Archivio Storico Ricordi: 200 anni di cultura italiana in rete

archivio-storico-ricordiImportante novità nel web: l’Archivio Storico Ricordi, ovvero 200 anni di cultura musicale e non solo, italiana fa il suo ingresso nella rete.
L’Archivio Storico Ricordi, ospitato presso la Biblioteca Nazionale Braidense in via Brera a Milano, costituisce una delle più importanti raccolte musicali del mondo.

L’Archivio risale al 1808, anno in cui Giovanni Ricordi fondò a Milano la casa editrice musicale omonima e fin da subito iniziò a raccogliere e catalogare la documentazione inerente alla casa editrice: lettere, manoscritti autografi, bozzetti, manifesti.  Un’abitudine quella del fondatore, mantenuta rigorosamente dai suoi successori, per cui l’archivio si è andato via via arricchendosi, formando questo inestimabile patrimonio culturale che ci offre oltre ad un dettagliato ritratto della storia del melodramma italiano, un amplio e profondo sguardo sui diversi aspetti culturali e dello sviluppo industriale di quell’epoca storica, facendosi testimonianza viva dei momenti cruciali della storia italiana del XIX e XX secolo.

La fitta corrispondenza commerciale della Ricordi, che va dal 1888 al 1962, offre uno spaccato sul modo di lavorare e pensare dell’imprenditoria del settore di quei tempi che ha influenzato la storia culturale italiana ed europea.

manifesto-della-bohemeLa casa editrice ha pubblicato le opere dei 5 grandi compositori italiani: Giacomo Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini.  Autori delle opere italiane che costituiscono a tutt’oggi l’ossatura delle opere eseguite nei teatri lirici del mondo, con le poche eccezioni “straniere” rappresentate dalle produzioni melodrammatiche di Wolfgang Amadeus Mozart, Richard Wagner e la celebre Carmen di Georges Bizet.

Nell’Archivio Storico sono conservati gli originali di 23 delle 28 opere composte da Giuseppe Verdi e tutte le composizioni -ad eccezione de “La Rondine” – di Giacomo Puccini.

Nell’ambito della musica sinfonica e da camera troviamo le partiture originali: come quella del “Ciro riconosciuto” del 1744 – fra i documenti più antichi, ai 24 Capricci di Niccolò Paganini, fino alle più moderne composizioni; quella storica del “Canto degli Italiani” ovvero il nostro inno nazionale noto come “Fratelli d’Italia” scritto, com’è noto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847, per continuare con gli autori della “generazione dell’Ottanta: Ottorino Respighi, Gian Francesco Malipeiro, Ildelbrando Pizzetti e Alfredo Casella, ai contemporanei Bruno Maderna, Luigi Nono, Francesco Donatoni.

Da segnalare la produzione delle Officine Grafiche della Ricordi, che non si limitava alle copertine della edizioni musicali e della cartellonistica che accompagnava la divulgazione delle opere liriche.   Infatti, tra la fine dell’800 e i primi del 900, la casa editrice milanese era una delle poche al mondo, in grado di produrre manifesti di grandi dimensioni tanto da ricevere commissioni anche dalla già più progredita America del Nord.  Per cui la Ricordi ha prodotto, con le migliori firme della grafica dell’epoca, pregevoli manifesti pubblicitari liberty per marchi storici come il Bitter Campari, per l’acqua Uliveto, le biciclette Bianchi, i grandi magazzini La Rinascente, il quotidiano “Il Corriere della sera”, fino alla locandina del film “Cabiria” del 1914.

I numeri dell’Archivio e la digitalizzazione

falstaffL’Archivio comprende 3.593 partiture, dalla fine del ‘700 al primo ‘900, delle quali 2.246 autografe, 15mila lettere, oltre 10mila bozzetti e figurini, più di 9mila libretti d’opera, 4mila fotografie e, come abbiamo già visto, i manifesti liberty ideati dalle migliori firme della grafica d’epoca.

Dal 5 dicembre 2016 è iniziato l’inserimento in rete dell’Archivio con la digitalizzazione di 13mila documenti che comprendono bozzetti, figurini, ritratti, disposizioni sceniche, tavole di attrezzeria create per la messinscena delle opere liriche.  Proseguirà nel 2017 con l’immissione nel web delle epistole scambiate tra gli editori Ricordi, i musicisti e librettisti, in totale circa 15mila lettere.  Nel 2018 sarà la volta della digitalizzazione dei manifesti e delle fotografie, e così via fino all’intero inserimento dell’Archivio Storico.

