Violenza sessuale. Alleva corvi e ti porteranno via gli occhi

Avere ottimi voti e stuprare una compagna; avere ottimi voti a scuola, provenire da una “buona” famiglia, andare poi in un ottimo college e stuprare una compagna, filmandosi nell’atto della violenza. Un autentico percorso di formazione per un sociopatico narcisista di successo.

La sentenza del giudice del tribunale di famiglia del New Jersey, James Troiano, suscita un mare tossico di emozioni: rabbia, paura, tristezza, impotenza.  Di che cosa stiamo parlando? Di una derubricazione del reato violenza sessuale ad abuso, tra le cui motivazioni, vengono addebitati tali fattori: i ragazzi si conoscevano e inoltre lui è un bravo ragazzo, ha buoni voti e una condanna pregiudicherebbe la sua ammissione non solo ad un college qualsiasi, ma ad un ottimo college.
Il giornalista del New York Times,  Luis Ferré-Sadurní riporta quanto segue: “Il ragazzo si è filmato mentre la penetrava da dietro, il busto scoperto, la testa penzoloni, ha detto il procuratore. In seguito ha condiviso il video del cellulare tra amici, hanno detto gli investigatori, e ha inviato un messaggio che diceva “Quando la prima volta che hai fatto sesso è stato stupro“. Ma un giudice del tribunale di famiglia ha detto che non era uno stupro. Invece, si chiedeva ad alta voce se si trattasse di violenza sessuale, definendo lo stupro come qualcosa riservato ad un attacco con fucili sotto la minaccia di estranei”. I pubblici ministeri, secondo il giudice, avrebbero dovuto spiegare alla ragazza e alla sua famiglia che le accuse penali avrebbero distrutto la vita del ragazzo.
Il caso ora  proseguirà nel grado di appello in mano al Gran Giurì  che ha anche la facoltà di decidere di trattare il ragazzo come adulto rispetto alla gravità del reato e non come minore, come risponderebbe alla sua età (16 anni).
Il giornalista Sadurní ricorda, come nello stato del New Jersey, non sia un caso isolato ma ci siano stati altre sentenze di questo tipo.
Chi crede nello Stato di diritto, nella triplice divisione dei poteri su cui si base l’organizzazione di una comunità: esecutivo, legislativo e giudiziario, base di ogni società democratica, si sente perso e disorientato rispetto a questi avvenimenti da una parte, ma dall’altra non fa che rafforzare la sua idea di ricerca di giustizia che in questo caso, ci si augura possa avvenire nel grado di appello.
La sentenza in oggetto porta con sé oltre all’ingiustizia giudicante, un forte messaggio di violenza, di aggressività, di lascivo permissivismo in cui la posizione sociale, la conoscenza scolastica (che non ha niente a che vedere con la competenza umana) sono elevate a motivazione di derubricazione di un reato odioso ed incivile. Un messaggio devastante, un gesto che porta nutrimento alla crescita di piccoli mostri che diventando adulti mangeranno i loro padri.
Che l’incultura sessista faccia da sfondo a questi avvenimenti di abietta impunità è banale, quanto ancora necessario evidenziarlo. In un recente film italiano con un cast di attori, di tutto rispetto, uno dei protagonisti dice: “Ti ricordi M.. quante ne ha castigate al liceo? Sembra irrisorio, sottolineare tale battuta, ma anche dalle più innocenti e scontate espressioni, si alimentano inconsapevolmente falde represse di accanimento di genere che fuoriescono nei modi più brutali e repentini.

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