Benefici sociali e vantaggi economici. Il nuovo modo di fare impresa

Si è conclusa la prima fase di selezione della II edizione del Concorso Storie di Economia Circolare. La votazione on line (terminata il 30 settembre 2019), ha portato alla fase finale 5 storie per le 5 categorie in gara.

Sono storie emblematiche che mettono in risalto i vantaggi dell’economia circolare e che, oltre a risolvere i problemi che derivano dal tradizionale modello lineare – estrazione risorse, produzione, consumo e rifiuto – ormai insostenibile per l’ambiente, sono intrinseche di benefici sociali e vantaggi economici. Testimonianze di un nuovo modo di lavorare che produce lavoro e, immaginiamo, fonte d’ispirazione.   Implicito in tutte le realtà riportate di seguito l’inclusività, che comporta giustizia e, quindi, pace sociale.

Come accade con Sartoria Migrante, il laboratorio dell’Associazione milanese Connecting Cultures , che riunisce designer, falegnami e sarti provenienti da tutto il mondo. Il progetto, che ha destato l’approvazione generale del pubblico votante, si chiama Please Sit, una linea formata da 21 vecchie sedie alle quali è stata data nuova vita.

Please sit! Il pezzo unico d’arredamento

Un’iniziativa concreta ma con un forte senso simbolico.  Please sit: “Un invito a sedersi, il primo gesto d’accoglienza quando qualcuno arriva in casa” spiega Chiara Lattuada, coordinatrice del progetto e project manager dell’associazione milanese, al sito di Storie di Economia Circolare, dove è descritto il progetto.

Attraverso una call sono state recuperate 21 vecchie sedie poi rigenerate grazie alla reinterpretazione  della designer Denise Bonopace ai  falegnami che le hanno aggiustate e ai sarti che le hanno rivestite.  Ogni sedia “è dotata di un passaporto che descrive la sedia e i suoi autori”.  Oltre alla Connecting Cultures, sono stati impegnati nell’impresa i giovani artigiani di Bottega di Quartiere e Sartoria Migrante alla sua prima performance. Mentre tra chi ha creduto nell’idea e ha provveduto ai finanziamenti, sfila anzitutto la Fondazione Cariplo, seguita da Manteco e COM.I.STRA – entrambe del distretto di Prato – che hanno offerto i materiali tessili per la copertura delle sedie.

La collezione è stata presentata nel corso della manifestazione internazionale Milano Design Week. Il Corriere della Sera ha definito le sedie “pezzi unici da collezione”.  Il modello Mirab messo all’asta attraverso il sito charitystars.com dalla Connecting Cultures è stata venduto nell’arco di 7 giorni al prezzo di 150 euro: il valore commerciale è di 480 euro.

Edilizia sostenibile: sapere antico, innovazione,  cantieri aperti e socialità trasversale

L’edilizia ha un forte impatto ambientale: per ridurlo l’architettura si rivolge sempre più spesso ai materiali naturali come bambù, pietra, paglia, terra e legno. Questo fa anche BAG (Beyond Architecture Group), lo studio di progettazione romano fondato nel 2009 da Paolo Robazza, che sperimenta tecniche innovative e all’interno dei propri cantieri organizza workshop internazionali, duranti i quali si può partecipare ai lavori di costruzione. Un modo per trasformare “uno spazio privato in un momento di condivisione” che si fa “ricerca, apprendimento e apertura all’architettura sperimentale”.

La prima esperienza dello studio  nasce dalla situazione di emergenza abitativa causata dal terremoto dell’Aquila: sono stati gli architetti della BAG che con gli abitanti di Pescomaggiore ad edificare il Villaggio EVA: autocostruito ed ecocompatibile.

Gli abitanti del borgo abruzzese, per le lungaggini burocratiche, rischiavano di rimanere nelle tende o abbandonare il territorio; allora hanno costituito un comitato e autofinanziandosi, su progetto di  Paolo Robazza e Fabrizio Savini del BAG studio e con l’assistenza tecnica dell’esperto in bioarchitettura  Caleb Murray Burdeau,  sui terreni concessi in comitato d’uso da alcuni compaesani e a pochi centinaia di metri dal paese hanno costruito il villaggio: bilocali e trilocali low cost, a basso impatto ambientale e, naturalmente, nel rispetto delle norme anti-sismiche ed edili.

