Massachussetts. 70 anni fa il primo fiocco di neve artificiale

cristallo-di-neve-a-70-anni-dalla-prima-neve-artificialeIl 13 novembre 1946 la prima neve artificiale cade sui Monti Grylock in Massachussetts. Il fenomeno si deve a Vincent Schaefer, chimico e meteorologo della General Electric, autodidatta, ideatore di 14 brevetti, il quale 70 anni fa, a bordo di un aereo “semina” le nuvole con alcuni cristalli di ghiaccio secco e riesce a riprodurre il fenomeno naturale della neve.

La neve è frutto di un meccanismo che inizia nell’atmosfera, più precisamente, dalla quantità di umidità che forma molecole d’acqua sospese nell’aria (vapore d’acqua, in altre parole, acqua in forma di gas).

Quando la temperatura si abbassa le molecole, si raccolgono in piccole particelle – come sali, polveri presenti nell’atmosfera, detti nuclei di condensazione – formando piccole gocce d’acqua. Quando la temperatura dell’aria è sotto a 0 °C, le goccioline d’acqua liquida si congelano in cristalli di ghiaccio.  Man mano che la temperatura diminuisce i cristalli di ghiaccio aumentano la loro massa e per effetto della forza di gravità, iniziano a cadere.

La neve artificiale si produce ricreando il processo naturale. Il cannone sparaneve pompa e nebulizza l’acqua liquida in entrata che si ghiaccia all’istante al contatto con l’aria a diversi gradi sottozero (dai -6 ai 7 °C) formando i cristalli di ghiaccio.

Combinando quindi acqua e aria compressa nelle giuste proporzioni e refrigerando opportunamente è possibile ottenere prima i nuclei di congelamento e poi lo sviluppo del cristallo di neve. In questa miscela s’immette ancora acqua vaporizzata e si ricrea ciò che avviene in natura. Attorno ai nuclei di congelamento si deposita l’acqua e si formano i cristalli di neve, che per effetto della gravità si depositano al suolo. Un cannone per la produzione di neve quindi non fa altro che ripetere più velocemente ciò che avviene in natura.

L’uso della neve artificiale è ormai una prassi delle Alpi e gli effetti collaterali per la flora alpina e l’inquinamento acustico che provocano i cannoni di neve, spingono naturalisti ed imprenditori a ricercare e innovare sistemi di innevamento sostenibile in cui si risparmia acqua ed energia.

Per approfondimenti vi consigliamo la dossier_alpi_gennaio_2013_turismo_capitolo_3

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