazione Dina Bellotti

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2 Risposte

  1. Amanda Coccetti ha detto:

    Le suggeriamo di rivolgersi all’Associazione Culturale “Dina Bellotti”
    Può rivolgersi all’associazionebellotti@virgilio.it
    Via Cappellini, 7
    16039 Sestri Levante (GE)
    Presidente Giulio Traversaro
    +39 – 338 2135840

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