Il Monastero di Bobbio. Dall’Irlanda agli Appennini

Tre parole unite tra loro: cultura, archeologia e storia ne fanno una quarta: voglia, e da quest’ultima ne nascono altre tre: sapere, conoscere e capire. E se questa voglia è forte ti spinge alla scoperta di un risveglio di quella tua coscienza che era già stata in contatto con un ricordo lontano, ma sul quale le pietre degli anni avevano messo una coperta.

Tutto ebbe inizio in Irlanda..

Se dici Irlanda, uno dei pochi territori non colonizzati dai romani, immagini distese di prati verdi e terre desolate, ove il vento si sposa con il rumore del mare e suona una musica quasi celestiale. San Patrizio, patrono di questa nazione ebbe una parte preponderante nel favorire la diffusione del cristianesimo e per farlo fece proseliti carismatici quali San Colombano, nato intorno al 525 ed inviato in ‘peregrinatio’ in tutta l’Europa.

Pensate cosa voleva dire spostarsi con i mezzi di allora! Dopo aver girovagato nella parte alta dell’Irlanda, attraversò la Manica e giunse in Francia ove ebbe una buona accoglienza ed ove fondò tre monasteri.

Si recò poi in Svizzera ed alfine valicò le Alpi e, dopo una visione di un angelo, Colombano giunse a Bobbio, in quel di Piacenza,  dove proseguì la sua opera di evangelizzazione sulle orme di San Benedetto.

In quell’epoca in buona parte dell’Italia, regnavano i Longobardi ma con l’appoggio della regina Teodolinda, ottenne il possesso di un territorio per edificare una chiesa dove ne esisteva già un’altra dedicata a San Pietro.

… fino a giungere a Bobbio

Bobbio divenne, così, un avamposto di frontiera verso la Liguria, l’Emilia, la Lombardia e la Lunigiana.

La sua posizione geografica era tale che in questa cittadina convergevano le strade per Piacenza, Genova, Pavia, Milano e Luni e la sua fertile pianura attraversata dal Trebbia, divenne fonte di attività agricole che produssero in grande quantità prodotti della terra di ogni genere.

La popolarità di San Colombano divenne subito forte e grazie a donazioni di terre, vigneti, castagneti, pascoli, allevamenti di bestiame e strutture abitative, la comunità fu autosufficiente.

Da quel momento la recettività del monastero (nella foto a lato) aumentò gradatamente e divenne quasi una potenza economica, perché vi confluirono sterminati patrimoni, quali manoscritti, libri e codici antichi.

La leggenda di Loch Ness

Ciò lo scrive la storia, ma c’è un’altra pagina che va di pari passo con essa: la leggenda. Si dice che San Colombano seppe affrontare un drago di lago che chiamò Loch Ness; una copia di questo drago è negli affreschi della chiesa del XVII secolo unitamente alle rappresentazioni di altri miracoli come quello dell’orso e del bue, oppure quando combatté contro idoli e pagani o dove ruppe un vaso con un solo soffio.

Colombano (nella raffigurazione a lato) fu anche ritenuto un esorcista.

Questo monastero fu definito Montecassino del Nord e la frase posta all’ingresso “Terribilis est locus” scritta anche nella Bibbia, ha un altro significato perché esprime il posto ove si deve entrare con timore e rispetto reverenziale. Nel 1000 fu dichiarata sede vescovile, e fu ristrutturato variando lo stile architettonico in un gotico rinascimentale tra il 1300 ed il 1522.

Nel 1800 cominciò il declino del complesso e tutto il patrimonio consistente, ivi compresa un’ enorme biblioteca, fu venduto. Per fortuna una parte è conservata nella sede ambrosiana di Milano acquistata dal cardinale Federico Borromeo, altri libri si trovano a Torino e molti altri, donati da Papa Paolo V, sono custoditi in Vaticano.

La fortuna culturale imperitura

Il Monastero di Bobbio, che lega la sua storia ad una cultura lontana, ha conquistato Umberto Eco (nella foto a lato) che ha scritto In nome della Rosa, descrivendo molte zone di questo luogo di eremitaggio.

Gli studiosi inoltre hanno individuato nel ritratto della Gioconda nella parte bassa di destra di chi guarda, un paesaggio che si rifà senza dubbio al monastero di Bobbio, con buona pace di Leonardo!

Lo spessore della ricerca archeologica dei giorni nostri ora apre tante nuove finestre.

Gli scavi archeologici

Dagli scavi avviati nel 2015 (foto a lato) nella prima navata della Basilica del monastero si devono i ritrovamenti dei medaglioni di terracotta (come i santini di adesso), le ampolle e le fiaschette che provengono sicuramente dalla Palestina e che rappresentano l’immagine del sepolcro di Cristo, i reliquari e le formelle per le offerte sono già testimonianze che un viaggio nel passato, verso il Medioevo sta per iniziare. Di grande importanza è lo stemma ritrovato che ne conferma la provenienza da un insediamento di epoca neolitica e di immensa magnificenza è il mosaico del pavimento del monastero.

E così pure in Irlanda  sono iniziati gli scavi dove San Colombano aveva iniziato i suoi studi e i suoi primi passi di evangelizzatore.

Siamo all’inizio di chissà quali altre scoperte, d’altra parte non fu il nostro sommo poeta Dante che scrisse: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”

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