Come salvare l’Archivio Alinari e i suoi dipendenti

L’Alinari di Firenze è la più antica azienda fotografica del mondo, fondata nel 1852 dai fratelli Leopoldo, Giuseppe e Romualdo, è ancora in attività.

Formidabile il suo archivio, che racchiude milioni d’immagini di 200 anni di storia artistica, politica, sociale dell’Italia e non solo: dalle fotografie dei fondatori dell’Unità di Italia allo scatto commemorativo dei partecipanti al G7 della Cultura, svoltosi a Firenze nel 2017. Per non contare i libri (oltre 26mila) e le apparecchiature fotografiche (circa un migliaio), che attraversano la storia dell’immagine.

Ebbene, nonostante il valore indiscutibile di questo patrimonio di testimonianze, conoscenze ed espressioni artistiche, l’Archivio, dopo anni di crisi profonda, corre il pericolo di finire inscatolato nei magazzini del grande caveau, attrezzato per la custodia delle opere d’arte, di Calenzano, fuori Firenze,  costretto com’è a lasciare la sua sede storica entro il 30 giugno 2019, dopo che la stessa Alinari l’ha venduta a una società immobiliare.  In bilico, dunque, anche il lavoro dei suoi oltre 20 dipendenti, tutti altamente specializzati.

Ma a scongiurare il pericolo sia per i lavoratori sia per l’Archivio sembrano essere provvidenziali  gli interventi del Comune di Firenze e della Regione Toscana: il primo vantando un credito considerevole nei confronti dell’Alinari, accumulatosi negli anni in cui il Museo omonimo occupava uno spazio comunale senza pagarne l’affitto; il secondo perché, da tempo, è impegnato nell’acquisto dello stesso Archivio.

Comune e Regione, dunque, insieme, possono compiere l’operazione salvataggio e una volta acquistato il patrimonio archivistico aprire un museo internazionale della fotografia, salvando i posti di lavoro e contribuendo all’ampliamento del già pregiato panorama museale italiano.

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