Il polpastrello bionico fa ri-scoprire il tatto

Dito RoboticoRestituire il tatto al polpastrello. Attraverso un dito bionico si potranno realizzare, in un futuro prossimo, nuove neuroprotesi in grado di restituire agli amputati il senso del tatto. È il frutto della ricerca condotta da Calogero Oddo (che ne è anche il coordinatore) e Silvestro Micera dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con Henrik Jorntell della Facoltà di Medicina della svedese Lund University, pubblicata sulla rivista Scientific Reports.

Con la realizzazione di un dito bionico, spiega Calogero Oddo, i ricercatori sono riusciti a generare “sensazioni tattili artificiali” riproducendo il comportamento dei recettori nervosi che si trovano sui polpastrelli. Come si legge nella pubblicazione “l’analisi della risposta a questi stimoli da parte della corteccia cerebrale somatosensoriale – la corteccia cerebrale specializzata anche nell’elaborazione degli impulsi tattili – hanno rivelato come i neuroni elaborino i segnali tattili provenienti dalla periferia del corpo per rappresentare nel nostro cervello l’interazione con il mondo esterno”.

Nel 2016 il dito robotico è stato attivato per la prima volta sul moncone di un uomo danese che aveva perso la mano per un incidente stradale: attraverso il polpastrello artificiale, connesso agli elettrodi impiantati nel braccio, l’uomo è riuscito a percepire le caratteristiche dell’oggetto afferrato.

La scoperta, utile anche per la comprensione della genesi delle malattie neurologiche, con la collaborazione dell’Inail sarà incorporata nella nuova generazione di arti robotici sensibili, in grado di svolgere attività complesse anche nel campo della robotica chirurgica, di soccorso, di servizio e industriale.

La ricerca rientra nell’ambito del Progetto italo-svedese SensBrain e del Progetto HandBot, Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN).  È stata realizzata grazie ai finanziamenti del Ministero degli Affari Esteri, della MAECI (Cooperazione Internazionale), del MIUR e della Commissione europea con i progetti NanoBio Touch e NEBIAS.

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