Il sapere e l’amicizia: 90 anni di studi polacchi alla Sapienza

Quando si coniuga cultura, rispetto e stima reciproca si originano, da sempre, le relazioni trans-nazionali che permettono ai popoli di conoscersi e crescere insieme; emblematico a questo proposito l’evento Il sapere e l’amicizia in occasione del 90° anniversario dell’istituzione della prima Cattedra di Lingua e letteratura polacca in Sapienza, prima del genere in Italia, e in assoluto primo insegnamento accademico ufficiale dedicato a una nazione/cultura dell’Europa centro-orientale, ad opera di Giovanni Maver, “padre fondatore” della slavistica italiana.

Responsabili scientifici dell’evento, i docenti universitari di lingua e letteratura polacca Luigi Marinelli e
Monika Woźniak.

Durante la suggestiva manifestazione, i partecipanti hanno avuto il privilegio di assistere alla proiezione del documentario Amare quello che si fa e fare quello che si ama. Una conversazione con Sante Graciotti di Luigi Marinelli, regia e montaggio di Cristian Scardigno (produz. Istituto Polacco di Roma).

Un’eccezionale storia di casualità intellettuale ed emozionale articolata in virtù di una mirabile mente e di un’anima leggera e profonda. Si racconta divertito Sante Graciotti, all’illustre età di 96 anni, decano di Filologia slava, “figlio di tanti padri” come si descrive durante l’amichevole colloquio con Marinelli; nessuno è competente nel parlare di se stesso afferma Graciotti, mentre assistiamo a quest’intervista sui generis poiché ha come protagonisti, intervistatore e intervistato, due dei massimi studiosi della cultura, lingua e letteratura polacca e del mondo slavo.

Che cosa ha di tanto peculiare questo documentario? Perché rimaniamo incantati ad ascoltare parole e immagini che scorrono in maniera dolcemente rigorosa, offrendoci l’impressione di appartenere a quel mondo composto di saperi, umanità, ironia e schietta devozione per la cultura in senso lato? Proprio questo. La capacità di comunicare e trasmettere alle giovani generazioni e meno giovani, il senso primo e ultimo della cultura, intesa come patrimonio inalienabile dell’essere umano e offrire così  la possibilità di costruirsi un proprio percorso di vita con soddisfazione e gratitudine verso chi ha contribuito a farci diventare ciò che siamo.

Prendiamo a prestito le parole di Herman Hesse per illustrare tale concetto: “ … la ricerca della – cultura-, cioè di un perfezionamento intellettuale e spirituale, non è un faticoso cammino verso una meta ben precisa, ma è invece un fortificante e benefico allargamento della nostra coscienza, un arricchirsi delle potenzialità di vita e di gioia”.

L’analisi delle personalità che più hanno influenzato la carriera formativo-professionale di Sante Graciotti, non esclude aneddoti personali e quell’”elemento” fondamentale senza la quale la sua vita sarebbe stata incompleta: la moglie, docente anch’essa di slavistica e sua ex allieva.

Il registra Scardigno filma la narrazione con discrezione e accuratezza, un “educational doc” che potrebbe essere un apripista per una serie documentale dallo stesso titolo “Ama quello che fai e fai quello che ama”, consiglio che Graciotti regala ai giovani e giovanissimi.

Ciò che più fa riflettere,  guardando l’intervista e assistendo agli interventi in onore della “festa” (come viene definita dal prof Marinelli) per i primi 90 anni della Cattedra di lingua e letteratura polacca in Italia, è come grazie alla continua sana contaminazione tra popoli, sospinta dalla profonda curiosità intellettuale ed umana, sia l’individuo sia la collettività crescono in modo benefico e come l’Europa sia terra di radici comuni, che non vanno disperse, ma nutrite.

Nell’introduzione del catalogo Il sapere e l’amicizia, a cura di Alesandra Mura, infatti, Luigi Marinelli:

“… Io non credo sia per caso, né per particolari meriti personali che oggi io ricopra la carica di direttore di un Dipartimento* (Studi europei, americani e interculturali.  ndr), che ha un tale nome. È la lunga durata di una linea di integrazione e fruttuosissimo scambio fra discipline linguistiche, filologiche, letterarie diverse che ci ha portato fin qui: “Giovanni Maver si era laureato a Vienna in filologia romanza; la prima formazione di Sante Graciotti alla Cattolica di Milano era stata italianistica; Pietro Marchesani (illustre polonista, ndr) si era laureato in letteratura francese; il sottoscritto forse l’unico “specialista” di loro con una laurea fiorentina in Lingua e Letteratura polacca con Anton Maria Raffo, si era però orientato sui rapporti intersali e slavo-romanzi, coltivando poi nei suoi corsi e nelle sue pubblicazioni la massima apertura comparatistica e teorico-metodologica”.

Cosè dicasi pure delll’altra attuale docente di Lingua e letteratura polacca alal Spienza, Monika Woźniak, laureatasi in Polonia sia in italianistica che in poloistica e impegnata in campi “trasversali” come traduzione, letteratura per ragazzi e multimedialità”.

Sempre Marinelli, evoca le  parole del Maestro e vero Amico Graciotti sull’Europa: “è un’unità che bisogna scoprire nelle sue radici comuni e (…) che deve costruire quotidianamente attraverso quei legami che il sapere l’amicizia sanno creare“.

 

Fotografie dall’alto: Giovanni Maver, fondatore della slavistica italiana; Sante Graciotti, decano di slavistica; Luigi Marinelli, professore di lingua e letteratura polacca e direttore del *Dipartimento di Studi europei, americani e interculturali in Sapienza di Roma

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