La piattaforma dell’Archivio permetterà di accedere ai documenti attraverso gli indici dei compositori e delle opere, oltre, naturalmente, alla ricerca libera.  I documenti saranno accompagnati delle immagini.  Il link d’accesso è digital.archivioricordi.com

La famiglia Ricordi e il successo della casa editrice

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi

La casa editrice italiana venne fondata a Milano da Giovanni Ricordi. Da subito, benché musicista, volle dedicarsi alla tecnica d’incisione e stampa per il commercio musicale.
Dopo un primo esordio in società con un collega, nel 1808, Giovanni Ricordi decise di lavorare da solo come editore, affiancando questa attività alla copisteria già esistente.
Incentrò il suo impegno su 2 canali produttivi: uno rivolta ai teatri ai quali forniva a noleggio la stampa delle copie delle partiture manoscritte e l’altro rivolto al commercio per il mercato amatoriale.
Da subito Giovanni si dedicò all’Archivio, non solo con la raccolta scrupolosa delle partiture che stampava, ma arricchendolo con l’acquisto di altri archivi, come quello storico del Teatro alla Scala nel 1825.

Nel frattempo nell’azienda Ricordi, era entrato il figlio Tito, su idea del quale la Ricordi fondò il settimanale “La Gazzetta musicale”.
Tito Ricordi seppe continuare l’attività paterna con uguale abilità. Ebbe l’intuito e la fortuna, di comprendere il genio di Giuseppe Verdi che sostenne fin dall’inizio della sua carriera.  Quando poi gli si affiancò il figlio Giulio, la società editrice ebbe grande impulso grazie  al quale superò i confini di Milano estendendosi sia a livello nazionale sia internazionale. Dal 1864 al 1888, infatti, la Ricordi aprì filiali a Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Parigi e Londra.
Sempre nel 1888 la Ricordi aveva acquistato anche la casa editrice musicale “Lucca, rafforzando la sua importanza sul mercato dell’editoria musicale.

giacomo-puccini

Giacomo Puccini

Anche Giulio, rimasto solo nella conduzione dell’azienda dopo la scomparsa del padre Tito nel 1888, ebbe un incontro fatale, oltre alla scoperta di altri talenti musicali, quello con Giacomo Puccini del quale l’editore divenne grande amico.
Con autori come Verdi e Puccini la casa editrice tocco la sua massima fortuna aziendale tra la fine dell’800 e l’inizio dell’900. Nel 1906 Giovanni riuscì ad aprire un’ulteriore filiale a New York e dopo 2 anni festeggiò il secolo di vita della casa editrice di famiglia.

Anche Giulio ebbe un figlio maschio, al quale venne imposto il nome del nonno: Tito, che prese in mano la conduzione della Ricordi, come da tradizione familiare nel 1912, alla morte del padre e che fu l’ultimo amministratore unico della casa editrice decidendo, nel 1919, di cedere il pacchetto di maggioranza della Ricordi e ponendo fine alla straordinaria storia familiare dei suoi predecessori.
La Ricordi continuò a essere una protagonista del mondo editoriale musicale, ma con l’entrata di altri azionisti intraprese un percorso diverso.

Il presente

Bozzetti dei gioielli per la rappresentazione dell'Aida

Bozzetti dei gioielli per la rappresentazione dell’Aida

Nel 1994 la Ricordi diventa di proprietà del gruppo mondiale tedesco. Ne detiene la proprietà fino al 2007, quando la cede all’Universal Music Group, tranne il marchio e il prestigioso Archivio Storico, che sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali, muta da archivio privato aziendale ad Archivio Storico, parte del patrimonio culturale italiano, accessibile agli studiosi del settore.

Dal 5 dicembre 2016 con la progressiva digitalizzazione si giunge al traguardo finale della fruizione pubblica dell’Archivio: aprirsi a un pubblico di ampio respiro, che vada oltre agli addetti ai lavori e agli appassionati, per raggiungere le nuove generazioni.

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