I reperti della Crypta Balbi smentiscono il declino di Roma del post impero

La Crypta Balbi racchiude le età della storia: la gran quantità di reperti che ci ha restituito lo scavo archeologico urbano, nel cuore della Città Eterna, permette di ricostruire le trasformazioni sociali ed economiche dai tempi dell’antica Roma ai nostri giorni.  Riservandoci una sorpresa che sembra smentire la storia: la qualità della vita degli abitanti della città, anche nei secoli del declino, ha continuato a essere elevata.

Il sito archeologico, a pochi passi da Largo Argentina (entrata da Via delle Botteghe Oscure, famosa per essere la strada della sede storica del fu Partito comunista italiano) è costituito dai resti di un complesso architettonico e urbanistico che culminava con il Teatro Balbo. Quest’ultimo, il terzo, in ordine di grandezza dell’antica Roma, fatto edificare dal senatore Lucio Cornelio Balbo nell’età augustea (44 a.C.-14 d.C.)

Verosimilmente nel V secolo, l’area fu abbandonata e utilizzata come sito di rifiuti.  Ma fu per un breve periodo.  Perché, ancora nell’alto  Medioevo, sulle vestigia antiche vennero costruiti i nuovi edifici: dapprima il monastero di San Lorenzo in Pallacinis, costruito sulle insulae esterne alla Crypta e la chiesa Santa Maria domine Rosae, al centro del giardino porticato, divenuto poi, dal XV al XX secolo il Conservatorio di Santa Caterina.   Dunque, alla lunga vita del sito si deve la sua preziosa stratificazione storica e i suoi reperti che ci raccontano un’altra storia di Roma.

Stupiscono, infatti, i ritrovamenti del VII secolo, manufatti di straordinaria e lussuosa fattura, realizzati dai monaci di San Lorenzo in Pallacinis, per le abitazioni delle classi alte della città.  Così come quelli appartenenti al Conservatorio di Santa Caterina, detto anche il Conservatorio delle Zitelle, l’istituzione che accoglieva le figlie delle prostitute romane, per educarle a una nuova vita.  Dai reperti emergono i resti del corredo di stoviglie di cui ciascuna disponeva, con il proprio nome inciso sotto i piatti.  Da segnalare la casa contigua al Conservatorio, che dava ospitalità alle donne rimaste vedove o che volevano sfuggire dalle violenze dei mariti.

La Crypta Balbi è un museo permanente ma dal 14 dicembre 2018 si fa mostra temporanea, partendo da altri eccezionali e recentissimi ritrovamenti che ci rimandano a Giovanni Volpato, inventore del souvenir archeologico.

Nel 2015 in via Urbana (ancora nel centro storico della capitale) si voleva costruire un garage sotterraneo. Ma le consuete indagini archeologiche preventive portarono in rilievo gli scarti di lavorazione del deposito della bottega di Volpato (come poi è stato verificato). Nel XVIII secolo il ceramista, incisore, nonché imprenditore dell’arte antica Giovanni Trevisan detto Volpato, originario di Bassano del Grappa, aveva a Roma la sua officina dove venivano realizzate statuine in biscuit che riproducevano capolavori classici.  Prima degli scavi del ’15, la sua produzione era conosciuta soprattutto per i cataloghi, i documenti e i cataloghi di vendita diffusi in tutta Europa dal 1796, ma non per le sue opera che di rado marchiava. Da qui l’eccezionalità dei ritrovamenti che hanno permesso l’attribuzione certa di molta della produzione di Volpato.

La mostra allestita nella Crypta Balbi raggruppa i reperti riguardanti la parte produttiva dell’officina di Volpato (le caselle in materiale refrattario per la cottura, spine di stanziatrici o le prove di esperimenti per nuovi materiali) mentre Palazzo Massimo ospita le opere realizzate in serie di Volpato ispirate all’arte greco-romana, che ancora oggi per molti rappresentano il classico souvenir di Roma.

L’esposizione L’industria dell’antico. La fabbrica ritrovata di Giovanni Volpato (1735-1803), presso Palazzo Massimo e Crypta Balbi (2 delle 4 sedi del Museo Nazionale Romano) dal  14 dicembre 2018 al 7 aprile 2019,  è stata curata da Mirella Serlorenzi, Marcello Barbanera e Antonio Pinelli, mentre il catalogo è edito dall’Electa.

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