Il valzer delle panchine sui campi di calcio

Allenatori“E’ il tempo di ballare con….. le stelle”, direte voi, invece no, sono gli allenatori che ballano da una panchina all’altra. Ed anche se il campionato di calcio sta per finire ci sono stati, come ogni anno, “salti” di panchine a non finire.

Indubbiamente se parliamo di musica, e principalmente di valzer, i nostri allenatori sono dei veri professionisti e degli ottimi ballerini. Quel che fa maggiormente pensare è il perché, da un anno all’altro, un tecnico viene giudicato prima un fenomeno e poi un incompetente.

L’ultimo esempio da studiare è il caso di Claudio Ranieri che con il suo Leicester ha compiuto un autentico e miracoloso capolavoro per poi, a distanza di pochi mesi, essere licenziato e fatto cadere nella …polvere. Il detto: “dalle stelle alle …stalle” calza a pennello, ma è poi una cosa logica, se non si ottengono risultati, cancellare tutto ciò che di buono si è fatto in precedenza?

Nella sua lunga carriera il buon Claudio Ranieri aveva già dovuto subire qualche licenziamento ingiusto, ma da quel signore che è, non aveva mai, per così dire, sbattuto la porta e fatto accese conferenze stampa. E così è stato anche questa volta. Il lasciare Leicester in punti di piedi, ma con in tasca la qualifica di miglior allenatore dell’anno, sicuramente non gli ha fatto piacere ma con il suo comportamento ha voluto sottolineare come il dare tanto non sempre basta per conservare il posto.

Poi ci sono allenatori che non riescono ad avere facili contatti con i presidenti, e sono esonerati al primo starnuto. Un’importanza non indifferente hanno, in tale frangente, i giocatori, o meglio coloro che fanno il bello ed il cattivo tempo negli spogliatoi. Così come la “rottamazione” di un tecnico talvolta parte anche dai giornali. Se in occasione di qualche intervista l’allenatore, appena assunto, va fuori dal seminato, a giudizio del giornalista, parte già con un handicap.

Non tutti sono Mourinho che si fa muto quando lo ritiene giusto ed invece straparla per voluta e personale convenienza.

Quando un uomo di calcio decide di iniziare la carriera di allenatore deve mettere in preventivo la veridicità di tanti detti, quali: “ Solo chi cade può rialzarsi, mai dire mai, né, mai dire per sempre”ma soprattutto deve trincerarsi, dietro la famosa frase che disse colui che cadde dall’albero: “Intanto volevo scendere!”

Poi ci sono presidenti “mangia” allenatori, e l’esempio più lampante è Zamparini che nel lungo governo del suo Palermo, ha fatto fuori più tecnici che cannoli e canditi siciliani!

Che dire di Pioli, che alla Lazio fece molto bene per un anno, poi lasciò la squadra improvvisamente, ripartì con l’Inter e in poco tempo sembrò rimettere in sesto quell’undici molto incostante. Ora però sembra non riuscire più a governare nemmeno questa squadra poco equilibrata anche se composta da tanti buoni elementi.

Questi tecnici è come se salissero su di un’altalena e finché i risultati arrivano sono apprezzati per le loro scelte, i loro schemi e le loro impostazioni tattiche, ma come la spinta rallenta e “mancano” alcuni traguardi, ritornano, per così dire sulla terra, e la loro sostituzione non è più evitabile.

Ne sa qualcosa Zeman, fautore della scelta perenne: prima di tutto attaccare e poi prendere meno gol possibili. Non sempre però coloro che fanno giocare bene le squadre composte di elementi non accreditati sul mercato, hanno a loro volta molto mercato, vedi Donadoni, Gasperini ed altri e, proprio per quest’ultimo il grande palcoscenico di S.Siro è stato molto amaro.

Fanno storia a sé, Conte, Mourinho, Ancellotti, Mancini e Guardiola, che dopo aver vinto quanto era possibile, hanno scelto di lasciare la loro squadra vincente per trovare e provare altri stimoli e diventare “profeti” in altre nazioni. Indubbiamente sono bravi e riescono ad infondere nei giocatori le proprie idee ed i loro schemi tecnici e tattici.

Le acque già si stanno muovendo. I nomi di molti allenatori occupano le prime pagine dei giornali sportivi, ci sono lusinghe che vengono dalla Cina, dal Giappone e dall’America, il mercato è in piena evoluzione, ma vale proprio la pena, dopo aver ceduto le società  privarsi anche di allenatori preparati e che molti club ci invidiano?

 

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