Dal mito di Ascari alla promessa di Lorandi

Oggi si tende a fare attenzione più ai fatti del presente che non agli avvenimenti del passato.  Nonostante  il senso perenne della storia, il ricordo ci fa spesso vedere  i protagonisti di molti anni fa come semplici figure, mentre è nostro dovere dare loro quella visibilità (utile ai giovani)  che indubbiamente meritano.  Viene quindi facile rileggere i tempi dei verbi: passato remoto, passato, presente e futuro.

Ed il passato remoto ci indica un anno: 1918, anno di nascita di Alberto Ascari (foto a lato),  un grandissimo pilota di Formula Uno, che vinse il titolo mondiale nel ’52 e nel ’53 del Novecento. Da allora nessun italiano  ha saputo raggiungere un traguardo così importante e, pertanto, nel centenario della sua nascita vale la pena ricordarlo.

Figlio d’arte, il padre era stato un ottimo pilota che morì tragicamente in un incidente  a soli 37, anni.  Alberto ne aveva appena 7 e  prese a frequentare l’officina meccanica vicino a casa, cominciando a capire e scoprire tutti i segreti del motore di un’auto. Inizialmente partecipò a gare di Formula 3 vincendone molte, si mise così in mostra, fu primo nella Formula 2 e terzo nel campionato di velocità.  Esordì nel 1940 alla Mille Miglia e sostituì Achille Varzi alla guida di una Ferrari nel ’48. Vinse 13 Gran Premio sui 32 ai quali ha partecipato e quasi sempre in quelle gare  stabilì il giro più veloce. Era molto spericolato ed epici sono stati i duelli con Manuel Fangio. Lasciò la Ferrari nel 1954 per passare alla Maserati  nel ’55.

Aveva davanti a sé una carriera brillantissima ma il destino gli riservò, come per il padre, un amaro traguardo. Si ricorda che era molto superstizioso, non cambiava mai l’ordine nell’indossare le scarpe e metteva sempre la stessa maglia. Il 22 maggio 1955 ebbe un grave incidente al Gran Premio di Montecarlo  ma se la cavò, trascorsero soli 4 giorni e, chiamato da Eugenio Castellotti, scese in pista al Velodromo di Monza per provare una Ferrari 750 sport.  Alla curva del Vialone, la macchina non tenne più il terreno, si cappottò e schiacciò Alberto Ascari (nella foto a lato). Lo stesso incidente e nello stesso punto era avvenuto l’anno precedente, quando era alla guida della Lancia D 50, ma quel giorno si salvò.

“Non è vero, ma ci credo” Una frase che spesso ripetiamo e,  guarda caso, quel giorno Ascari salì sulla vettura indossando abiti borghesi e senza il suo solito casco azzurro, e per questo l’amico Villoresi rimase scioccato e non seppe darsi una spiegazione a quel suo comportamento.  E perché non ricordare che padre e figlio morirono esattamente alla stessa età? Quante combinazioni! Oggi la curva di Monza è a lui intitolata, così come esiste una curva Ascari al circuito di Jarama in Spagna ed una a Buenos Aires.

Lungo il tracciato Walk of fame al Foro Italico di Roma vi è una targa e a Parigi è stato inserito nella Fia Hall il suo nome. All’Eur (quartiere di Roma) è stata intitolata a lui una via (oltre che a Tazio Nuvolari), così come il suo nome è ricordato anche a Sabaudia. Nel 50° anniversario della sua scomparsa le poste italiane gli dedicarono un francobollo e così fecero le poste di San Marino.

Fu veramente l’ultimo pilota italiano che fece sognare molti giovani.

Nessuno come lui

Altri piloti hanno cercato di emularlo. Dal già nominato Eugenio Castellotti a Lorenzo Bandini entrambi scomparsi mentre guidavano un’auto in Formula Uno e che avevano indubbiamente grandi doti.

E poi Michele Alboreto, deceduto in pista il 25 aprile 2001 in Germania durante una prova, Lorenzo Patrese, vincitore di 6 gare mondiali, Giancarlo Fisichella, attualmente pilota in gare Endurance e  Jarno Trulli (nella foto a lato) ultimo italiano a gareggiare in Formula uno.

Tutti, pur vincendo alcuni gran premi e salendo alcune volte sul podio, non sono mai stati in grado di lottare per il primo posto finale.

Il presente è dominato da piloti stranieri, grandissimi sicuramente,  ma che l’immaginario collettivo  lascia nei giovani un po’ di amaro in bocca. La storia e la vita dell’automobilismo è però prodiga di speranze nel futuro.

Dalla Baby Race, un giovane campione italiano bussa alla porta delle vittorie

Ecco quindi che da una scuderia, la Baby Race fondata dal padre, salta fuori un nome nuovo: Alessio Lorandi, un’autentica promessa, vincitore di gare Kart, Campione del mondo della KF Yunior in Bahrain e che oggi, a 20 anni non ancora compiuti, correrà in Formula Tre, anticamera della Formula Uno.

Se il buon giorno si vede dal…..mattino le premesse di vedere al più presto un italiano alla guida, magari di una Ferrari, ci sono tutte.

Alesi  ed altri piloti del recente passato lo hanno definito il nuovo Schumi ed  hanno pronosticato un futuro radioso per Alessio (nella foto a lato).

Noi attendiamo che queste promesse si avverino quanto prima. e poi  il destino e il domani di ognuno ci dirà quanto la vita sarà stata davvero ancora una volta….. una cosa meravigliosa.

 

 

 

 

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