La tecnologia costruttiva ha previsto l´utilizzo di una struttura in legno portante e tamponatura in balle di paglia.  L’uso della paglia in quella zona dell’Abruzzo, oltre ad avere una sua specifica tradizione, s’integra nel paesaggio e risponde in pieno ai criteri dell’economia circolare, fornita com’è dalle balle di paglia dei campi di cereali circostanti. L’innovazione dunque si sposa con gli antichi saperi, e ancora una volta emerge la socialità trasversale dei progetti sostenibili: ai “cantieri aperti” si somma il passaggio delle tradizioni artigianali da una generazione all’altra.

Una seconda esperienza professionale, questa volta realizzata a Roma, ha permesso alla BAG di dimostrare come l’edilizia sostenibile, con i suoi materiali  naturali e di riciclo, sia attuabile anche in un contesto urbano.

La casa costruita nel quartiere Quadraro di Roma nel 2012 è stata realizzata con la stessa tecnologia costruttiva usata in Abruzzo: struttura in telaio di legno e tamponatura in balle di paglia, con l’intonaco, dato direttamente sulla paglia, composto da frammenti in laterizio frantumato, grassello di calce e sabbia. Anche in questo caso c’è il ritorno alle tradizioni: la mistura dell’intonaco si rifà alla tecnologia dell’antica Roma, quando già si conosceva la sua capacità di impermeabilizzare i muri lasciandoli però traspirare e, aggiungono gli architetti della BAG, di proteggere le balle di paglia dagli agenti atmosferici rendendo la struttura resistente al fuoco per 90’ a 1100° C.

Anche  all’interno del cantiere romano è stato organizzato un programma formativo denominato Quadraro Workshop Series.

La realizzazione di un sogno

Con legno interamente riciclato – ricavato da pallet e vecchi mobili che trova girando per la città, Sait  nel suo laboratorio di falegnameria DAY, appena aperto nel Villaggio Globale a Roma, recupera i ricordi della sua infanzia e rende felici altri bambini, costruendo a mano giocattoli.  Da piccolo Sait non ne aveva e, quindi, s’ingegnava costruendoseli da solo, imparando dal padre che aveva gli attrezzi. Guardava e imparava sempre di più, fino a costruire giocattoli per i bambini dell’intero villaggio che ricambiavano con delle uova. Una volta diventato padre in un garage ha ripreso a costruire i giocattoli per i figli.

Sait Dursun ha lasciato il Kurdistan (nella parte turca), dove è nato, all’età di 16 anni. Arriva in Italia ma vorrebbe andare in Austria. Riesce a raggiungerla ma viene espulso perché clandestino e, quindi, torna a Roma dove spera di costruirsi una vita stabile e sicura nel rispetto della propria identità curda.  Accolto nei centri di accoglienza Said impara l’italiano e funge spesso da interprete. Lo fa  per molti anni, poi lavora nell’edilizia e, oggi dopo quasi 20 anni, è riuscito a realizzare il suo sogno: fabbricare giocattoli.

DAY, il nome del laboratorio di Sait, è formato dalle iniziali dei nomi dei suoi 3 figli.  Vi costruisce giocattoli per i più piccoli, realizzati in legno i cui pezzi sono assemblati da piccoli chiodi che Sait vuole sostituire con chiodi di legno per rendere i pezzi completamente ecologici. Ma il suo programma non si esaurisce con la produzione e vendita dei giocattoli, il prossimo passo è quello di organizzare corsi per i più piccoli per insegnare loro la sua arte, affinché “apprendano fiducia nelle loro capacità”, come ha dichiarato in una recente intervista.

L’ultima fase

Sul sito Storie di Economia Circolare si possono leggere tutte le altre storie votate dal pubblico: 5 per ciascuna delle 5 categorie.  Il prossimo 1° novembre sarà pubblicato l’elenco completo dei finalisti, cui si aggiungeranno i finalisti ripescati dalla Giuria di Qualità. I 5 vincitori saranno eletti secondo la valutazione basata sia sul voto online del pubblico, sia sulla valutazione della Giuria Tecnica e del Comitato Scientifico.

La premiazione dei vincitori avverrà il 12 dicembre 2019.

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